Egitto: per Amnesty International la sicurezza è ‘uno strumento di repressione’

Nei giorni scorsi il tribunale penale del Cairo ha condannato a morte sette persone nel quadro del processo della cellula sui microbus di Helwan, limitando anche la libertà di opinione con la chiusura di alcuni giornali. Questi sono alcuni motivi per cui Amnesty International ha pubblicato un nuovo rapporto sull’Egitto, accusando la Procura suprema per la sicurezza dello stato (responsabile delle indagini sulle minacce alla sicurezza nazionale) di abusare regolarmente delle norme antiterrorismo per annullare le garanzie sul giusto processo e perseguire migliaia di persone che hanno criticato il governo in modo pacifico.

Il rapporto, intitolato ‘Stato d’eccezione permanente’, rivela le complicità della Procura suprema nelle sparizioni forzate, nella privazione arbitraria della libertà, nei maltrattamenti e nelle torture. La Procura ha imposto lunghi periodi di carcere a migliaia di persone sulla base di accuse inventate e privando in modo evidente i detenuti del diritto a un processo equo.

Presentando il rapporto Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International, ha dichiarato: “La Procura suprema ha ampliato la definizione di ‘terrorismo’ fino a comprendere le proteste pacifiche, i post sui social media e le legittime attività politiche. Il risultato è che chi critica in modo pacifico il governo è considerato un nemico dello stato. La Procura suprema è diventata uno strumento fondamentale della repressione.

Il suo compito principale pare essere quello di ordinare arresti arbitrari e intimidire le voci critiche, il tutto in nome della lotta al terrorismo. Molte delle persone incriminate dalla Procura suprema erano manifestanti pacifici o difensori dei diritti umani che non avrebbero mai dovuto finire agli arresti”.

Il rapporto di Amnesty International descrive decine di casi di difensori dei diritti umani e persone che hanno criticato in modo pacifico il governo, portate di fronte alla Procura suprema. Dalla salita al potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi nel 2013, il numero dei casi trattati dalla Procura suprema è aumentato di tre volte: da 529 nel 2013 a 1739 nel 2018. 

Quest’aumento ha consentito alle autorità di trattenere, teoricamente in detenzione preventiva per lo sviluppo delle indagini, persone sospettate di aver commesso reati; di fatto, molte persone sono detenute per mesi se non per anni senza alcuna prova nei loro confronti, unicamente sulla base di indagini segrete della polizia e senza che sia possibile opporre ricorso. Il rapporto di Amnesty documenta 138 casi di persone arrestate dalla Procura suprema dal 2013 al 2019.

Si basa su oltre 100 interviste, sulla revisione di atti giudiziari e verbali di polizia, su referti medici, video e rapporti di organizzazioni non governative e delle agenzie delle Nazioni Unite. Di questi 138 casi, 56 riguardano persone arrestate per aver preso parte a proteste o per aver fatto dichiarazioni sui social media e 76 persone arrestate sulla base delle loro attività politiche o in favore dei diritti umani recenti e passate; infine, sei persone sono accusate di essere state coinvolte in atti di violenza.

Il rapporto di Amnesty International accusa la Procura suprema anche di complicità nelle sparizioni forzate e nella tortura. La Procura suprema rifiuta sistematicamente di disporre indagini sulle denunce di sparizione forzata e tortura e presenta ai processi delle confessioni estorte con la tortura. In alcuni casi, imputati giudicati colpevoli sulla base di questo genere di prove sono stati messi a morte. Il rapporto documenta 112 casi di sparizione forzata per periodi fino a 183 giorni, prevalentemente per responsabilità dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.

L’avvocata per i diritti umani Hoda Abdelmoniem è stata sottoposta a sparizione forzata per tre mesi. Durante questo periodo è comparsa di fronte alla Procura speciale per denunciare che la polizia la stava trattenendo in un luogo ignoto ai suoi legali e ai suoi familiari ma i procuratori non hanno preso alcuna iniziativa per indagare né hanno ordinato che venisse trasferita in un centro regolare di detenzione se non dopo 90 giorni di sparizione forzata.

Il rapporto denuncia inoltre che la Procura suprema non ha indagato su 46 casi di maltrattamenti e torture sollevati da Amnesty International. L’attivista per i diritti umani Esraa Abdelfattah ha denunciato alla Procura speciale che uomini dell’Agenzia per la sicurezza nazionale l’avevano rapita, picchiata e torturata, cercando anche di strangolarla. Ma sulla sua denuncia non è stata avviata alcuna indagine.

Secondo il rapporto la Procura speciale omette sistematicamente di informare i detenuti sui loro diritti, nega loro l’accesso agli avvocati e li sottopone a interrogatori coercitivi in cui i detenuti sono bendati, trattenuti in condizioni inumane e minacciati che subiranno ulteriori interrogatori e torture da parte dell’Agenzia per la sicurezza nazionale. 

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