‘Saturdays for future’; per un’economia sostenibile

Promuovere e favorire la partecipazione attiva e responsabile della cittadinanza per realizzare una economia sostenibile in linea con gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030: questo è lo scopo dell’iniziativa ‘Saturdays for future’, svoltasi sabato 28 settembre e promossa dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) che ha lanciato un sito dedicato e la proposta di organizzare nelle città italiane, come ha illustrato il prof. Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università di Tor Vergata e promotore dell’iniziativa:

“Il goal 12 dell’Agenda 2030 ci chiede proprio di garantire tali modelli con urgenza». Sottoscritto dai 193 Paesi membri dell’Onu, il documento per l’attuazione di uno sviluppo sostenibile costituisce un quadro di riferimento delle politiche europee per il quinquennio 2019-2024”.

Nata sulla scia della protesta ‘Fridays for future’ l’iniziativa ‘Saturdays for future’ “si pone l’obiettivo di cambiare e migliorare le abitudini di spesa, favorendo un consumo responsabile, pretendendo prodotti sostenibili, al fine di tutelare l’ambiente e la nostra salute. Infatti le statistiche ci dicono che rispetto allo smaltimento dei rifiuti il 23% dei materiali realizzati dall’anno zero a oggi è stato prodotto solo negli ultimi 20 anni. Ed a causa dell’inquinamento, e cioè per patologie ad esso correlate, nell’ultimo anno sono morte 900.000 persone in Europa, 90.000 solo in Italia”.

Perché proprio di sabato?
“L’idea è quella di fare del sabato, quando gran parte delle persone fa la spesa settimanale, il giorno della sensibilizzazione e della presa di coscienza per un consumo responsabile a favore dello sviluppo sostenibile. Il ruolo dei cittadini, infatti, accanto a quello degli attori del mercato e delle istituzioni politiche, può rivelarsi davvero importante e generativo, purché si passi da un atteggiamento di protesta, seppure utile, a uno di proposta, per stimolare così politica ed imprese a muoversi concretamente nella direzione della transizione ecologica”.

Un ruolo importante è giocato dall’informazione?
“Sì, è importante informare i consumatori, ad esempio sulle aziende etiche locali, favorendo dunque l’acquisto dei prodotti di queste ultime e la condivisione del gesto di acquisto responsabile tra cerchie di conoscenti, per contagiare così dal basso sempre più consumatori e altre realtà aziendali”.

In questo quadro economico quale ruolo ha il commercio equo e solidale?
“Il commercio equo e solidale è stato un grande seme di trasformazione della società, producendo risultati importanti, perché votando con il ‘portafoglio’ i cittadini possono costruire un mondo a misura d’uomo. Oggi, sul lato commerciale, sta facendo un po’ più fatica, ma sul lato finanziario ha ‘sfondato’, perché i fondi di investimento etici stanno prendendo il sopravvento e stanno condizionando anche il comportamento delle imprese. La speranza è quella di progredire anche nel commercio e nell’aiuto che le regole della politica debbono dare a questi comportamenti virtuosi”.

In quale modo l’economia civile può cambiare la società?
“L’economia civile è l’elemento di cui la società ha bisogno per una visione del futuro fatta sull’idea di persone capaci di cooperare con risultati migliori, di imprese che creano valore in modo sostenibile e di un concetto di valore fondato sulla generatività, costruendo società felici, sotto le quali abbiamo tutti gli indicatori di benessere multidimensionale; infine una politica economica fatta insieme alla cittadinanza attiva ed alle imprese responsabili. Se mettiamo in atto questi punti si può costruire società felici”.

Generatività per società felice: come è possibile far passare questo concetto?
“Abbiamo già iniziato a misurarla attraverso la classifica del ‘ben vivere’ con Avvenire, quindi con la generatività delle province italiane attraverso lo slogan di ‘alzarsi dal divano’. Sappiamo che la felicità è l’ultimo miglio della generatività e quindi se le persone sono attive le società diventano sempre più generative”.

In questo settore generativo anche papa Francesco è molto attivo?
“La frase ‘il tempo è superiore allo spazio’ è un inno alla generatività sociale e politica, perché dobbiamo mettere in moto processi che cambiano progressivamente le situazioni nel tempo. Questo è veramente un inno alla generatività”.

Quindi la generatività può avere un ‘gusto’?
“Senza un’idea di futuro, che va oltre la mera riproduzione biologica non c’è neanche la generatività biologica. Il gusto per la generatività può essere alla base della ripresa dello spirito imprenditoriale nel nostro Paese e della capacità dei nostri giovani di trovare un buon lavoro.

Al termine di un recente incontro con studiosi di diverse discipline su giovani e lavoro, c’è stata una sorprendente convergenza sul fatto che l’elemento più importante per combattere la disoccupazione giovanile è proprio il desiderare. E l’aspetto più preoccupante per un giovane oggi è ‘essere sdraiato’ e non desiderare. Solo un desiderio forte può infatti mettere in moto e motivare lo sforzo per risalire la scala del talento investendo con forza ed energia in una dimensione vocazionale e professionale.

E senza quello sforzo e quelle energie non si sviluppano competenze e si finisce risucchiati nel gorgo della competizione a bassa qualifica o con le macchine. Molte esperienze si fermano all’ultimo miglio perchè il geniale fondatore è geloso della sua opera e non sa lasciarla andare. Così accade a chi crea un’organizzazione a movente ideale e non prepara la sua successione. Come anche al fondatore di un’impresa familiare che non riesce ad arrivare alla seconda generazione”.

In quale modo si possono costruire società del ben vivere?
“La comunità dei cittadini può essere luogo dell’ ‘homo homini lupus’, dei conflitti e delle passioni tristi degli homines economici che pensano che la loro felicità dipenda solo dall’arricchimento personale e dal consumo compulsivo di beni e vedono l’altro (e lo straniero in primis) come rivale o avversario nella contesa per le risorse e nella gara per lo status.

Chiedono l’intervento di uno Stato leviatano, forte ed autoritario che riesca nell’impossibile compito di frenare e regolare i loro appetiti. O può invece diventare luogo dove i cittadini si educano reciprocamente e pazientemente a sviluppare l’arte della cooperazione e della fiducia, producendo capitale sociale e sfruttando così le risorse della superadditività che moltiplica il risultato dei nostri sforzi. Può essere pertanto una comunità di cittadini responsabili e generativi che fanno nascere attività imprenditoriali che guardano all’impatto oltre che al profitto creando valore economico in modo socialmente, ambientalmente e finanziariamente sostenibile”.

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