Da Torino mons. Nosiglia augura buon Natale

Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha augurato ai cittadini di Torino e di Susa, il buon Natale, sottolineando la scelta di Dio di farsi uomo: “Il Figlio di Dio, per cui tutto esiste, ha scelto questa via semplice e sofferente per entrare nella storia degli uomini: è nato in una famiglia povera, è stato rifiutato prima ancora di nascere, ‘perché non c’era posto per sua madre e Giuseppe, nelle case della città’, ed è stato deposto in una mangiatoia di una stalla in mezzo agli animali”.

Questa umiltà è stata riconosciuta non solo dai pastori, ma anche dagli stranieri: “Eppure, i pastori e successivamente i Magi venuti dall’Oriente carichi di oro, argento e mirra, riconoscono quel bambino come loro Dio, Messia e Salvatore. I loro occhi sanno andare oltre le apparenze e la loro fede, nutrita dall’annuncio del Vangelo, sa vedere e contemplare il grande mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, che si è fatto uomo”.

Infine ha auspicato un’attenzione verso coloro che sono in difficoltà per la crisi economica che attanaglia la città: “Il mio augurio è che questo Natale 2019, segnato ancora da un’estesa di crisi economica, che grava su tante persone e famiglie, apra i nostri occhi illuminati dalla fede, per vedere le loro concrete necessità e farcene carico con quella prossimità di amore che ci ricorda Gesù… Così, il Natale rinnova la fede dell’incontro con lui, il Dio vicino, il Dio con noi, che viene a salvarci dal peccato di egoismo e di rifiuto degli altri e a donarci  la speranza di vivere l’Amore, che porta la vera gioia”.

E nella lettera di Natale, ‘Non temete, vi annuncio una Grande Gioia’, l’arcivescovo di Torino sottolinea che Natale è una festa di speranza: “Oggi viviamo in un mondo in ansia, dove predominano la paura, il timore di ciò che potrebbe accadere, l’insicurezza del domani per tanti giovani e famiglie con il problema del lavoro, della casa e della povertà.

Il Natale è festa di gioia e di speranza: ci annuncia che non siamo soli a lottare e sostenere questa situazione e le dure necessità che la vita a volte comporta. Gesù è venuto per salvarci e non lo fa dal di fuori del nostro mondo, ma operando come fratello e amico dentro il tessuto concreto del nostro oggi e del nostro domani”.

Il messaggio natalizio è un ‘volano’ di salvezza: “Il dono del Natale è un bambino, una persona dunque e non un insieme di cose, anche preziose, e di regali spesso inutili. E’ la persona, ogni persona che ci vive accanto o è comunque giunta nel nostro Paese, il dono più bello e più grande; e noi lo possiamo essere per lui o per lei.

Quando sono convinto di questo, allora posso vedere nel profondo le attese del mio prossimo e valorizzo ogni persona per quello che è, al di là di quello che mi può dare o non dare e di ogni altro rapporto puramente esteriore e strumentale, che non tocca il nostro cuore”.

La lettera dell’arcivescovo si sofferma sulla crisi del lavoro: “Il lavoro è tornato ad essere il primo problema del nostro territorio e rischia di innescare una scia negativa a catena, che investe sempre nuove imprese e dunque produce anche nuovi e numerosi lavoratori che restano senza lavoro o con scarse possibilità per il proprio domani e quello della propria famiglia”.

Mons. Nosiglia ha incentrato la riflessione sul valore del capitale umano: “Si dimentica che il capitale più prezioso di un’impresa, da salvaguardare e accrescere, è ogni persona che lavora. Il profitto e il proprio tornaconto, i guadagni finanziari e ogni altro risultato vanno commisurati a partire da chi lavora, che non può essere considerato una merce da spostare da un territorio all’altro, per ragioni spesso di ordine speculativo o di risparmio sul personale e sulle tasse, che purtroppo ogni Stato della comunità europea regola a suo uso e consumo, dimenticando che fa parte di un mercato comune e di un’unitaria legislazione sul lavoro, più volte auspicata e purtroppo mai decollata. Il lavoro comunque non è solo un diritto primario di ogni persona, ma è anche il primo dovere di uno Stato e dunque di un governo e di ogni altra istituzione che voglia rispondere al suo vero fine di servire il bene comune”.

Nella lettera ha sottolineato il bisogno di un’economia ‘buona’: “Solo uno sviluppo buono ed un’economia che risponda anche a criteri etici sono in grado di sostenere la qualità della vita in tutti i suoi aspetti, compreso quello ambientale e quello propriamente spirituale della persona umana, della sua famiglia, del suo ambiente di vita.

Le attuali difficoltà economiche fanno prevedere scenari difficili, che vanno attentamente considerati e prevenuti con un’accorta strategia, che veda le forze culturali (formazione), imprenditoriali, politiche e sociali agire insieme per gestire questa fase con accortezza e spirito di solidarietà, in vista di un patto sociale e generazionale che guardi al futuro del nostro territorio, valorizzi le imprese che malgrado tutto resistono e cercano sbocchi nuovi di mercato per affrontare l’attuale momento difficile”.

Infine un invito a non rassegnarsi: “C’è una cosa che più di altre mi preoccupa, un rischio da evitare: che ci rassegniamo alla miseria o che ciascuno pensi a se stesso e non si preoccupi più di tanto se altri soffrono una situazione di gravi  difficoltà. Nel territorio torinese, più che altrove, la crisi e i cambiamenti dei sistemi di produzione hanno aperto voragini mai viste…

Anche le istituzioni e chi dovrebbe reagire con proposte concrete e fattibili si limita alla denuncia o alla protesta, che lascia il tempo che trova. Vale per i senzatetto e per gli operai in cassa integrazione, per il problema della casa, così come per gli anziani rimasti soli e con pensioni insufficienti.

Vale per i casi sempre più numerosi di famiglie in cui non solo mancano i sostentamenti materiali, ma anche (e forse soprattutto) gli strumenti culturali per affrontare le situazioni più delicate. E vale soprattutto per tanti giovani che non trovano lavoro o, delusi e scoraggiati, non lo cercano nemmeno più. La disuguaglianza si combatte, e si vince, con la solidarietà e la conoscenza e condivisione diretta tra le persone”.

Ed un augurio di buon Natale: “Buon Natale! Il mio augurio ad ogni sacerdote e diacono, religiosa e religioso, famiglie e comunità cristiane è duplice. Anzitutto invito tutti, me per primo, ad avere il coraggio di credere e di sperare anche contro ogni speranza umana, perché il Signore è con noi ogni giorno e la fede in lui produce frutti fecondi di vita cristiana, anche nel cuore umano più arido e indifferente…

Auguri per un sereno Natale nella vostra famiglia perché possiate, con l’aiuto del Divin Bambino, mantenere e irrobustire l’unità e la concordia, il dialogo e l’incontro responsabile tra sposi, genitori e figli, anziani e nipoti. Una famiglia come quella di Nazareth, dove si possa crescere insieme davanti a Dio e agli uomini…

Auguri a chi vive la situazione della crisi economica con preoccupazione per il mantenimento del lavoro, a chi deve trovarne uno nuovo in seguito al licenziamento, agli immigrati che senza lavoro rischiano di perdere il permesso di soggiorno. Il Divin Bambino ha dovuto subire fin dalla nascita situazioni difficili: egli saprà dunque condividere le vostre difficoltà e vi dà forza e conforto”.

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