Loreto: mons. Dal Cin invita al Giubileo con gioia

“Cari lauretani e pellegrini, come non ringraziare il Signore dei tanti doni di questo tempo: la visita del Papa il 25 marzo scorso, l’iscrizione nel Calendario Romano Generale della memoria facoltativa della Beata Vergine Maria di Loreto, cosicché il 10 dicembre di ogni anno, in ogni parte del mondo, può essere celebrata la Memoria della Madonna di Loreto e, non ultimo, il grande dono dell’Anno Santo!”

Così inizia la lettera pastorale che l’arcivescovo delegato pontificio di Loreto, mons. Fabio Dal Cin, ha scritto per l’occasione del prossimo Giubileo Lauretano, concesso da papa Francesco per i 100 anni dalla proclamazione della Madonna di Loreto patrona degli aeronauti, che inizierà l’8 dicembre 2019, con la celebrazione eucaristica del card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano, e si concluderà il 10 dicembre 2020.

Indirizzata sia ai loretani che a tutti coloro che giungeranno pellegrini al Santuario della Santa Casa di Loreto, ha come titolo ‘Chiamati a volare alto’, perché ha spiegato l’arcivescovo “il volo degli aerei ispira anche la metafora della nostra vita: siamo chiamati a volare alto, perché il Signore ci vuole santi”.

Quello di mons. Dal Cin è un invito ad ‘aprire i cuori’: “E’ questo un evento dello Spirito Santo per tutti i fedeli, per quanti sono coinvolti nel mondo dell’aviazione, lavoratori e passeggeri, e per coloro che giungeranno pellegrini alla Santa Casa di Loreto da ogni parte del mondo. Apriamo il cuore al dono di questo Giubileo!”

Ha spiegato che il giubileo è un anno santo, invitando i fedeli alla santità: “Spicca il volo, non avere paura, non lasciare arrugginire il motore del tuo cuore. E’ questa la grazia che papa Francesco ci invita a chiedere nella preghiera composta per l’Anno Santo Lauretano: la grazia di volare alto con il nostro spirito.

E cosa significa volare alto se non rispondere, nella concretezza della vita quotidiana, alla chiamata alla santità, così come ci è indicato dallo stesso Santo Padre nella sua esortazione apostolica ‘Gaudete et exsultate’?”

Ripercorrendo la storia del Santuario degli ultimi 100 anni, quando gli aerei erano nominati ‘case volanti’: “Oggi in breve tempo possiamo volare in tutto il mondo, conoscere la straordinaria varietà dell’umanità ed intessere relazioni profonde, promuovendo la fraternità tra i popoli e favorendo un futuro sostenibile a livello ambientale, sociale ed economico. Gli aerei, da case volanti, sono divenuti ponti che uniscono gli uomini e abbracciano i continenti.

Il volo degli aerei ispira anche la metafora della nostra esistenza: siamo chiamati a volare alto, perché il Signore ci vuole santi. La concreta realtà della nostra vita diventa ogni giorno la pista per decollare e volare alto”.

Raccontando una favola ascoltata da bambino l’arcivescovo di Loreto ha invitato i fedeli ad accogliere Gesù: “Anche per noi c’è il rischio di lasciare a terra il pilota della nostra vita, Cristo Signore. E Maria è la Donna che ci aiuta ad aprirGli la porta perché con Dio non abbiamo nulla da temere. Egli sta alla porta e bussa, chiede continuamente di entrare.

Tocca a noi aprirGli, farGli posto e lasciarci guidare da Lui, perché sia Lui a dirigere il volo della nostra esistenza. Il cammino di santità è vivere Cristo, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Ecco il senso autentico e profondo di questo Giubileo: rivolgerci al Signore, rinnovare la nostra fiducia in Lui e lasciarci da Lui portare in alto, per vivere la vita nel soffio dello Spirito, riscattandoci da quelle realtà che possono appesantirla o addirittura schiacciarla e imprigionarla”.

Quindi ha invitato a imitare Maria e Giuseppe nella santità quotidiana: “Santità per tutti è dunque il contenuto spirituale e la rotta che questo Giubileo ci propone di accogliere per dare nuova forma e più salda speranza alla nostra quotidianità. Così come hanno testimoniato Maria e Giuseppe nell’umiltà e semplicità della Santa Casa. Maria ha vissuto sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro.

Una santità feriale, direi quasi casalinga, che intesse e irrora il vissuto quotidiano della Chiesa e della società e si fa carico del luogo e delle situazioni in cui viviamo. Voliamo alto, perché solo dall’Alto, con gli occhi di Dio, possiamo comprendere il significato profondo della nostra vita, del mondo e della Chiesa”.

L’invito è a volare ma con precise coordinate: “Voliamo alto, ma con i piedi per terra, perché essere santi non vuol dire ‘svolazzare’, ossia vagheggiare imprese straordinarie, ma fare le cose ordinarie in modo straordinario, cioè con fede e tanto amore, come lo è stato nella casa di Nazareth. Maria ci sostiene nel rendere più generoso il nostro Sì alla quotidianità, per fare della nostra vita la casa di Dio, la verità della sua presenza”.

Le coordinate per orientarsi nella vita sono le beatitudini: “Nello spirito delle beatitudini possiamo riconoscere il volto dell’uomo, il nostro volto possibile, perché nel mistero delle beatitudini, incarnate nella vita di Cristo, trova vera luce il mistero dell’uomo.

C’è un essere beati per chi riconosce la propria povertà, la propria condizione di creatura e con umiltà si affida a Chi segna la rotta della sua vita; c’è una felicità per l’affamato e il cercatore di senso e di giustizia, per chi custodisce nel cuore un desiderio di vita piena e lo persegue con passione; c’è una felicità racchiusa in un sorriso, che illumina un volto rigato dalle lacrime; c’è una felicità che può sorgere dopo la notte dell’odio e della violenza, della maldicenza gratuita, dell’opposizione egoista…, perché il Signore non abbandona alle forze del male la vita dei suoi figli e per ciascuno ha un disegno di amore. Maria ha creduto alle promesse di felicità di Dio”.

La lettera si chiude con un invito ad affidarsi alla Madre di Dio: “Uniamo allora le nostre voci al canto di lode e di gratitudine di Maria: L’anima mia magnifica il Signore. Cantiamo la gioia di essere salvati e di trovare in Lei l’indicazione più luminosa per lasciarci rinnovare dal suo Figlio Gesù.

Lasciamoci prendere per mano dalla sua tenerezza di Madre per attraversare con umiltà la Porta Santa, che altro non è che Cristo Gesù. Sarà Lui a sollevarci in alto con la grazia della Sacramenti restituendoci l’originaria bellezza; sarà Lui la luce che orienta il nostro cammino, la bussola per non smarrire la rotta del volo, la grazia da accogliere perché la nostra gioia sia piena”.

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