Papa Francesco chiede ai seminaristi vicinanza e sinodalità

Nella settimana in cui ricorre il 50^ anniversario della sua ordinazione sacerdotale, papa Francesco ha occasione di parlare proprio della ‘bellezza della chiamata al sacerdozio ministeriale’, a colloquio con i membri del Pontificio Seminario regionale Flaminio, ‘Benedetto XV’ di Bologna, cui afferiscono otto diocesi dell’Emilia-Romagna, in occasione dei 100 anni dalla fondazione, ad opera di san Pio X.

A questi rappresentanti del ‘Buon Pastore in mezzo al suo Popolo’ in cammino di preparazione al sacerdozio, il papa ha parlato del Seminario, indicando tre aspetti identficativi: casa di preghiera, di studio e di comunione, salutando il card. Zuppi e mons. Bettazzi:

“Voi siete chiamati ad essere evangelizzatori nella vostra Regione, segnata anch’essa dalla scristianizzazione. Quanti sono più esposti al vento freddo dell’incertezza o dell’indifferenza religiosa, hanno bisogno di trovare nella persona del sacerdote quella fede robusta che è come una fiaccola nella notte e come una roccia alla quale attaccarsi.

Questa fede si coltiva soprattutto nel rapporto personale, cuore a cuore, con la persona di Gesù Cristo. E il Seminario è prima di tutto la casa della preghiera dove il Signore convoca ancora i ‘suoi’ in ‘un luogo appartato’, a vivere un’esperienza forte di incontro e di ascolto”.

Per il papa il seminario è il luogo della preghiera: “Sono gli anni più favorevoli per imparare a ‘stare con Lui’, gustando con stupore la grazia di essere suoi discepoli, imparare ad ascoltarlo, a contemplare il suo volto…

Qui l’esperienza del silenzio e della preghiera è fondamentale: è lì, nel rimanere alla sua presenza, che il discepolo può conoscere il Maestro, come da Lui è conosciuto, direbbe san Paolo. Ma è essenziale anche l’incontro con Gesù nel volto e nella carne dei poveri. Anche questo è parte integrante della formazione spirituale del seminarista”.

Il secondo aspetto sottolineato dal papa riguarda lo studio: “Il secondo aspetto che identifica il Seminario è quello dello studio. Lo studio fa parte di un itinerario mirato all’educazione di una fede viva, una fede consapevole, chiamata a diventare la fede del pastore. Lo studio, in questo cammino, è strumento privilegiato di una conoscenza sapienziale e scientifica, capace di assicurare fondamenta solide a tutto l’edificio della formazione dei futuri presbiteri.

E’ anche strumento di un sapere condiviso. Mi spiego. L’impegno di studiare, anche in Seminario, è chiaramente personale, ma non è individuale. Condividere le lezioni e lo studio con i compagni di Seminario è anch’esso un modo di entrare a far parte di un presbiterio.

Infatti, senza trascurare le inclinazioni e i talenti personali, anzi, valorizzandoli, in Seminario si studia insieme per una missione comune, e questo dà un ‘sapore’ tutto speciale all’apprendimento della Sacra Scrittura, della teologia, della storia, del diritto e di ogni disciplina”.

Il terzo aspetto sottolineato è la casa di comunione: “Anche questo aspetto è ‘trasversale’, come gli altri due. Parte da una base umana di apertura agli altri, di capacità di ascolto e di dialogo, ed è chiamato ad assumere la forma della comunione presbiterale intorno al Vescovo e sotto la sua guida.

La carità pastorale del prete non può essere credibile se non è preceduta e accompagnata dalla fraternità, prima tra seminaristi e poi tra presbiteri. Una fraternità sempre più impregnata della forma apostolica, e arricchita dai tratti propri della diocesanità, cioè da quelle caratteristiche peculiari del popolo di Dio e dei santi, specialmente dei santi preti, di una Chiesa particolare”.

Proprio soffermandosi sul concetto di fraternità il papa ha rimarcato quanto e come valga per i sacerdoti diocesani quella che lui stesso definisce ‘”vicinanze’: “Essere vicino a Dio nella preghiera, l’ho detto, si incomincia dal seminario. Essere vicino al vescovo, sempre vicino al vescovo: senza il vescovo la Chiesa non va, senza il vescovo il prete può essere un leader ma non sarà prete”.

Per la terza ‘vicinanza’ il papa è più preciso chiedendo sinodalità: “Questa è una cosa che a me fa soffrire, quando vedo dei presbiteri frammentati, dove sono l’uno contro l’altro, oppure tutti cortesi ma poi sparlano l’uno dell’altro. Se non c’è un presbiterio unito… Questo non significa che non si può discutere, no, si discute, si scambiano le idee, ma la carità è quella che unisce”.

Ed infine ha chiesto di essere vicini al popolo: “E la quarta vicinanza: la vicinanza al popolo di Dio. Per favore, non dimenticatevi da dove venite… Non sei venuto a fare la carriera ecclesiastica, come un tempo si diceva, in uno stile letterario di altri secoli. Vicinanza a Dio, vicinanza al vescovo, vicinanza al presbiterio, fra di voi, e vicinanza al popolo di Dio.

Se manca una di queste, il prete non funziona e scivolerà, lentamente, nella perversione del clericalismo o in atteggiamenti di rigidità. Dove c’è clericalismo c’è corruzione, e dove c’è rigidità, sotto la rigidità, ci sono gravi problemi”.

Contemporaneamente La Civiltà Cattolica ha pubblicato, a cura di p. Josè Luis Narvaja, gli ‘Scritti’ di padre Miguel Ángel Fiorito, gesuita argentino scomparso nel 2005, uno dei grandi maestri di spiritualità della Compagnia, il cui insegnamento ha formato generazioni di gesuiti latinoamericani, compreso il papa, che ha introdotto molti suoi libri:

“I suoi scritti distillano misericordia spirituale, insegnamenti per chi non sa, buoni consigli per chi ne ha bisogno, correzione per chi sbaglia, consolazione per il triste e aiuti per avere pazienza nella desolazione”.

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