Papa Francesco denomina l’Archivio apostolico

Con una lettera apostolica in forma di Motu proprio Papa Francesco ha disposto che l’Archivio Segreto Vaticano cambi la propria denominazione in Archivio Apostolico Vaticano: “L’esperienza storica insegna che ogni istituzione umana, sorta pure con le migliori tutele e con vigorose e fondate speranze di progresso, toccata fatalmente dal tempo, proprio per rimanere fedele a se stessa e agli scopi ideali della sua natura, avverte il bisogno, non già di mutare la propria fisionomia, ma di trasporre nelle diverse epoche e culture i propri valori ispiratori e operare quegli aggiornamenti che si rendono convenienti e a volte necessari”.

La decisione del cambiamento è dovuto allo smarrimento della parola ‘secretum’: “In alcuni ambiti e ambienti, anche di un certo rilievo culturale, ha assunto l’accezione pregiudizievole di nascosto, da non rivelare e da riservare per pochi”. Nel Motu proprio il papa ha ripercorso la storia dell’Archivio vaticano:

“Sorto dal nucleo documentario della Camera Apostolica e della stessa Biblioteca Apostolica fra il primo e secondo decennio del XVII secolo, l’Archivio Pontificio, che cominciò a chiamarsi ‘Segreto’ solo intorno alla metà di tale secolo, accolto in confacenti locali del Palazzo Apostolico, crebbe nel tempo in consistenza notevolissima e fin da subito si aprì alle richieste di documenti che pervenivano al Pontefice Romano, al cardinale Camerlengo e poi al cardinale Archivista e Bibliotecario da ogni parte dell’Europa e del mondo”.

Quindi per ‘sfatare’ una malevole interpretazione della parola in vista delle progressive ‘aperture’ agli studiosi dell’archivio il papa vuole riaffermare “a fattiva volontà di servizio alla Chiesa e alla cultura, la nuova denominazione mette in evidenza lo stretto legame della Sede romana con l’Archivio, strumento indispensabile del ministero petrino, e al tempo stesso ne sottolinea l’immediata dipendenza dal Romano Pontefice, così come già avviene in parallelo per la denominazione della Biblioteca Apostolica Vaticana”.

Intanto sulle pagine culturali de L’Osservatore Romano il card. José Tolentino De Mendonça, archivista e bibliotecario, ha spiegato la continuità di papa Francesco con papa Leone XIII: “… il termine ‘apostolico’ è storicamente attestato già nel Seicento, nel secolo della nascita del moderno Archivio Vaticano. Esso spesso concorre con l’aggettivo che poi è storicamente prevalso e in qualche modo esprime lo stesso concetto, anzi lo innalza e lo potenzia.

L’Archivio Vaticano è l’Archivio del Papa, della sua Curia; è quindi pienamente e veramente ‘apostolico’, cioè è necessario e indispensabile al successore dell’apostolo Pietro nel suo servizio alla Chiesa universale. Ma questo Archivio, profondamente ‘cattolico’ perché in esso si riflette la vita della Chiesa universale e del mondo intero, è condiviso, senza paura, con gli studiosi di tutto il mondo, con un gesto di fiducia e di apertura che è l’apologia più certa e convincente della nostra fede”.

Inoltre il neo cardinale ha collegato il nuovo nome dell’archivio con la biblioteca: “Archivio e Biblioteca non sono un gioiello e un lusso del passato ma sono sempre una risorsa per il futuro, per comprendere e interpretare la storia degli uomini, della quale sono uno specchio incomparabile e fedele… Il Motu proprio è dunque un atto di fedeltà al Vangelo e, al tempo stesso, alla storia e di questo dobbiamo essere grati a papa Francesco”.

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