Prof. Borri: a tre anni dal sisma ‘la rosa del giardino’ non è fiorita

“L’Ufficio speciale ricostruzione approva 50 pratiche a settimana, sono circa 2.600 l’anno. Arriveranno pratiche per altri 10 anni. Che ricostruzione vi immaginate ci sarà? Dopo il 1997, con un quarto dei danni rispetto al 2016, ci sono voluti otto anni per uscirne fuori. Lo Stato deve essere consapevole delle condizioni reali della ricostruzione, facendo i conti con i numeri effettivi, sennò non ne verremo mai fuori”: la stima è stata fatta dal direttore dell’Ufficio ricostruzione, Cesare Spuri, in un incontro svoltosi all’Università di Camerino.

Quindi a distanza di tre anni la situazione nel ‘cratere’ non è migliorata ed è palpabile nella popolazione. Testimone di questo ‘stato delle cose’ è il prof. Giammario Borri, docente di paleografia latina e diplomatica all’Università di Macerata e rettore dell’Uteam, Università della Terza Età dell’Alto Maceratese di San Severino Marche, ‘sfollato’ ed autore del libro ‘La rosa del mio giardino. Come supportare la fragilità post-sisma e alimentare la speranza nell’area dei Sibillini’.

Infatti, in seguito agli eventi sismici del 24 agosto 2016, l’autore ha avuto la casa lesionata e si è trasferito in un appartamento in affitto, che ha dovuto presto lasciare in seguito alle scosse successive, le quali hanno causato anche il crollo parziale della prima casa. Dopo un faticoso peregrinare in contesti provvisori tra tende, collina e mare, ha vissuto in un monolocale seminterrato, provvisto di angolo cucina e bagno.

Nel libro, pubblicato nel 2017 da Zefirobooks, aveva raccolto appunti e riflessioni, misti a una vena a volte ironica altre emotiva, sugli eventi sismici con lo scopo di proporre parole tonificanti per rinforzare la fragilità post-sisma, alimentare la speranza e riprendere il cammino, come scritto nella prefazione:

“Può capitare nell’arco di una vita intera che le vicende scorrano senza sconvolgimenti degni di lasciare traccia. Può anche capitare che nell’arco di parte della vita, la tua vicenda umana possa essere scossa più volte dagli eventi sismici i quali la prima, nel 1972, la seconda, nel 1997, e anche la terza volta, nel 2009, non hanno lasciato tracce rilevanti, ma che la quarta volta ti cambiano radicalmente la vita.

Quelli che di recente hanno colpito l’area dei Sibillini hanno sconvolto la vita di migliaia di persone. A 299 l’hanno addirittura tolta nel sonno o sotto le macerie. Il mio pensiero è rivolto ad ognuna di queste vittime, alle quali il mio libro è dedicato, e in modo particolare ai bambini e a quanti hanno perso casa, beni, serenità, fiducia e speranza. Poiché nel corso degli anni ho imparato a ‘leggere’ gli eventi, a ‘guardare’ con altri occhi e a ‘comprendere’ che la fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro, è necessario ricominciare il viaggio e riuscire a scorgere in ogni evento il risvolto positivo“.

Però, a tre anni dal sisma il prof. Borri mi dice che ha ritirato il libro, in quanto la situazione non è migliorata: “Le rispondo brevemente in quanto la speranza forte e le certezze del libro sono state evase da una realtà politica e burocratica drammatica, pertanto di fronte a tale stato di cose ho ritirato il libro, dato che contiene eccessiva fiducia e speranza rispetto ai fatti del questi ultimi anni”.

Allora gli ho chiesto con quale intento aveva scritto il libro: “Il libro è stato scritto con l’intento da dare forza e coraggio ai lettori colpiti dal sisma, di guardare il futuro in modo positivo, di coltivare la speranza della ricostruzione”.

L’intento del libro era quello di alimentare la speranza: a 3 anni di distanza è ancora possibile?
“A tre anni di distanza non è più così facile alimentare la speranza perché la macchina burocratica non è partita, la ricostruzione vera e propria è solo un sogno mentre la ricostruzione leggera è in fase di attuazione, seppure con molte problematiche”.

In quale modo bisogna educare alla speranza?
“Educare alla speranza si può soltanto se si hanno delle certezze, che, però, non possono essere solo personali; devono di fatto poi intersecarsi con la realtà…. Ma al momento non è possibile educare alla speranza per quanto concerne la ricostruzione pesante”.

Come è stata la vita nel ‘bunker’?
“La vita nel ‘bunker’ è stata dura ma nello stesso tempo anche pregna di fiducia e di positività, dato che eravamo tutti salvi e c’era chi stava peggio di noi; in fondo avevamo anche una cucina, che si trasformava in camera da letto e il bagno, che la notte si trasformava in studio…”.

Perché il libro si conclude con ‘una storia, un consiglio, una preghiera’?
“Lo scopo del libro era di trasmettere forza e positività; la storia, il consiglio e la preghiera in oggetto ne sono testimonianza”.

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