Natale e il timore di Dio

“Buon Natale! E siamo felici, oggi, noi sapienti, noi moderni, noi scettici, noi che sappiamo tutto e crediamo così poco e male, noi che nutriamo la pianticella stenta della nostra fede sepolta, quasi soffocata, sotto un cumulo di interessi e paure e miserrimi sentimenti. Siamo felici, con cuore per una volta immensamente infantile nell’ammirare questa bellissima storia che ci fa sperare, nella disperazione della tenebra e della follia quotidiana. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Marco Tosatti – Stilum Curiae, 25 dicembre 2019).
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I sette doni offerti dello Spirito Santo sono: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio.
Il timore di Dio, il settimo dono dello Spirito Santo, è quel dono necessario a poter provare e vivere il rispetto, l’amore e l’ubbidienza nei confronti dei Comandamenti di Dio; nella sequela di Cristo è il riconoscere che Egli ci viene incontro con amore ed è Lui la nostra salvezza per mezzo della Chiesa e delle vie che lo Spirito Santo utilizza per rivelarci il volto di Dio in Cristo.Il timore di Dio è come la carta nautica, per trovare il giusto atteggiamento; per trovare “la rotta giusta” nei confronti di Dio. Chi naviga ha una sola preoccupazione, un solo timore: perdere di vista la rotta tracciata e perdere ogni punto di riferimento per trovare il porto sicuro.Il timore di Dio che non è paura di Dio. Il timore di Dio va inteso come sentimento di rispetto, di paura di far soffrire Dio. Da intendersi, anche, come il sentimento che si prova di fronte a qualcosa di grande, che però, con la sua grandezza, non ci schiaccia, ma ci dà gioia e sicurezza. Questo dono ci rende consapevoli della grandezza di Dio e noi la nostra pochezza.C’è paura e paura. Ci sono paure riconoscibili o camuffate. Quelle che vengono ”da fuori” e parlano di disastri, virus, tumori. E quelle che nascono “da dentro” e rivelano il disagio di stare con se stessi e di proiettarsi con serenità verso il futuro, il timore di non essere capiti e amati. Esistono paure che si trasformano in nevrosi ed altre, invece, che fanno bene perché mantengono alto il livello di attenzione e concentrazione (come quando si attraversa una strada, si evitano vizi e cibi nocivi).Molti hanno paura perfino di Dio. Lo vedono come un cecchino sempre pronto a far fuoco su chi si comporta male. Di Lui bisognerebbe, invece, aver timore: il sentimento giusto del figlio che non vuol far soffrire il padre che ama.Timore come stupore. Siamo ancora capaci ti stupore? Proviamo a fare memoria. Ci sarà capitato, salendo in montagna, di sbucare dalla nebbia e di trovarci all’improvviso di fronte a un panorama pieno di sole e, talmente vasto e bello, da rimanere a bocca aperta, quasi senza respiro. Oppure pensiamo a quando ci siamo fermati ad ammirare l’aurora o il tramonto sul mare o a un quadro particolarmente bello. Questo sentimento provato, di meraviglia misto a trepidazione, lo chiamiamo stupore ed è ciò che gli autori biblici chiamano timore.Forse abbiamo sentito parlare della Sindrome di Stendhal, di una emozione, cioè, talmente forte davanti a un’opera d’arte da diventare quasi una sofferenza. Si tratta di una sindrome che colpisce coloro che sono molto sensibili alla bellezza [*]. Nel campo della fede è restare ammirati davanti alla grandezza dell’amore di Dio. Alcuni santi hanno persino perso i sensi davanti a tanta Bellezza .Il primo posto a Dio. La storia ha sempre dimostrato che quando l’uomo non rispetta Dio, arriva a calpestare gli altri. Ma guardiamoci intorno. Quanta violenza.A Dio oltre che amore, si deve rispetto e obbedienza, lode e adorazione in Spirito e verità.Il rapporto con Lui si deve vivere con serietà e impegno riconoscendo che le vie del Signore non sono le nostre vie (e il Signore scrive anche sulle righe storte) e che alla fine ci sarà un giudizio misericordioso e giusto: questo ci spinge a sentirci responsabili delle nostre azioni e dare serietà alla nostra esistenza.Il timore di Dio ci fa temere di non amare abbastanza Dio e di offenderlo col nostro peccato, Lui che è infinitamente buono e degno d’essere amato sopra ogni cosa. Nella Sequenza allo Spirito Santo diciamo: “Senza il Tuo Spirito non c’è nulla nell’uomo senza colpa”. “Il frutto dello Spirito invece è: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Gal 5,22).

[*] Descritta negli anni ’70 del secolo scorso dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, la Sindrome di Stendhal (Marie-Hanry Beyle, noto semplicemente come Stendhal, divenuto famoso nei primi 1800, fu tra i primi a descrivere lo stato di smarrimento e di angoscia percepito durante “la contemplazione della bellezza” e per questo motivo a lui viene attribuito il nome della famosa Sindrome) conosciuta anche col nome di Sindrome di Firenze – è un disturbo psicosomatico scatenato dalle opere d’arte più suggestive ed esteticamente superbe. Chi ne soffre sperimenta tachicardia, giramenti di testa, difficoltà respiratorie e altri sintomi.

[Riflessione la mattina del Natale del Signore 2019, partendo da una Scheda sui sette doni dello Spirito Santo creata per la preparazione dei ragazzi al Sacramento della cresima, di Qumran2.net. Per fare memoria di Gesù e diventare figli di Dio.]

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