Papa Francesco: sport e musica creano ponti

Papa Francesco nel fine settimana ha incontrato alcuni giovani di società sportive, chiedendo loro di promuovere l’amicizia sociale, come ha detto agli atleti della federazione della ginnastica italiana: “La presenza delle associazioni sportive nella società non è solo funzionale a organizzare l’attività sportiva. Esse sono chiamate anche a favorire una mentalità che, attraverso lo sport, promuova lo sviluppo integrale della persona umana e l’amicizia sociale.

Si tratta di intendere e vivere la pratica sportiva non soltanto come fonte di benessere fisico, ma come ideale di vita coraggioso, positivo, ottimista. In questo senso, lo sport diventa esperienza formativa che aiuta soprattutto le nuove generazioni a coltivare i valori della vita: l’amore per la lealtà e la giustizia, il gusto della bellezza e della bontà, la ricerca della libertà e della solidarietà”.

Ed ha messo in guardia dai rischi in cui l’atleta può incorrere: “Ai nostri giorni il sistema dello sport appare a volte condizionato da logiche di profitto, da un agonismo esasperato e, purtroppo, anche da atteggiamenti violenti. Tre cose brutte: il profitto, l’agonismo esasperato e a volte atteggiamenti violenti.

E a tutti e tre questi atteggiamenti brutti manca una cosa: la dimensione amatoriale dello sport. Quando lo sport perde la dimensione
amatoriale vengono fuori questi atteggiamenti, che abbassano il livello dello sport. Di fronte a questi aspetti negativi, i dirigenti e gli atleti animati dalla fede cristiana possono testimoniare la forza umanizzante del Vangelo anche negli ambienti sportivi, e così contribuire a costruire una società più fraterna”.

Anche alla federazione internazionale di hockey su ghiaccio ha sottolineato che lo sport è un canale per promuovere la pace: “Lo sport è un canale davvero speciale per promuovere la pace e l’unità. Le attività sportive sono luoghi d’incontro, a cui accorrono insieme persone provenienti da molti contesti diversi.

L’hockey è un buon esempio di come lo sport possa esprimere il senso dello stare insieme: è un gioco di squadra in cui ciascun giocatore ha un ruolo importante da svolgere. E ogni volta, ai Campionati mondiali, si può vedere la gioia di persone provenienti da tanti Paesi diversi, la gioia di ritrovarsi insieme per sperimentare la bellezza dello sport”.

Poi ha sottolineato che lo sport deve essere inclusivo: “E’ incoraggiante sapere che il vostro obiettivo, in quanto leader dell’hockey su ghiaccio internazionale, non è solo quello di disciplinare le linee-guida e le regole dello sport, ma anche di renderlo inclusivo e accessibile a livello globale.

L’hockey su ghiaccio richiede abilità specifiche e resistenza. I giocatori devono padroneggiare le tecniche del pattinaggio e mantenere l’equilibrio sul ghiaccio, e devono pure seguire il movimento del disco e rialzarsi dopo una caduta. Sport del genere richiedono ore e ore di allenamento. E nel sostenere lo sviluppo di questo sport nel mondo, voi state spronando giovani e meno giovani, uomini e donne, a tirare fuori il meglio di sé e a promuovere relazioni amichevoli dentro e fuori la pista”.

Ha anche ribadito che lo sport è necessario per osservare le regole: “La mentalità odierna può a volte trascinare le attività sportive sulla via sbagliata, ma va tenuto presente che le regole esistono proprio per servire determinate finalità ed evitare di piombare nel caos. Gli atleti onorano il fair play non solo quando seguono formalmente le regole, ma anche quando osservano giustizia e rispetto nei riguardi degli avversari, in modo che tutti i concorrenti possano pacificamente partecipare al gioco”.

Mentre ai i ragazzi ospiti del ‘Centro Social Padre David de Oliveira Martins’ di Braga ha chiesto di essere portatori di ‘tenerezza’: “Siate sempre uniti a Cristo nella preghiera, nella cura dei vostri fratelli piccoli. Non abbiate paura di partecipare alla rivoluzione a cui vi chiama: la rivoluzione della tenerezza. Cristo cammina con voi e vi guiderà… Lavorate e sforzatevi di raggiungere le cose che desiderate. E non lasciate che nessuno di voi si senta mai solo. Dio vi conceda di essere l’un l’altro portatore della sua misericordia, tenerezza e amore”.

Infine, ricevendo le Scholae Chantorum dell’Associazione Italiana Santa Cecilia, ha sottolineato il compito di “saldare insieme la storia cristiana: nella liturgia risuonano il canto gregoriano, la polifonia, la musica popolare e quella contemporanea… Il coro infatti guida l’assemblea e, con i suoi repertori specifici, è voce qualificata di spiritualità, di comunione, di tradizione e di cultura liturgica. Vi raccomando di aiutare a cantare tutto il popolo di Dio, con partecipazione consapevole e attiva alla Liturgia. Questo è importante: la vicinanza al popolo di Dio”.

Ha concluso l’incontro evidenziando il compito delle scholae cantorum: “La musica sacra svolge anche un altro compito, quello di saldare insieme la storia cristiana: nella liturgia risuonano il canto gregoriano, la polifonia, la musica popolare e quella contemporanea. E’ come se in quel momento a lodare Dio ci fossero tutte le generazioni passate e presenti, ognuna con la propria sensibilità.

Non solo, ma la musica sacra (e la musica in genere) crea ponti, avvicina le persone, anche le più lontane; non conosce barriere di nazionalità, di etnia, di colore della pelle, ma coinvolge tutti in un linguaggio superiore, e riesce sempre a mettere in sintonia persone e gruppi di provenienze anche molto differenti. La musica sacra riduce le distanze anche con quei fratelli che a volte sentiamo non vicini. Per questo in ogni parrocchia il gruppo di canto è un gruppo dove si respira disponibilità e aiuto reciproco”.

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