Beatificato don Donizetti Tavares de Lima: al servizio degli ultimi

Si spese in difesa dei deboli, dei lavoratori, degli ultimi, degli orfani, delle donne e della famiglia, che impresse un segno indelebile nella vita della sua parrocchia e del Brasile: è don Donizetti Tavares de Lima, che il card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha beatificato sabato 23 novembre a Tambaú.

Fu conosciuto non solo in Brasile ma anche all’estero per il carisma che aveva di compiere segni prodigiosi, soprattutto la guarigione dalle malattie. Solo dal 1954 al 1955 andarono da lui per incontrarlo circa 3.000.000 di persone.

Tra il 1955 e il 1956 venne costituito l’Arquivo da Casa dos Milagres, nel quale furono raccolti cinque faldoni che documentano circa 700 guarigioni constatate dai medici locali, con firme autenticate da un notaio. In questi anni sono diventati oltre 1800 casi.

Donizetti nacque a Cássia, piccolo paese dello Stato brasiliano di Minas Gerais, il 3 gennaio 1882. Il padre Tristão era avvocato e grande appassionato di musica; la madre Francisca Cândida era professoressa. Ebbero 16 figli, ma solo la metà di essi sopravvisse.

Donizetti era il quinto dei sopravvissuti e fu battezzato il 22 dello stesso mese di nascita. Il nome gli fu imposto in onore del compositore italiano Gaetano Donizetti: anche i suoi fratelli avevano nomi di grandi musicisti, come Rossini, Bellini, Mozart, Verdi.

La musica diventò anche una fonte di sostentamento per la famiglia; infatti i figli, per mantenersi negli studi, cominciarono a dedicarsi a questa arte, sia come insegnanti, sia come suonatori nelle chiese. A 12 anni Donizetti, per iniziativa del padre, fu iscritto a un corso preparatorio nel seminario diocesano di San Paolo.

Lo scopo era farlo studiare in una scuola di alta qualità e forse avvicinarlo al sacerdozio. Dato che non aveva il denaro per pagare la retta, d’accordo con i superiori, divenne professore di musica per i seminaristi e organista nelle cerimonie religiose. Fondamentale fu l’incontro con mons. João Batista Corrâ Nery, considerato all’epoca uno dei più preparati vescovi della Chiesa in Brasile, che lo aiutò nella formazione sacerdotale.

Fu così che Donizetti ebbe l’opportunità di leggere la ‘Rerum novarum’ di papa Leone XIII, sulla democrazia auspicata di stampo cristiano, come ‘benefica azione cristiana a favore del popolo’. Nacque in lui un grande interesse per le questioni sociali in un’epoca segnata dall’abolizione della schiavitù, dallo sviluppo industriale e dalle conseguenti tensioni sociali.

Non volle mai fare carriera ecclesiastica, avere posti di prestigio o vantaggi economici. Viveva in povertà e austerità. Non temette di denunciare le ingiustizie, gli abusi subiti dagli operai e dagli altri lavoratori. Si preoccupò della promozione umana e religiosa del popolo.

Promosse l’ospizio San Vincenzo de’ Paoli per gli anziani, l’Associazione di protezione per la maternità e l’infanzia, un asilo per bambini, un magazzino-spaccio alimentare per i poveri, dove si poteva acquistare a basso prezzo, un Circolo operaio per i dipendenti delle fabbriche, una squadra di calcio e la banda musicale. Inoltre, quanto alla formazione religiosa e di fede, per i giovani fondò la Congregazione mariana e le Figlie di Maria. Morì il 16 giugno 1961.

Nella celebrazione eucaristica il card. Becciu ha  sottolineato che nel nuovo beato si può vedere la figura del buon Pastore: “Nel beato Donizetti Tavares de Lima rifulge l’immagine di Cristo Buon pastore: preoccupato di andare in cerca della pecora perduta, di fasciare quella ferita, di curare quella malata, pascendo il gregge secondo giustizia. Egli realizzò un fecondo ministero sacerdotale incentrato sulla preghiera, sul lavoro apostolico, sulla sofferenza fino al dono totale di sé”.

Ed ha delineato il suo profilo: “Profondo conoscitore delle encicliche sociali del Papa Leone XIII, fu un anticipatore dei diritti dell’uomo, contro la sfrenata corsa imposta dagli interessi economici, che schiacciano la persona umana. Dimostrò indomito coraggio nella difesa della giustizia sociale, difese i poveri, gli ammalati e gli operai, e denunciò senza paura i soprusi e le irregolarità che avvenivano nella società; al tempo stesso cercava di mettere accordo tra le parti sociali in conflitto.

Sfidando contrarietà e persecuzioni, talvolta anche a rischio della vita, predicava apertamente in difesa degli indigenti, come pure per l’abolizione della schiavitù e la promozione umana e cristiana degli emarginati. In tutte queste creature sofferenti vedeva il volto di Cristo, per questo si batteva contro ogni discriminazione sociale e razziale”.

Non ha trascurato di denunciare i ‘problemi’ della famiglia: “Nel suo intento di promozione umana e religiosa del popolo, si dedicò con attenzione ai problemi della famiglia: fondò l’associazione della maternità e infanzia e numerose opere assistenziali in particolare per gli ammalati e gli anziani; cercava di provvedere in tutti i casi di povertà con medicine, vitto e vestito; costruì un ospizio per i bisognosi, un ricovero per i tubercolotici, una rivendita di alimenti a basso costo.

Avviò i giovani allo studio, istruendo quanti non potevano frequentare le scuole pubbliche a causa della povertà delle loro famiglie. Sempre si mostrò refrattario alla carriera ecclesiastica, al prestigio e a qualsiasi vantaggio economico; viveva poveramente e in grande austerità, tutto dedito al bene del gregge di Cristo a lui affidato”.

Questa attività è potuta accadere perché si affidò alla preghiera: “Don Donizetti si presenta come discepolo di Gesù in costante cammino, costituendo una testimonianza integrale di uomo cristiano. Pertanto rappresenta un esempio luminoso di vita evangelica anche per voi fedeli laici, chiamati a porre i vostri talenti al servizio dell’evangelizzazione; in particolare, come ha ricordato il concilio Vaticano II, animando con lo spirito cristiano le realtà temporali…

La testimonianza cristiana e sacerdotale del beato Donizetti è stimolo per affrontare, alla luce del messaggio evangelico e secondo l’insegnamento della Chiesa, l’oggi della società segnata da una profonda crisi sociale, culturale e morale, che tocca il patrimonio dei valori dell’intero villaggio globale, bisognoso della luce del Vangelo”.

Infine ha invitato i sacerdoti a seguire l’esempio di don Doninzetti: “Guardando al nuovo beato, tutti i sacerdoti e tutte le persone consacrate sono certo prenderanno motivo per sforzarsi a crescere nella missionarietà, lavorando perché il Vangelo sia annunciato a tutti gli uomini, in questo territorio ma anche fino agli estremi confini della terra, impegnandosi, come lui, a vivere un rapporto intimo di amore con Gesù Eucaristia, perché soltanto per Cristo, con Cristo e in Cristo, possiamo collaborare al compiersi della salvezza”.

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