La Nazionale italiana Cantanti incontra mons. Pizzaballa

Dal 28 al 31 ottobre, la Nazionale Italiana Cantanti, capitanata da Paolo Belli, ha fatto visita in Terra Santa per promuovere alcuni eventi di beneficenza culminati in una partita di calcio a Betlemme, mercoledì 31 ottobre. Lunedì sera la delegazione ha incontrato mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.

La spedizione, giunta a Tel Aviv nella giornata di lunedì, si è immediatamente diretta al centro ‘Peres for Peace’ di Giaffa dove, alla presenza dell’Ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, ha donato un contributo a favore di ‘Progetto Saving’, associazione che si occupa della cura dei bambini palestinesi degenti negli ospedali israeliani. In serata la delegazione ha raggiunto Gerusalemme per un incontro con mons. Pierbattista Pizzaballa.

Martedì mattina la Nazionale Cantanti ha fatto visita alla Scuola Terra Santa di Gerusalemme, presso il Convento francescano di San Salvatore; qui è avvenuto l’incontro con il direttore della scuola, Padre Ibrahim Faltas, al quale è stato consegnato un contributo destinato a sostenere il progetto ‘Bambini senza Confini’. Mercoledì è stata la volta di Betlemme, in cui c’è stata la visita alla Basilica della Natività e l’incontro con il sindaco, Anton Salman.

Come da programma poi, c’è stato l’incontro con i giovani studenti della scuola ‘Santa Maria Ausiliatrice’ a cui è seguito, nel pomeriggio, l’arrivo allo stadio Al Khader di Betlemme per il match, vinto dalla Nazionale Italiana Cantanti. Prosegue dunque nel tempo l’impegno della Nazionale Italiana Cantanti nel segno della solidarietà e per la promozione del dialogo fra israeliani e palestinesi, a quasi vent’anni di distanza dalla Partita del Cuore giocata allo Stadio Olimpico di Roma il 25 maggio 2000; in quell’occasione scese in campo, assieme alla Nazionale Cantanti, una formazione mista di israeliani e palestinesi, sotto gli occhi di due premi Nobel per la Pace, il leader palestinese Yasser Arafat e quello israeliano Shimon Peres.

E nel commentare l’incontro di Zaccheo con Gesù mons. Pizzaballa ha incentrato la riflessione sull’esperienza di essere cercato: “Prima fa di tutto per vedere Gesù: corre avanti e, siccome è piccolo, sale su un sicomoro. Ma non è questo che gli dà gioia. La gioia nasce quando scopre che quel maestro che lui desidera vedere sta cercando di vedere lui. Anzi, molto di più: non desidera solo vederlo, ma andare con lui, a casa sua”.

Ha quindi indicato tre modi con cui Gesù lo cerca: “Innanzitutto lo guarda, e quindi lo considera, lo accoglie nel proprio sguardo. Gesù non passa oltre senza fermarsi per dare attenzione a questo uomo che era guardato male da molti. Poi gli parla. Qualche versetto dopo, tutti presenti parleranno di lui, ma non con lui. Zaccheo era un uomo a cui non era facile rivolgere la parola, un uomo tenuto a distanza.

Gesù invece si rivolge direttamente a lui, superando ogni steccato. Gli rivolge la parola e mostra di conoscerlo, lo chiama per nome… Infine entra nella sua casa, ovvero condivide la sua vita, crea intimità, gli diventa amico”.

Per mons. Pizzaballa l’esperienza di essere cercato è fonte di gioia: “Ebbene, senza questa esperienza di essere cercati, la vita di fede si riduce ad uno sforzo solitario e sterile, che genera quella tristezza che abbiamo visto nel notabile ricco, per il quale lasciare le proprie ricchezze è solo un dovere a cui obbedire di malavoglia per sentirsi a posto. Non così per Zaccheo, in cui non c’è alcun moralismo.

Gesù non gli chiede di smettere di rubare, di distribuire i suoi beni ai poveri; il cambiamento di vita è il desiderio, l’urgenza che nascono spontaneamente in Zaccheo nel momento in cui si sente visto, conosciuto, chiamato, ritenuto degno di accogliere il dono della presenza di Gesù, che gli si offre gratuitamente. E per questo è fatto con gioia e genera gioia”.

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