Giornata del Ringraziamento: Pane per la vita

La diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, domenica 10 novembre 2019, ospiterà la 69ª Giornata Nazionale del Ringraziamento, che ha per titolo: ‘Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita’. Per i vescovi italiani il pane non è solo un cibo come tanti altri, ma elemento fondamentale, che spesso è base per una buona vita. Quando manca, invece, è la vita stessa ad essere a repentaglio e ci si trova esposti ad un’insicurezza che alimenta tensioni sociali e conflitti laceranti.

Il pane diventa anche simbolo della vita stessa e delle sue relazioni fondamentali, che chiedono lode e responsabilità. Il pane è il frutto della terra e del lavoro dell’uomo: “Il profumo di pane evoca nella vita quotidiana un gusto di cose essenziali, saporite; per molti ricorda un contesto familiare di condivisione e di affetto, un legame alla terra madre”.

I vescovi ricorrono al Salmo 104, in cui si ringrazia il Creatore per i doni: “Il canto del salmista raccoglie in un unico movimento la lode a Dio per il dono che viene dalla terra e quella per l’operare laborioso degli esseri umani che la coltivano. C’è un forte legame tra il pane e il lavoro, tanto che alcune espressioni come ‘guadagnare il pane’ o ‘portare a casa il pane’ indicano l’attività lavorativa umana.

La stessa dinamica si trasfigura nell’Eucaristia e si svolge nella benedizione per i frutti della terra e del nostro lavoro, così come nella loro offerta a Dio, Creatore e Padre. E la stessa dinamica chiede di essere attualizzata ogni giorno, nel ringraziamento quotidiano per il cibo che consumiamo, da soli, nelle nostre famiglie o nelle comunità”.

Nel messaggio c’è l’invito a scoprire la bellezza della varietà delle tradizioni del ‘panificare’: “Davvero il lavoro degli esseri umani si radica in tante colture e culture diverse e lo testimonia la varietà dei grani tradizionali che stiamo riscoprendo: anch’essa contribuisce a quelle forme e quei sapori del pane, che anche nel nostro paese partecipano alla bellezza dei territori.

I nostri campi accolgono il dono a partire dal seme e dai campi di grano, per coltivarlo e trasformarlo con un lavoro che non è soltanto la risposta a una necessità umana, ma anche condivisione della cura del Creato”. Ma il simbolo eucaristico consiste nello spezzare il pane, che è sinonimo di apertura all’accoglienza:

“Tenere lo sguardo sull’Eucaristia aiuta a scoprire anche la realtà di un pane che è fatto per essere spezzato e condiviso, nell’accoglienza reciproca. Si disegna qui una dinamica di convivialità fraterna che spesso si realizza anche nell’incontro tra realtà culturalmente differenti, quando attorno alla diversità condivisa dei pani si creano momenti di unità.

Allora emerge con chiarezza che il pane è anche germe di pace, generatore di vita assieme. Favorisce uno stile ecumenico… La logica accogliente della condivisione è valorizzata dalla sorprendente grazia del Signore e si rivela come sapienza, ben più lungimirante dell’egoistica chiusura su di sé.

Ma gli stessi racconti narrano anche della raccolta di quanto alla fine avanza, a segnare una netta distanza dell’accoglienza del dono rispetto alla cultura dello scarto. Al contrario, le tante esperienze di recupero alimentare finalizzate alla solidarietà esprimono una felice convergenza di sostenibilità ambientale e sociale”.

Infine il pane è fonte di vita e di rispetto, che esige ‘consumatori responsabili’: “Il simbolo deve essere trasparente; occorre un pane che mantenga le promesse che porta in sé. Un pane prodotto ogni giorno rispettando la terra e i suoi frutti, valorizzandone la biodiversità e garantendo condizioni giuste ed equa remunerazione (evitando ad esempio le forme di caporalato, di ‘lavoro nero’ o di corruzione) per chi la lavora.

Un pane che, nella sua semplicità, non tradisca le attese di cibo buono, nutriente, genuino. Un pane che non può essere usato per vere e proprie guerre economiche, che i paesi economicamente forti conducono sul piano della filiera di commercializzazione, per imporre un certo tipo di produzione ai mercati più deboli. Queste condizioni richiedono molteplici attori nelle fasi progettuali, imprenditoriali, produttive, consumatori responsabili… Il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, diventi alimento di vita, di dignità e di solidarietà”.

89.31.72.207