Mons. Delpini: intensificare la preghiera

Mentre la liturgia romana sta completando l’anno liturgico, la Chiesa ambrosiana ha iniziato l’Avvento, in cui mons. Mario Delpini ha invitato i  fedeli ed i 200 tra componenti e maestri delle Corali della Diocesi, nella prossimità della festa liturgica di Santa Cecilia, a cantare la ‘gloria’ di Dio:

“Cantate il vostro canto, suonate la vostra tromba, imparate a cantare meglio, fedeli tutti delle nostre comunità, perché anche il canto alimenti la preghiera, renda più festose le vostre generazioni, aiuti nell’armonia, aumenti l’intensità della comunione e la gioia di essere insieme a cantare le lodi del Signore”.

Nell’omelia l’arcivescovo di Milano ha detto che nel mondo c’è troppa cattiveria: “La guerra, la violenza, la distruzione fanno rumore, così come la trasgressione che rovina la dignità e la bellezza dell’uomo e della donna. Le forze del male si presentano con una violenza sovrumana, incontrollabile, incomprensibile.

Ci sono cattiverie tra gli uomini, ma c’è qualche cosa di troppo più grande nella crudeltà; c’è l’aggressività degli umani, ma c’è qualche cosa di troppo più grande nell’accanimento della distruzione totale”.

Il desiderio è quello di fuggire da tutto questo, come dicono anche le Letture del giorno, ma dove? Mons. Delpini ha  un suggerimento: “Contro  ogni  tentazione  di  fuggire,  contro  ogni  illusione  di  difendersi,  contro  ogni inclinazione a rassegnarsi alla sconfitta,  Gesù  annuncia che proprio  allora comparirà il segno del Figlio dell’uomo … egli manderà i suoi angeli con una grande tromba ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

Gli angeli con la grande tromba dicono certo di un allora che è posto alla fine della storia. Ma intanto i discepoli sono mandati come gli angeli, i messaggeri del Figlio dell’uomo per radunare i suoi eletti”.

Quindi all’inizio dell’Avvento il vescovo ambrosiano ha confermato la missione della Chiesa: “Suonate le vostre trombe angeli di Dio. A ogni comunità deve essere rivolto l’invito a continuare la missione, a dare motivi di speranza, a invitare ad alzare lo sguardo per riconoscere la direzione del cammino e ricevere la forza per compierlo”.

L’Avvento prepara il cristiano a guardare la realtà: “L’annuncio del Vangelo all’inizio dell’Avvento invita a guardarsi attorno con maggior realismo per riconoscere che siamo un popolo numeroso che si affatica e soffre, ma che è radunato dalla speranza e quindi accoglie l’invito: suonate le vostre trombe, angeli di Dio!..

All’inizio dell’Avvento l’annuncio del Vangelo  risuona per raccomandare una interpretazione  cristiana  del  tempo: la liturgia è la celebrazione  dei  santi  misteri  che infondono speranza. L’Avvento non è solo un tempo per prepararsi al Natale, inteso in quella riserva di tenerezza che regala un po’ di sollievo dalle fatiche della vita.

E’ piuttosto un tempo per tenere viva la speranza del ritorno glorioso del Figlio dell’uomo. Quindi il  compito dei cristiani è la gioia: “Cantare inni vuole dire che il popolo di Dio trova la sua gioia nella comunione e nella sua fiducia in Gesù. E’ lui il senso della storia”.

Parole riecheggiate, seppure con accenti diversi, nel dialogo sviluppatosi prima della Messa, attraverso tre domande poste proprio in riferimento al ruolo del canto e della musica nella liturgia e sul compito delle corali:

“Dobbiamo tutti convertirci e questo nella liturgia significa, in continuità con la tradizione, creare la possibilità di muoverci verso una mèta ulteriore. Mi pare che vi sia troppo arbitrio e una qualità, talvolta, discutibile.

La liturgia è una manifestazione importante della fede e ha un riferimento nella disciplina della Chiesa universale e della Chiesa diocesana. Ciò è una ricchezza perché si fa parte di una Diocesi: la coralità è questo, non far parte di un coro. Fate riferimento alle indicazioni diocesane e siate attenti alle finalità che sono celebrare il Signore, pregare e facilitare la partecipazione dell’assemblea”.

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