In Vaticano un simposio sulle cure palliative

In una società che fa dell’efficienza un mito assoluto e, di conseguenza, considera i malati e gli anziani un peso, occorre ‘reinventare una nuova fraternità’: è questa la ‘sfida antropologica e sociale dei nostri giorni’ evidenziata da mons. Vincenzo Paglia, parlando del simposio internazionale ‘Religione ed etica medica: cure palliative e salute mentale degli anziani’, che si svolge fino al 12 dicembre all’Augustinianum di Roma.

Il presidente della Pontificia Accademia per la vita ha presentato il convegno, organizzato insieme al World Innovation Summit for Health (Wish) nell’ambito di una collaborazione mirata a promuovere la diffusione delle cure palliative “sia per rispondere alla tentazione che viene dall’eutanasia e dal suicidio assistito, sia soprattutto per far maturare una cultura della cura che permetta di offrire una compagnia di amore sino al passaggio della morte”.

In tal senso, Sultana Afdhal, amministratore delegato di Wish (che è un’emanazione della Qatar Foundation), ha ricordato la dichiarazione congiunta, firmata con la Pontificia Accademia per la vita nel gennaio di quest’anno, e che è diventata la base per un documento orientativo sulle cure palliative approvato da un folto gruppo di leader delle religioni abramitiche.

Nell’intervento mons. Paglia ha spiegato il tema del simposio: “I due temi scelti per questo Congresso sono le Cure Palliative e la Salute Mentale nell’invecchiamento. Si tratta di due ambiti importanti per il futuro delle nostre società e non solo per l’assistenza sanitaria, perché i malati e gli anziani sono considerati persone che non hanno più nulla da offrire. Non sono produttivi, non servono, costituiscono un peso per le nostre società che fanno dell’efficienza un mito assoluto”.

Contro questo ‘atteggiamento’ della ‘cultura dello scarto’ il presidente della  Pontificia Accademia per la Vita ha sottolineato che essa “è impegnata a promuovere una cultura delle Cure Palliative a livello della Chiesa Cattolica ovunque nel mondo.

Abbiamo già realizzato vari Congressi su questo tema sia in Italia che in Europa; negli Stati Uniti con la firma di una Dichiarazione comune con la Chiesa Metodista; in Brasile, in Libano e in Qatar, dove nel gennaio 2018 ho firmato proprio con la dott.ssa Sultana Afdhal una Dichiarazione congiunta. Da non dimenticare poi il Position Paper sui temi del fine vita e delle Cure Palliative, firmato proprio in Vaticano il 28 ottobre con i rappresentanti delle tre Religioni abramitiche”.

Inoltre è stato pubblicato anche “un Libro Bianco per la Promozione e la Diffusione delle Cure Palliative nel mondo, preparato da un gruppo internazionale di esperti. Il testo è disponibile in inglese, tedesco e italianoe lo stanno ricevendo le Università Cattoliche e gli Ospedali Cattolici nel mondo per poter far crescere non solo la conoscenza, ma soprattutto la pratica delle Cure Palliative”.

Insomma il convegno vuole promuovere una ‘cultura palliativa’ per una maturazione di una ‘cultura della cura’: “Assistiamo da un lato a un crescente invecchiamento della popolazione; dall’altro alla diffusione di una cultura eutanasica, perché malati terminali ed anziani sono considerati da scartare in un mondo centrato su profitto ed economia e le politiche sanitarie spesso cedono ad una mentalità contabile.

Invece sappiamo bene quanto le cure palliative siano protagoniste del recupero di un accompagnamento integrale del malato nell’ambito della medicina contemporanea. E sappiamo che possiamo curare, anche quando non possiamo più guarire, facendo quadrare l’attenzione alla persona con i bilanci economici”.

Una sessione del congresso sarà dedicato alla cura dei bambini durante la malattia terminale: “Se infatti agli uomini e alle donne del nostro tempo nel momento della fragilità serve un accompagnamento integrale, ancora di più questo è vero quando si tratta di minori. Una sezione specifica dei nostri lavori è dedicata a un ambito delicatissimo e doloroso: le cure palliative pediatriche. Quando la sofferenza colpisce i minori, i bambini, siamo ancora più scossi”.

Infatti le cure palliative riguardano le religioni abramitiche: “Una lettura dell’esistenza umana e della realtà che valorizzi l’esperienza religiosa consente di vedere e affermare un bene che va al di là della sola misura del calcolo. Il riconoscimento della costitutiva apertura alla trascendenza della persona consente di affermare che nella vita umana, anche quando è fragile e apparentemente sconfitta dalla malattia, vi è una preziosità intangibile.

A partire dall’incontro con il Creatore, ci è possibile individuare nella finitezza un aspetto della condizione umana che, pur suscitando nell’uomo ribellione e trasgressione, può aprirsi a un’altra lettura: il limite può essere riscoperto come luogo di relazione e di comunione.

E questo vale non solo per l’altro essere umano, ma anche verso la natura e la terra. L’io trova la sua più compiuta espressione nella relazione, cioè nel noi: due realtà tra loro non disgiungibili. Dobbiamo pazientemente restituire evidenza alla dinamica del reciproco legame tra l’io e il noi. L’umanesimo è costitutivamente solidale”.

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