Papa Francesco denuncia la persecuzione contro i cristiani

“Nella lettura degli Atti degli Apostoli, continua il viaggio del Vangelo nel mondo e la testimonianza di san Paolo è sempre più segnata dal sigillo della sofferenza. Ma questa è una cosa che cresce con il tempo nella vita di Paolo. Paolo non è solo l’evangelizzatore pieno di ardore, il missionario intrepido tra i pagani che dà vita a nuove comunità cristiane, ma è anche il testimone sofferente del Risorto”: così il papa nell’aula Paolo VI ha ricordato l’apostolo delle genti prigioniero davanti al re Agrippa, narrato negli Atti degli Apostoli.

Però prima dell’udienza generale papa Francesco aveva ricevuto presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana i partecipanti al Pellegrinaggio dell’Eparchia di Mukachevo di rito bizantino (Ucraina) in occasione del 30° anniversario dell’uscita della stessa dalla clandestinità: “La Chiesa di Mukachevo è madre di tanti martiri, che con il proprio sangue hanno confermato la fedeltà a Cristo, alla Chiesa Cattolica e al Vescovo di Roma.

In particolare, facciamo memoria del beato vescovo martire Teodor Romža, che nei momenti più bui della vostra storia ha saputo guidare il popolo di Dio con sapienza evangelica e coraggio, uomo instancabile, secondo l’esempio di Cristo Buon Pastore, fino a dare la propria vita per le pecore.

Voglio anche ricordare i vostri antenati, nonni e nonne, padri e madri, che nell’intimità delle loro case, e spesso sotto la sorveglianza del regime ostile, rischiando la propria libertà e la vita, hanno trasmesso l’insegnamento della verità di Cristo e hanno offerto alle generazioni future, di cui voi siete rappresentanti, un’eloquente testimonianza di fede salda, di fede viva, di fede cattolica”.

Ed ai fedeli in udienza generale ha ricordato il martirio dei cristiani ucraini: “Io vengo dalla basilica di san Pietro e lì ho avuto una prima udienza, questa mattina, con i pellegrini ucraini, di una diocesi ucraina. Come è stata perseguitata, questa gente; quanto hanno sofferto per il Vangelo! Ma non hanno negoziato la fede. Sono un esempio”.

Anche oggi i cristiani sono perseguitati per la loro fede come san Paolo, avvertendo che il martirio è testimonianza: “Oggi nel mondo, in Europa, tanti cristiani sono perseguitati e danno la vita per la propria fede, o sono perseguitati con i guanti bianchi, cioè lasciati da parte, emarginati …

Il martirio è l’aria della vita di un cristiano, di una comunità cristiana. Sempre ci saranno i martiri tra noi: è questo il segnale che andiamo sulla strada di Gesù. E’ una benedizione del Signore, che ci sia nel popolo di Dio, qualcuno o qualcuna che dia questa testimonianza del martirio”.

Riprendendo il cammino di san Paolo papa Francesco ha sottolineato che anche a Gerusalemme è perseguitato dai suoi concittadini: “Come fu per Gesù, anche per lui Gerusalemme è la città ostile. Recatosi nel tempio, viene riconosciuto, condotto fuori per essere linciato e salvato in extremis dai soldati romani.

Accusato di insegnare contro la Legge e il tempio, viene arrestato e inizia la sua peregrinazione di carcerato, prima davanti al sinedrio, poi davanti al procuratore romano a Cesarea, e infine davanti al re Agrippa. Luca evidenzia la somiglianza tra Paolo e Gesù, entrambi odiati dagli avversari, accusati pubblicamente e riconosciuti innocenti dalle autorità imperiali; e così Paolo è associato alla passione del suo Maestro, e la sua passione diventa un vangelo vivo”.

Durante la sua difesa, san Paolo sa trasmettere la testimonianza di fede: “Poi Paolo racconta la propria conversione: Cristo Risorto lo ha reso cristiano e gli ha affidato la missione tra le genti… Paolo ha obbedito a questo incarico e non ha fatto altro che mostrare come i profeti e Mosè hanno preannunciato ciò che egli ora annuncia…

La testimonianza appassionata di Paolo tocca il cuore del re Agrippa, a cui manca solo il passo decisivo. E dice così, il re: ‘Ancora un poco e mi convinci a farmi cristiano!’. Paolo viene dichiarato innocente, ma non può essere rilasciato perché si è appellato a Cesare. Continua così il viaggio inarrestabile della Parola di Dio verso Roma. Paolo, incatenato, finirà qui a Roma”.

Quindi a Roma è incarcerato, però nonostante tutto riesce a testimoniare la resurrezione di Gesù: “A partire da questo momento, il ritratto di Paolo è quello del prigioniero le cui catene sono il segno della sua fedeltà al Vangelo e della testimonianza resa al Risorto. Le catene sono certo una prova umiliante per l’Apostolo, che appare agli occhi del mondo come un ‘malfattore’. Ma il suo amore per Cristo è così forte che anche queste catene sono lette con gli occhi della fede”.

In conclusione il papa ha invitato i fedeli alla perseveranza nella fede, perché come aveva sottolineato papa Benedetto XVI la fede per Paolo è ‘l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore, … è amore per Gesù Cristo’:

“Cari fratelli e sorelle, Paolo ci insegna la perseveranza nella prova e la capacità di leggere tutto con gli occhi della fede. Chiediamo oggi al Signore, per intercessione dell’Apostolo, di ravvivare la nostra fede e di aiutarci ad essere fedeli fino in fondo alla nostra vocazione di cristiani, di discepoli del Signore, di missionari”.

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