La ciurma dei “guardiani della rivoluzione”. I misfatti. La narrazione e i falsi. Le minacce violente e gli scopi (2)

Con questa mia “rassegna stampa ragionata” tento di recuperare sintesi, analisi e riflessioni sullo spettacolo indecoroso dalla ciurma (di cui ho parlato nell’articolo precedente), che ha scattenato la “querelle” sul libro del Papa emerito e del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti “Des profondeurs de nos cœurs” (tradotto letteralmente: Dalle profondità di nostri cuori):

Prima di pranzo proseguo con la segnalazione di articoli utile alla metacognizione, riportando il testo che mi ha inviato questa mattina l’amico Renato Farina.

A margine, vorrei menzionare che in vari contributi e commenti, è stato osservato, che in questa operazione editoriale sono commessi comunque gravi errori (e che non sono la colpa delle due firme ma di chi l’ha gestita e avrebbe dovuto vigilare).
Un amico attento osservatore, in un messaggio privato, rileva come errore di non poco conto, che la versione italiana non è stata pubblicata in contemporanea con le altre versioni.


Gli anti-papisti scatenati
Trattano Ratzinger come rimbambito
Scherzi da preti
Pensano di trattare Ratzinger come un vecchio rimbambito
Per delegittimarlo, i giornali inventano la truffa, subito smentita, ai danni del Papa emerito. Tutto per sostenere il sogno dei sacerdoti sposati già bocciato da Francesco
di Renato Farina
Libero, 15 gennaio 2019

Guerra navale in Vaticano, dove la parte del commando di sabotatori l’hanno fatta i giomaloni italiani, mobilitati dagli impauriti chierici delle sacre stanze. Stavolta di tutte! Sia di quelle abitate a Santa Marta da Francesco e dai suoi fidi, sia delle altre, site a qualche centinaio di metri nel monastero dove prega e studia Benedetto XVI. Per scatenare le due notti degli imbrogli e dei sotterfugi, è bastato che il papa (emerito) Ratzinger e il cardinale a lui più vicino, il guineano Robert Sarah, difendessero l’idea che preti e matrimonio sono incompatibili, una tesi francamente non proprio eversiva, e piuttosto radicata nel popolo. Ed è successo di tutto. Nessuno ha osato argomentare sui contenuti. Tutto ha ruotato e ruota intorno a questa domanda: ma allora ha scritto o no Benedetto XVI quelle pagine così accorate nel difendere il celibato dei preti, facendolo coincidere come una conseguenza intangibile del mistero cristiano? Ieri trionfalmente La Stampa, il Corriere e Repubblica avevano annunciato che non era roba sua, gli avevano portato via fogli sparsi, non sapeva che ne sarebbe nato un libro. Insomma, era stata una pia frode ai danni di un vecchio senza forze, da parte di un cardinale furbastro e cospiratore.
E PROPRIO LUI
Ora siamo in grado – sentite le opportune primarie fonti – di confermare: ha scritto lui stesso, Joseph Ratzinger, Papa emerito, con la sua grafia minuta, la parte centrale del libro in vendita oggi in Francia, dal titolo «Dalle profondità dei nostri cuori», e firmato anche dal cardinale Robert Sarah. La seconda edizione presso Fayard, e la prima edizione italiana che uscirà a fine mese da Cantagalli (Siena), invece di una doppia intestazione avrà questa singolare copertina: «Robert Sarah con la collaborazione di Benedetto XVI». E i quattro capitoli saranno firmati un po’ dall’uno e un po’ dall’altro. Ma a mostrare che non esiste alcuna ritrattazione, o una presa di distanza dalla formula che ha scandalizzato tanti: «Non possiamo tacere», i contributi del cardinale africano saranno accompagnati da una formula del tipo: «Letto e approvato da Benedetto XVI». Insomma, il giallo si è scolorito. Era stato il segretario e primo collaboratore di Benedetto, l’arcivescovo Georg Gänswein, a dover far fronte alle rimostranze dei collaboratori stretti di Bergoglio, tra cui c’è lo stesso segretario, il quale è anche prefetto della Casa pontificia, anello di congiunzione discreto ed efficace tra l’emerito e il regnante. Cosa che stavolta non aveva funzionato. E così ecco la scelta di lasciar trasparire presso i suoi alti interlocutori e di conseguenza alla stampa vicina a Santa Marta il malcontento. Così dal monastero è stata fatta filtrare in forma ufficiosa l’idea che Benedetto non sapesse che il suo saggio sarebbe finito in un volume, oltretutto reclamizzato in quel modo. Voleva evitare al Papa l’intenzione infame di voler attaccare Francesco, cambiando argomento e così smontando il sospetto di intenzioni scismatiche in quella meno grave di equivoco o al limite di pasticcio. La sua tutela del Papa emerito è stata gonfiata però con malizia, si è trasformata prima in un giallo, poi in una specie di truffa. Ma se uno sta in Vaticano capirebbe perché ha cercato di stornare la tempesta, a costo di rompere qualche vetro. Il caso emblematico è stata la prima pagina di Repubblica di lunedì. È il quotidiano letto dal Papa regnante e su cui scrive l’amico Scalfari. Il titolo di prima pagina diceva: «Lo schiaffo di Ratzinger (sottinteso ma non tanto: a Bergoglio). Non c’entrava nulla con l’articolo di Jean-Marie Guénois, preso e tradotto dal Figaro, dove si sosteneva che era con ogni evidenza una forma di «leale e filiale» collaborazione al Pontefice.
LE LETTERE
E così ecco la mezza smentita, onde far diga all’onda anomala e inaudita di un mite e inerme Ratzinger che si mette a dar cazzotti al robusto e manesco Papa Francesco, come Filippo il Bello ad Anagni. Se concedi un dito al lupo, quello ti mangia il braccio. E la presa di distanza è stata trasformata in rinnegamento. Ieri mattina il cardinal Sarah, d’accordo con Ratzinger e lo stesso Gänswein, ha reso note le lettere in italiano con le quali Benedetto XVI autorizzava la pubblicazione del suo saggio e si riconosceva ed elogiava gli scritti del porporato guineano, consentendo la pubblicazione insieme «nella forma da Lei prevista». Gänswein ha confermato: «Non una virgola è stata modificata, il suo testo è al 100 per cento scritto da lui». Ma ha specificato: «Non è il libro scritto a quattro mani con il papa Benedetto XVI, ma è un libro con un contributo del Papa emerito». Lana caprina… Ora si dice, e lo scrive saggiamente Andrea Tomielli, direttore editoriale dei media vaticani, che lo stesso Francesco è per il celibato ecclesiastico obbligatorio. Non gliel’ha spifferato in un orecchio. È un dato pubblico. E per dimostrarlo Tomielli su vaticannews.va ricorda che papa Bergoglio in una conferenza stampa aerea citò questa frase di Paolo VI che lui stesso ha canonizzato: «Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato». Ma allora perché tanto rumore? E persino ira da parte di molti teste d’uovo ecclesiastiche o para-ecclesiastiche? Ovvio che la potenza di testimonianza personale e di dottrina dei due «vescovi teologi» ha guastato i sogni di quell’ala cosiddetta progressista che confidava (e tuttora confida) nella esortazione apostolica che Francesco sta scrivendo sul Sinodo dell’Amazzonia per introdurre la classica eccezione che sarebbe una specie di seconda breccia di Porta Pia.
CADE LA MASCHERA
Di certo un risultato amaro lo si è ottenuto. Veder cadere la maschera dell’oggettività fasulla a tanti cronisti i quali hanno pigiato il tasto di un siluro per affondare il Papa emerito e il cardinale forse a lui più vicino, Robert Sarah. Hanno dipinto Benedetto XVI come un vecchio facile da circuire, e Sarah come un manipolatore. Hanno dato voce a due vescovi siciliani per contrapporre il loro augusto parere a quello di Benedetto, e lo hanno trattato rispettosamente come uno da interdire. E costringere, tramite opportuni articoli del codice di diritto canonico al silenzio, come spiegato a Repubblica dallo zelante arcivescovo Marchetti. Invece che Papa emerito, Papa maschera di ferro. La guerra non ha fatto per fortuna nessun morto, ma a restare ferita è stata la buona fede.

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