Al SinodoAmazonico presentata la bozza del Documento finale

Alla presenza di Papa Francesco, si è svolta nella mattina di lunedì 21 ottobre la 14^ Congregazione generale del Sinodo speciale dei vescovi per la Regione Panamazzonica, in cui il Relatore generale, card. Claudio Hummes, ha presentato la bozza del documento finale dell’Assemblea speciale per la regione panamazzonica. Il testo, che raccoglie i frutti degli interventi presentati durante i lavori, passerà ora ai Circoli Minori per l’elaborazione dei ‘modi collettivi’.

Tali emendamenti, nelle giornate di mercoledì e giovedì, saranno inseriti nel Documento finale dal Relatore generale e dai Segretari speciali, con l’aiuto degli esperti. Quindi, il testo verrà rivisto dalla Commissione per la redazione per poi essere letto in Aula venerdì pomeriggio, nella 15^ Congregazione generale. Sabato pomeriggio, infine, durante la 16^ Congregazione generale ci sarà la votazione del Documento finale.

In apertura della Congregazione odierna si è svolta la preghiera dell’Ora Terza; nell’omelia mons. Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo e presidente del Celam, ha esortato a guardare all’esempio di san Francesco e al ‘Cantico delle creature’: “Per Francesco la bellezza non è una questione di estetica, bensì di amore, di fraternità ad ogni costo, di grazia ad ogni costo”.

Conoscere, riconoscere e restituire sono i verbi che scandiscono ‘il ritmo’ del cammino spirituale del Poverello di Assisi, ovvero conoscere il Sommo Bene, riconoscere i suoi benefici e restituire ad Esso la lode: “L’esperienza della totalità di Dio, della sua bontà in tutto, in tutte le cose, rappresenta l’ampiezza e l’estensione della sua visione della realtà, che non può che includere tutto in Dio e Dio in tutte le creature: in ogni opera loda il Creatore.

Tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore. Esulta di gioia in tutte le opere uscite dalle mani del Signore e, attraverso questa visione gioiosa, intuisce la causa e la ragione che le vivifica. Avendo riconosciuto Dio in tutte le cose, Francesco si sente portato alla restituzione. Al Creatore si dà la gloria che gli corrisponde quale artefice della bellezza. La lode rappresenta così il movimento di restituzione”.

Durante la conferenza stampa il card. Christoph Schönborn ha sottolineato: “Con questo Sinodo, papa Francesco vuole risvegliare la coscienza di tutta la Chiesa sul destino dei popoli indigeni dell’Amazzonia, che vivono sotto la minaccia dell’estinzione da 500 anni. I missionari hanno servito queste popolazioni, ma la situazione resta drammatica…

Noi come eredi delle potenze coloniali dobbiamo essere molto attenti e consapevoli di cosa significa per questi popoli essere a rischio di estinzione. Il Papa ci chiede di prestare attenzione a chi non ha voce, ai popoli e ai poveri dimenticati”. L’ex allievo di papa Benedetto XVI, e collaboratore di san Giovanni Paolo II, ha ricordato la forza del diaconato nella sua diocesi:

“A Vienna abbiamo 180 diaconi permanenti, la stragrande maggioranza sposati. Un’esperienza nata grazie all’intuizione del mio predecessore card. Konig, che ha messo in pratica una delle novità introdotte dal Concilio Vaticano II. Oggi i nostri diaconi permanenti prestano servizio in parrocchie, nelle comunità, nella Caritas e anche nelle carceri. Il diaconato permanente può aiutare davvero la pastorale in Amazzonia”.

Ed ha concluso l’intervento sul tema dell’ecologia integrale: “Noi dobbiamo chiederci qual è il nostro contributo all’accrescere i pericoli per l’Amazzonia. Ad esempio usando cellulari costruiti con i minerali estratti dalla foresta amazzonica”. Mentre il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, ha avviato la riflessione, parlando del terremoto che ha colpito il Centro Italia nel 2016:

“Ormai la questione ecologia è ‘la’ questione. La ‘Laudato sì’ ha dimostrato che non c’è sviluppo nel medio-lungo periodo, se questo non è sostenibile. Non servono né i negazionisti, che negano l’evidenza del problema, e i terroristi che vedono sempre più vicina la fine del mondo, ma nessuno ormai può evitare di riflettere seriamente, come stiamo facendo al Sinodo”.

La tragedia del terremoto del 2016 in Centro Italia, è per mons. Pompili, “la spia di un difficile e irrisolto problema nel rapporto uomo–ambiente. E oggi al ricostruzione, anzi la ‘rigenerazione’ va fatta seguendo rigorosi criteri ecosostenibili. Purtroppo ci sono ancora decine di migliaia di sfollati”.

Il briefing si è concluso con la testimonianza di p. Dario Bossi, superiore provinciale dei Missionari comboniani in Brasile: “Sarebbe un segno molto forte se la Chiesa riuscisse ad eliminare l’uso dell’oro nelle sue liturgie e sacramenti… I cercatori d’oro, per l’equivalente di un anello d’oro spostano quintali di terra e inquinano i fiumi con mercurio e cianuro. Solo il 10% dell’oro è usato per processi effettivamente utili, come l’impiego in medicina, il resto viene stoccato o usato per l’oreficeria”.

La Chiesa è accanto alle comunità colpite, con la rete ecumenica Iglesias y Minería, e una commissione ad hoc dell’episcopato brasiliano: “Questo sistema non lo sopporta più nessuno. L’estrazione mineraria è un male comune dell’Amazzonia, e nel 25% del territorio amazzonico sono già state individuate nuovi punti adatti all’estrazione… Però le comunità indigene reagiscono: da 10 anni la comunità di Piquia de Baixo si sta organizzando per chiedere riparazione integrale dei danni sofferti, e ora stanno riuscendo a costruire un nuovo quartiere lontano dalle zone inquinate”.

89.31.72.207