Unire due corpi… o due vite? Quel legame tra sesso ed amore…

‘Se siamo d’accordo entrambi, che problema c’è a vivere una storia occasionale, un incontro di sesso, senza implicazioni sentimentali?’ Non credo di essere l’unica ad aver sentito pronunciare una frase di questo tipo. Generalmente, se si è ‘single’, si pensa che non ci sia nulla di male nello scegliere di ‘divertirsi insieme a qualcuno’, con le dovute precauzioni e il rispetto delle reciproche volontà.

Riconosco che il sesso possa risultare ‘piacevole’ ed attraente anche al di fuori di una relazione affettiva; però sono sempre più convinta che senza tenerezza, senza intimità di cuori, esso perda la sua vera bellezza. Il sesso può essere molto più di mero erotismo. Può essere un gesto unico e totalizzante, con cui dire ‘ti amo’, ‘voglio accoglierti’, ‘voglio unirmi a te nel modo più intimo possibile’, ‘voglio essere così vicino a te, al tuo cuore, alla tua anima, alle tue gioie e ai tuoi dolori, da diventare una sola carne’.

Ed allora, se può legare in modo unico, speciale, ‘due persone che si amano’, perché ridurlo a incontro tra ‘due soggetti che non si conoscono affatto’; perché ridurlo -senza troppi giri di parole– a incontro tra due ‘organi genitali’? Possiamo farlo. Certo che possiamo. Tanti rivendicano la libertà di vivere la propria sessualità ‘come vogliono’.

Ed io non intendo minare la libertà di nessuno; capisco e rispetto il fatto che si possano compiere scelte differenti dalle mie. Semplicemente mi chiedo: dov’è la bellezza, dov’è la gioia di viverlo così? Pensate di indossare un vestito fatto su misura per voi, prezioso, di valore, per poi andare… a raccogliere pomodori in un campo!

Nessuno vi vieta di farlo, ma di fatto lo sciupereste. Il sesso è qualcosa di meraviglioso, è qualcosa di prezioso. Molto più di un vestito. Vale la pena sciuparlo? Possiamo passare solo una ‘serata diversa, eccitante’, certo. Oppure possiamo fare dono di tutti noi stessi. Possiamo concentrarci solo sul piacere. Oppure possiamo metterci tra le braccia di chi amiamo. Si possono unire due corpi.

Oppure si possono legare due cuori, due vite, due storie. Ci si può ‘usare’, dando il proprio consenso a uno sconosciuto, oppure ci si può consegnare a Qualcuno che si vuole continuare a conoscere per il resto della vita. Di fatto, si può diventare terra di saccheggio per una notte, oppure porto sicuro per sempre, luogo di accoglienza e ristoro per chi amiamo. Giovanni Paolo II, nella ‘Mulieris Dignitatem’, arriva a sostenere che l’unione dell’uomo e della donna in una sola carne sia l’apice di tutta la Creazione divina.

E allora, certo che possiamo vivere senza tenerezza, senza amore, senza dare sacralità a questo atto. Ma mi chiedo: cosa desideriamo davvero, nel profondo del cuore? Ho studiato antropologia della relazione Uomo-Donna all’università, ho letto molto su questo tema, perché mi è sempre piaciuto, mi affascina. Eppure vi confesso che parlo prima di tutto da donna sposata ed amata.

Ogni giorno di più, guardando la bellezza che Dio ha messo nel mio matrimonio, con rammarico mi chiedo: perché accontentarsi delle briciole, se si può avere un pranzo coi fiocchi? Perché cercare il sesso fine a sé stesso, quando può diventare un mezzo, un vincolo, un canale per legarci, nel rispetto, nella dolcezza, nella complicità alla persona che ci ha giurato fedeltà in ogni circostanza della vita?

Possiamo andare con un vestito impreziosito dai diamanti a raccogliere pomodori in un campo. Possiamo. Oppure possiamo custodirlo, conservarlo, pazientare; tenerlo nell’armadio ed indossarlo solo quando si presenta un’occasione davvero speciale.

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