A Breslavia l’accoglienza è fondamentale

“In settembre abbiamo vissuto una nuova tappa del nostro ‘cammino di fiducia sulla terra’ a Città del Capo. Il Sudafrica è un paese grande e bello; 25 anni fa ha mostrato al mondo la forza della protesta contro l’apartheid e di un percorso di transizione non violenta, anche se ancora oggi il paese è segnato da profonde divisioni fra i gruppi etnici”: così ha scritto frére Alois nella lettera d’invito ai giovani a Breslavia.

Ed ha parlato di un avvenimento grandioso: “In questo contesto è stato un grande segno che 1000 famiglie abbiano aperto le loro porte per accogliere i giovani. Questi giovani si sono messi in cammino per incontrare cristiani di altre provenienze etniche o confessionali. Anche noi, come loro, possiamo trovare il coraggio di andare verso gli altri e di accogliere l’altro, ovunque viviamo!”

Così nel secondo giorno di incontro con i giovani frère Alois è ritornato a raccontare questo incontro in Sudafrica: “Stasera vorrei dire alcune parole su un recente evento nel nostro pellegrinaggio di fiducia: un incontro di giovani a Città del Capo, in Sudafrica, su invito delle differenti Chiese della città”.

Ha raccontato loro l’esempio di un Paese che attraverso la non violenza ha recuperato la democrazia: “Il Sudafrica è un grande paese che ha mostrato al mondo la forza della protesta contro l’apartheid e l’esempio di una transizione non violenta. Eppure le ferite della storia sono ancora profonde: i nostri fratelli che vi hanno vissuto per due anni hanno potuto rendersene conto”.

Però la strada della convivenza democratica è ancora lunga e difficile: “I bianchi, i neri e i coloured hanno modi di vita diversi e si incontrano poco. I quartieri sono separati e ci sono pochi passaggi. In questo contesto, era difficile chiedere alle persone di accogliere un giovane per cinque giorni senza sapere in anticipo se sarebbe stato di razza nera, bianca o mista”.

La paura, come gli ha detto una donna, è ancora tanta, così come in Europa: “Aprire la propria porta a uno sconosciuto non è mai scontato. A Città del Capo, la sfida era ancora maggiore… In tutti i nostri paesi, siamo portati a ricevere coloro che vengono da altrove, a volte da molto lontano.

Questo ci sconvolge e può renderci insicuri. Allo stesso tempo, ci arricchisce enormemente. In Polonia, voi accogliete molte persone dall’Ucraina che vengono qui a lavorare. A questo proposito, siamo felici che nel nostro incontro, dopo i polacchi, siano gli ucraini i più numerosi”.

Ed ha raccontato che dall’accoglienza si riceve molto: “A Taizé, posso esserne testimone, riceviamo molto dall’accoglienza dei rifugiati, forse più di quanto diamo. Certo, non è sempre facile. Una delle prove che abbiamo dovuto affrontare è stata la morte del giovane Samir. Dopo aver lasciato il suo paese, il Sudan, aveva sperimentato la schiavitù in Libia, poi la traversata del Mediterraneo su una nave di fortuna. Ed ecco che arrivato in Francia, dopo alcune settimane una malattia cardiaca lo ha portato via. E’ stato un grande shock”.

Ma l’accoglienza è anche quella verso i conterranei: “Altri vivono come stranieri su questa terra, non perché vengono da lontano, ma perché sono emarginati. Può essere una sofferenza legata alla solitudine o all’abbandono, alla violenza subita o ancora alla malattia, alla precarietà o alla disoccupazione …

Certe povertà saltano agli occhi, ma ci sono anche delle povertà meno visibili. Anche tra coloro che materialmente non mancano di nulla, alcuni si domandano che senso abbia la loro esistenza, sono come senza appartenenza, stranieri sulla terra”.

Ed ha concluso l’incontro sottolineando che la fraternità è un valore importante: “L’attenzione umana per gli altri, la fraternità sono tra i valori più importanti. Domani mattina, nelle vostre parrocchie d’accoglienza, potrete interrogarvi su questo nei piccoli gruppi di condivisione, partendo dal testo biblico che abbiamo ascoltato questa sera. Ricordiamoci come Gesù andava verso i malati, gli esclusi, gli stranieri. Vi troveremo un’ispirazione per agire a nostra volta oggi”.

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