Papa alla Cittadella della Caritas: pazzi di misericordia

Papa Francesco ha visitato la Cittadella della Carità di Roma in occasione del 40° anniversario dell’istituzione della Caritas diocesana, accolto dal vicario, card. Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare per il settore est della capitale, mons. Gianpiero Palmieri, e dal direttore della struttura, don Benoni Ambarus.

Prima di entrare nella cappella dedicata a Santa Giacinta per un breve momento di preghiera, il papa ha ascoltato don Benoni Ambarus che gli ha raccontato in sintesi la storia della santa e la particolarità della cappella il cui altare e ambone sono stati realizzati da don Andrea Santoro, sacerdote romano assassinato in Turchia nel 2006. Dopo una breve visita all’ambulatorio odontoiatrico e all’emporio della solidarietà della Cittadella della Carità, papa Francesco è entrato nella sala mensa, dove ha incontrato gli ospiti della Casa di Accoglienza ‘Santa Giacinta’, che ha salutato singolarmente.

Successivamente si è spostato nella sala grande all’interno della quale si trovava una rappresentanza degli ospiti accolti nei 52 centri della Caritas di Roma, accompagnati dagli operatori e dai volontari. Quindi ha salutato gli ospiti, operatori e volontari dei 52 centri della Caritas di Roma:

“Grazie a tutti voi dell’accoglienza. Sono contento di vedervi qui. Grazie tante! Continuate a essere insieme, aiutandoci uno l’altro, perché questo fa bene al cuore. Quando il cuore si ferma non c’è vita. E il cuore dell’amicizia deve essere sempre in movimento, perché così c’è la vita. E questo è il segnale della fraternità, dell’amicizia. Grazie per essere qui e pregate per me. E che Dio benedica tutti voi. Grazie!”

Il Centro odontoiatrico con oltre 40 dentisti volontari visitano più di 350 pazienti, il 17% dei quali sono minori: “Solo lo scorso anno vi sono state erogate 2.064 prestazioni sanitarie”. Mentre l’Emporio della solidarietà, il primo supermercato gratuito nato in Italia, offre servizi per 1.500 famiglie: “Durante il solo 2018 vi sono stati distribuiti prodotti alimentari per oltre 490 tonnellate per un valore stimato di € 770.000”.

Nel saluto agli ospiti papa Francesco ha ringraziato per l’accoglienza ed ha fermato la propria attenzione sulla parola ‘vulnerabilità’: “La vulnerabilità ci accomuna tutti. Tutti siamo vulnerabili, e per lavorare nella Caritas bisogna riconoscere quella parola, ma riconoscerla fatta carne nel cuore. Venire a chiedere aiuto è dire: ‘Sono vulnerabile’; e aiutare bene, lo si fa soltanto a partire dalla propria vulnerabilità.

E’ l’incontro di ferite diverse, di debolezze diverse, ma tutti siamo deboli, tutti siamo vulnerabili. Anche Dio ha voluto farsi vulnerabile per noi. E’ uno di noi e ha sofferto: non avere casa dove nascere, ha sofferto la persecuzione, scappare in un altro Paese, migrante; ha sofferto la povertà. Dio si è fatto vulnerabile. E per questo noi possiamo parlare con Gesù, perché è uno di noi!”

La seconda parola di riflessione è stata quella del camminare insieme: “Camminare con Gesù nella vita, perché abbiamo la stessa carta d’identità: vulnerabili, amati e salvati da Dio. Questo è il cammino. Non si può fare l’aiuto ai poveri, non si può avvicinarsi ai poveri a distanza. Bisogna toccare, toccare le piaghe; sono le piaghe di Gesù. E’ misterioso: quando tu tocchi quella piaga, ti accorgi della tua.

E questa è la grazia che ci danno i poveri, la grazia che ci dà la vulnerabilità dei poveri: sapere che anche noi siamo vulnerabili. Questo è bellissimo, perché significa che anche noi abbiamo bisogno di salvezza, abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica una parola buona: i volontari, anche i preti… Tutti abbiamo bisogno di un fratello Gesù; abbiamo bisogno di quell’intimità itinerante, di camminare con Gesù”.

Queste due parole sottolineano che la salvezza passa attraverso la cura: “E la salvezza Dio non la fa con un decreto. Dio la fa camminando con noi, avvicinandosi a noi in Gesù. Questa è la salvezza. Grazie per aver detto quella parola, ‘vulnerabile’ che ci accomuna tutti”.

Ha concluso il dialogo con gli ospiti sottolineando che il Vangelo deve essere annunciato con la testimonianza a proposito della parabola del buon samaritano: “Gesù ci ha lasciato un esempio di testimonianza per i prossimi 40 anni: quell’uomo, che non era religioso, forse pensava di non essere religioso, non so, quell’uomo trova sulla strada uno che era ferito dai ladri, e se ne prende cura, lo porta alla locanda…

Questa è la parola che io vorrei dirti: pazzia. Pazzia d’amore, pazzia di aiutare, pazzia di condividere la propria vulnerabilità con i vulnerabili. Non so. Pazzia… Questo è il programma: pazzi. Pensare al locandiere”.

Conclusa la visita del papa, il card. Angelo De Donatis a Tv2000 ha commentato: “Il Papa l’ho visto veramente contento e, come spesso accade quando visita luoghi come questo, mi è sembrato a suo agio in un ambiente naturale che ama tanto. Il discorso sulla vulnerabilità è stato illuminante. Toccare la vulnerabilità degli altri fa scoprire la propria vulnerabilità. Questa è la strada per desiderare la salvezza”.

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