P. Fiorito nel ricordo di papa Francesco: maestro del dialogo

Nel pomeriggio papa Francesco ha presentato gli scritti di p. Miguel Angel Fiorito, maestro del dialogo che sapeva stare in silenzio, non geloso del suo lavoro, straordinario nell’aiutare al discernimento, studioso impareggiabile di Sant’Ignazio e dei suoi esercizi spirituali, firmando la prefazione di un testo di uno dei maestri della sua anima e di quelle di tanti giovani gesuiti argentini e uruguayani, di cui già nel 1985 aveva introdotto il secondo dei due suoi libri, intitolato ‘Discernimento e lotta spirituale’, scrivendo: “Discernimento spirituale è avere il coraggio di vedere nei nostri volti umani le tracce divine”.

Ed oggi  nella Curia Generalizia della Compagnia di Gesù ha presentato gli ‘Scritti’ del gesuita argentino che ‘Civiltà Cattolica’ pubblica riorganizzati in 5 volumi a cura di p. José Luis Narvaja. Le tre pagine di prefazione firmate dal Papa sono espressione di una immutata riconoscenza per l’uomo che con il suo ‘Centro di spiritualità’ e il suo ‘Bollettino’ ha contribuito in modo lucido a far recepire la novità del Concilio nella sua Provincia religiosa e in particolare a sviluppare la ‘teologia del popolo’, di cui è intessuto il suo magistero.

 Ringraziando per l’invito papa Francesco ha sottolineato la figura del gesuita come ‘maestro del dialogo’: “Quel titolo mi è piaciuto perché descrive bene il Maestro mettendo in rilievo un paradosso: Fiorito infatti parlava poco, ma aveva una grande capacità di ascolto, un ascolto capace di discernimento, che è una delle colonne del dialogo.

Rinvio quindi a quello studio preliminare, che tratta tutti gli aspetti del dialogo come padre Fiorito lo praticava e lo insegnava: il dialogo tra maestro e discepoli nello spirito comune della Scuola, il dialogo con gli autori e con i testi, il dialogo con la storia e il dialogo con Dio. Esporrò due punti che mi hanno aiutato a strutturare questa presentazione, allargando alcune riflessioni che faccio nel Prologo contenuto nel primo volume”.

Ha quindi tracciato un breve profilo: “Fiorito non ha fatto molto per farsi conoscere, ma da buon maestro ha fatto conoscere molti buoni autori ai suoi discepoli. Direi anzi che ci faceva gustare il meglio dei migliori, selezionando i testi e commentandoli sul Boletín de espiritualidad della provincia gesuitica dell’Argentina, che pubblicava ogni mese.

Era un uomo sempre a caccia dei segni dei tempi, attento a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa per il bene degli uomini, tramite la voce di una grande varietà di autori, attuali e classici. E i testi che commentava rispondevano alle preoccupazioni (non soltanto a quelle del momento, ma anche alle più profonde) e risvegliavano proposte nuove, creative. In questo senso gli pareva fruttuoso continuare a far conoscere quelli che faceva conoscere”.

Ed ha delineato la caratteristica del ‘maestro’: “Essere maestro, esercitare il ‘munus docendi’, non consiste soltanto nel trasmettere il contenuto degli insegnamenti del Signore, nella loro purezza e integrità, ma nel far sì che questi insegnamenti, inculcati con lo stesso Spirito con cui li si riceve, ‘facciano discepoli’, cioè trasformino coloro che li ascoltano in seguaci di Gesù, in discepoli missionari, liberi, non proseliti, appassionati a ricevere, praticare e uscire ad annunziare gli insegnamenti dell’unico Maestro come lui ci ha comandato: agli uomini e alle donne di tutti i popoli”.

Inoltre ha sottolineato il valore che egli dà alla misericordia: “A proposito della misericordia, gli scritti di Fiorito distillano misericordia spirituale: insegnamenti per chi non sa, buoni consigli per chi ne ha bisogno, correzione per chi sbaglia, consolazione per chi è triste e aiuti per conservare la pazienza nella desolazione ‘senza mai fare cambiamenti’, come dice sant’Ignazio.

Tutte queste grazie si aggregano e si sintetizzano nella grande opera di misericordia spirituale che è il discernimento. Esso ci guarisce dalla malattia più triste e degna di compassione: la cecità spirituale, che ci impedisce di riconoscere il tempo di Dio, il tempo della sua visita”.

Nel saluto iniziale il preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Arturo Sosa, ha ringraziato il papa della sua presenza: “Grazie, papa Francesco, di porre a nostra disposizione una nuova fonte di luce per illuminare il cammino di discernimento della Chiesa nel suo complesso processo di conformazione ai desideri del Concilio Vaticano II. Che essa cioè si faccia Popolo di Dio in cammino, dedita a vivere la comunione nella fede e a testimoniarla in tutte e in ciascuna delle culture umane assetate di riconciliazione e liberazione in Cristo”.

Ha quindi ricordato il suo anniversario sacerdotale: “I suoi 50 anni di ministero presbiterale Le hanno permesso di acquisire lo stile dell’ascolto di tutti gli strati del Popolo di Dio, così come dei contesti mutevoli in cui si sviluppa la sua vita e di percepire i segni dell’azione dello Spirito Santo nella storia umana. Un ascolto attento che non permette di restare a braccia incrociate, ma spinge ad approfondire la conoscenza del Signore Gesù nella contemplazione e a scegliere di seguirlo per contribuire alla sua missione di riconciliazione e di giustizia”.

Il direttore di ‘Civiltà Cattolica, p. Antonio Spadaro, ha sottolineato che p. Fiorito è stato ‘un vero maestro di discernimento. E il nostro è un tempo nel quale lei ci sta aiutando a vivere questo discernimento, chiedendoci di farci guidare dalla consolazione, di discernere i linguaggi, di cercare e trovare la volontà di Dio nel cammino della Chiesa”.

Ed ha concluso l’intervento con un ringraziamento a papa Francesco: “Non è facile oggi trovare maestri. E oggi ne abbiamo un bisogno disperato. E Fiorito è un maestro che, tramite lei, sta dicendo qualcosa alla Chiesa universale. Questo è ciò che più mi colpisce e mi affascina. La sua paternità di maestro oggi arriva alla Chiesa universale. E’ come il nonno che parla ai figli tramite il padre. Qui c’è un passaggio di testimone che nasce da una sintonia profonda”.

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