Papa Francesco ai laici: siete i custodi del servizio

Ricevendo in udienza i partecipanti alla prima assemblea plenaria del Dicastero per i Laici, la famiglia, la vita papa Francesco ha indicato due strade: sentire con il cuore della Chiesa madre e avere uno sguardo da fratelli. 

Attraverso un’immagine ha chiesto di ‘sentire con il cuore della Chiesa’, come compito dei laici: “Tutti insieme, sacerdoti, consacrati e laici, siete fianco a fianco per svolgere un servizio alla Chiesa universale, impegnandovi nel promuovere e sostenere i laici, le famiglie e la vita; e dunque è indispensabile che ognuno di voi faccia proprio il cuore della Chiesa. Fare proprio il cuore della Chiesa. Questo comporta uno sforzo per uscire da sé stessi ed entrare in una nuova prospettiva, forse insolita per qualcuno di voi”.

Ciò implica uno sguardo universale: “La Chiesa non si identifica con la mia diocesi di provenienza, o con il movimento ecclesiale a cui appartengo, o con la scuola teologica o la tradizione spirituale alla quale mi sono formato. Queste piccole chiusure, a volte siamo abituati a questo.

La Chiesa è cattolica, è universale ed è molto più ampia, è di animo più grande, cioè ‘magnanima’, rispetto al mio punto di vista individuale. ‘Sentire con il cuore della Chiesa’ vuol dire perciò sentire in modo cattolico, universale, guardando al tutto della Chiesa e del mondo e non solo ad una parte”.

Quindi, oltre alle competenze professionali, ha chiesto anche di mostrare una Chiesa madre: “La Chiesa è madre. Dunque, anche voi, come Membri e Consultori, pur avvalendovi di tutto il bagaglio di conoscenze ed esperienze che avete accumulato negli anni, siete chiamati a fare un passo in più e a chiedervi, di fronte a un progetto pastorale, a una sfida, a un problema: come ‘vede’ questa realtà la Chiesa-madre? Come la ‘sente’?

Così facendo sarete di aiuto al Dicastero, perché saprete dare voce alla Chiesa, avendo già purificato ed elevato in voi il pensare e sentire personale fino a farlo diventare pienamente ecclesiale”.

Ed ha elencato alcune caratteristiche ecclesiali: “La Chiesa, da vera madre, desidera anzitutto la concordia fra tutti i suoi figli e non fa favoritismi e preferenze.

Dunque, anche per voi, è importante proporre sempre modelli positivi di collaborazione fra laici, sacerdoti e consacrati, fra i pastori e i fedeli, fra organismi diocesani e parrocchiali, movimenti e associazioni laicali, fra giovani e anziani, evitando contrapposizioni e antagonismi sterili e incoraggiando sempre una fraterna collaborazione in vista del bene comune dell’unica famiglia che è la Chiesa”.

Un’altra caratteristica riguarda lo stile educativo: “La Chiesa, come ogni madre, desidera inoltre che i suoi figli crescano diventando autonomi, creativi e intraprendenti, e non che rimangano infantili. Allo stesso modo, tutti i fedeli laici, figli della Chiesa, vanno aiutati a crescere e a diventare ‘adulti’, superando resistenze e paure e uscendo allo scoperto, in modo audace e coraggioso, mettendo i loro talenti a servizio di nuove missioni nella società, nella cultura, nella politica, affrontando senza timore e senza complessi le sfide che il mondo contemporaneo pone”.

Infine ha invitato i partecipanti a ‘custodire’ la storia: “La Chiesa, poi, da vera madre, sa custodire la storia e la tradizione vivente della famiglia; ciò vuol dire per voi saper tenere insieme il passato (tutto ciò che di buono è stato fatto dai due Pontifici Consigli, Laici e Famiglia) con il presente, cioè le sfide attuali, e con il futuro. La Chiesa vive l’oggi con memoria e speranza (passato e futuro: memoria e speranza, in questa tensione vive la Chiesa), sempre gettando i semi del Regno e senza essere assillata dai successi immediati”.

L’altra immagine utilizzate riguarda lo sguardo da ‘fratelli’: “Voi siete chiamati a pensare e agire da ‘fratelli nella fede’, ricordando che la fede nasce sempre dall’incontro personale con il Dio vivente e trae alimento dai Sacramenti della Chiesa. Qualsiasi formazione cristiana deve sempre poggiare su questa esperienza fondamentale dell’incontro con Dio e sulla vita sacramentale”.

Con tale ‘sguardo’ ha invitato i laici a non lasciarsi ‘clericarizzare’: “. A tale proposito, non bisogna aver paura di affidare ai laici stessi l’accompagnamento di altri laici nella vita spirituale… Guardando ‘da fratelli’ alla moltitudine dei fedeli laici sparsi nel mondo, capirete meglio che il vostro compito non è principalmente quello di creare iniziative che mirano a inserire i laici in strutture e programmi ecclesiali, ma è quello di far crescere in loro la consapevolezza di essere testimoni di Cristo nella vita privata e nella società; direi quasi ‘segni visibile’ della presenza di Cristo in ogni ambiente”.

Il compito principale del Dicastero è quello di diventare una ‘luce battesimale’: “Alla base c’è il Battesimo. Perciò il Dicastero di cui siete parte dovrebbe, al di sopra di tutto, aiutare i tanti discepoli di Cristo a vivere nel quotidiano in conformità alla grazia battesimale che hanno ricevuto. Ci sono tanti fedeli laici nel mondo i quali, vivendo con umiltà e sincerità la loro fede, diventano delle grandi luci per chi vive accanto a loro.

In questo senso, per evitare il rischio di avere uno sguardo troppo distaccato e disincarnato sulla realtà, vi invito a pensare sempre alle sfide e alle difficoltà che voi stessi incontrate quando cercate di vivere da cristiani nelle vostre famiglie, nel vostro lavoro, nel quartiere in cui vivete.

Partendo dalla vostra esperienza e dalle vostre difficoltà, capirete meglio la fatica quotidiana dei fedeli laici di tutto il mondo, le cui difficoltà sono spesso accresciute da condizioni di povertà e di instabilità sociale, dalla persecuzione religiosa, dalla propaganda ideologica anti-cristiana”.

Infine si è soffermato sul ruolo della donna: “Il ruolo della donna nell’organizzazione ecclesiale, nella Chiesa va oltre, e dobbiamo lavorare su questo oltre, perché la donna è l’immagine della Chiesa madre, perché la Chiesa è donna; non è ‘il’ Chiesa, è ‘la’ Chiesa.

La Chiesa è madre. La Chiesa è capace di portare avanti questa realtà e la donna ha un’altra funzione. Non deve avere lavoro funzionale, ma il lavoro va oltre. E’ quel principio mariano proprio della donna; una donna nella Chiesa è l’immagine della Chiesa sposa e della Madonna”.

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