La perdonanza celestiniana è patrimonio dell’umanità

Papa Celestino V, al secolo Pietro di Morrone, fu il papa che fece il ‘gran rifiuto’: in visita sulla sua tomba, il 28 aprile 2009, papa Benedetto XVI vi lasciò il suo pallio. Nel breve periodo in cui fu pontefice (dal 29 agosto al 13 dicembre 1294), Celestino V ha lasciato un segno indelebile alla città dell’Aquila e alla Basilica di Collemaggio dove fu incoronato papa: la ‘festa del perdono’ o perdonanza, che è stata proclamata patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

Alla notizia, il card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, ha ‘esultato’: “La Chiesa e la Città di L’Aquila esultano, unanimi, per questo prestigioso riconoscimento dell’Unesco, che rende la Perdonanza patrimonio immateriale dell’umanità.

La formidabile intuizione di Celestino V, che ha generato questa celebrazione religiosa e civile, ha un significato universale: cioè, vale per tutti e per ciascuno. Il tema del perdono non ha solo una portata spirituale, ma anche culturale e sociale. Il perdono è una chiave necessaria per aprire la porta della pace: a livello comunitario e personale”.

 Questo riconoscimento da parte dell’UNESCO rappresenta per l’arcivescovo “rappresenta, perciò, una spinta ulteriore ad approfondire e dilatare l’impegno del perdono, per testimoniare che solo l’amore, capace di oltrepassare la trincea del rancore e della contrapposizione, può vincere la logica del conflitto, spalancando orizzonti di dialogo costruttivo e di intese convergenti, ricche di verità e di bene: aperte a Dio e, proprio per questo, degne dell’uomo“.

Infatti nella scorsa festa della Perdonanza il card. Petrocchi che la misericordia del perdono si manifesta nella carità: “Un segno fondamentale, che attesta in noi l’azione della misericordia ricevuta e donata, è l’esercizio della carità, che è l’amore di Cristo diffuso nei nostri cuori dallo Spirito. Questo amore abbraccia tutti, nessuno escluso, ma testimonia un’attenzione speciale verso i  più bisognosi. Ciò vuol dire privilegiare gli ultimi: cioè rendere operativa ‘l’opzione dei poveri’.

La comunità cristiana, proprio perché ‘Chiesa dei poveri’, sta dalla parte degli ultimi, degli sconfitti, degli scartati: dove si trova qualcuno che soffre, lì la Chiesa erige la sua tenda. Nella categoria dei  poveri vanno compresi tutti quelli che mancano di qualcosa che è loro necessaria per vivere una esistenza dignitosa, sul piano umano e religioso”.

Quindi come è stato riconosciuto dall’UNESCO, la Perdonanza ha un valore sociale e culturale: “La Perdonanza va celebrata nell’Anima della Chiesa e nel Cuore della Città. Perciò, nel fare un  ‘bilancio’ della Perdonanza si dovrebbe assumere, come indice di successo, il cambiamento in  meglio, registrando, nel corso dell’anno, i progressi avvenuti nella mentalità e nello stile di gestione dei rapporti interpersonali, famigliari, culturali, sociali ed istituzionali.

L’Aquila ha una missione da svolgere, con le parole e nei fatti: quella di proclamare la Civiltà della Perdonanza. Per questo L’Aquila da Città ‘tra’ i monti deve, sempre di più, porsi come Città ‘sul’ monte  (in  senso  evangelico): capace di vivere e di diffondere, a livello planetario, il messaggio di Papa Celestino”.

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