Papa Francesco chiede tutela per opere cattoliche in Eritrea ed Etiopia

Mentre Etiopia ed Eritrea ‘hanno vissuto purtroppo anni di guerra, le Chiese di queste nazioni pur nella loro distinzione di giurisdizione hanno mantenuto una profonda unità’: lo ha ricordato il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nel saluto rivolto all’inizio dell’udienza a papa Francesco, al quale ha chiesto ‘di benedire il cammino di pace e di riconciliazione tra i popoli’.

Al contempo il porporato ha auspicato che “il percorso formativo degli studenti sappia affiancare alle nozioni la crescita nella sapienza del cuore necessaria ai pastori della Chiesa”, esprimendo parole di “speranza per coloro che si sono messi in cammino e per i molti altri giovani dell’Etiopia e dell’Eritrea, perché possano crescere vedendo rispettato il loro sogno di bene e la loro libertà religiosa in tutti i suoi aspetti”.

Ad accomunare il clero cattolico delle due nazioni è stata in particolare la riflessione «su alcune tematiche, quali per esempio l’aggiornamento e la riforma liturgica: ne sono testimoni i vescovi delle due metropolie ‘sui iuris’ convenuti a Roma per le celebrazioni centenarie: “Alcuni dei loro sacerdoti studenti hanno vissuto proprio nel Pontificio collegio etiopico (Pce), fianco a fianco, pregando e celebrando insieme, chiedendo certamente il dono di quella pace che è dono di Dio e che di recente gli uomini hanno saputo accogliere”.

Il card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, ha sottolineato come le tombe dei santi Pietro e Paolo siano state sempre “meta di pellegrinaggio preferenziale per i cristiani dell’Etiopia e dell’Eritrea. Fin dal XIV secolo i sommi Pontefici li hanno sempre accolti con benevolenza, offrendo loro un ospizio e la chiesa di Santo Stefano dei Mori per le loro funzioni religiose… Seguendo le orme dei nostri padri siamo venuti anche noi oggi come pellegrini dall’Etiopia e dall’Eritrea per venerare le tombe dei santi Pietro e Paolo e vogliamo ringraziare Vostra Santità per averci accolti”.

Papa Francesco ha ripercorso brevemente la storia del Pontificio collegio etiopico: “La presenza etiopica entro le Mura Vaticane, dapprima della chiesa e dell’ospizio dei pellegrini, e da cento anni del Collegio, ci riconduce ad una parola: accoglienza. Presso la tomba dell’Apostolo Pietro hanno lungo i secoli trovato casa e ospitalità i figli di popoli lontani geograficamente da Roma, ma così vicini alla fede degli Apostoli nel professare Gesù Cristo Salvatore”.

Ricollegandosi alle parole del monaco Tesfa Sion, Pietro l’Etiope, papa Francesco ha sottolineato la ricchezza spirituale delle due Nazioni: “Voi sacerdoti studenti, provenienti dall’Etiopia e dall’Eritrea, due Chiese unite dalla medesima tradizione, portate anche oggi in mezzo a noi la ricchezza della storia delle vostre terre, con le antiche tradizioni, la convivenza tra uomini e donne appartenenti alla religione ebraica e a quella islamica, oltre che insieme ai numerosi fratelli della Chiesa Ortodossa Tewahedo”.

Poi ha chiesto che i  recenti avvenimenti possano tracciare un nuovo avvenire per gli abitanti: “Incontrandovi, penso a tanti vostri fratelli e sorelle dell’Etiopia e dell’Eritrea, la cui vita è segnata dalla povertà, e fino a pochi mesi fa dalla guerra fratricida, per la cui conclusione ringraziamo il Signore e chi nei due Paesi si è impegnato in prima persona.

Prego sempre che si faccia tesoro degli anni di dolore vissuti da ambo le parti, e che non si cada più in divisioni tra etnie e tra Paesi dalle comuni radici. Voi sacerdoti, possiate sempre essere artefici di relazioni buone, costruttori di pace.

Possiate educare a coltivare questo dono di Dio i fedeli che vi saranno affidati, medicando le ferite interiori ed esteriori che incontrerete e cercando di aiutare i percorsi di riconciliazione, per il futuro dei bambini e dei giovani delle vostre terre”.

E li ha invitati a continuare nello ‘slancio missionario’: “Si può fare ancora molto, e meglio, sia in patria che all’estero, mettendo a frutto gli anni di studio e permanenza in Roma, in un servizio umile e generoso, sempre sulla base dell’unione col Signore, al quale cui abbiamo donato l’intera nostra esistenza.

Vi incoraggio a custodire la preziosa tradizione ecclesiale, sempre unita allo slancio missionario. Auspico anche che alla Chiesa Cattolica nelle vostre Nazioni sia garantita la libertà di servire il bene comune, sia consentendo a voi studenti di compiere gli studi a Roma o altrove, sia tutelando le istituzioni educative, sanitarie ed assistenziali, nella certezza che i Pastori e i fedeli desiderano insieme a tutti gli altri contribuire al bene e alla prosperità delle vostre Nazioni”.

Ringraziando dell’incontro li ha affidati alla Madre di Dio: “Come figli delle Chiese di Etiopia e di Eritrea, amate tanto la Santa Madre di Dio, Maria Santissima. Voi infatti vi definite ‘Resta Maryam’, feudo, proprietà di Maria, e nel ricordo liturgico mensile del ‘Kidana Mehrat’ (Patto di Misericordia) sapete di poter affidare alla sua intercessione ogni preghiera, ogni supplica. Vi chiedo, in quel ricordo, di avere sempre una preghiera anche per me e per le mie intenzioni”.

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