La contrarietà della Chiesa all’eutanasia

L’associazione ‘Scienza & Vita’, insieme a 70 associazioni partecipanti al convegno ‘Eutanasia e suicidio assistito: quale dignità della morte e del morire?’, in vista della decisione della Corte costituzionale, all’esito della quale (come si prospetta nell’ordinanza n. 207/18) potrebbe venire legalizzato il suicidio anche medicalmente assistito, in quanto il Parlamento Italiano non ha legiferato sul tema nel termine assegnato, si è appellata ai presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica,

affinché “a prescindere da ogni opinione nel merito, non rifiutino il compito che la Costituzione ha assegnato in via esclusiva al Parlamento, come accadrebbe, invece, qualora la disciplina sulla liceità o meno del procurare la morte a una persona, anche a mezzo di assistenza sanitaria, non derivasse da un voto di Camera e Senato, unici rappresentanti di quella sovranità popolare che dà esistenza stessa alla Repubblica italiana”.

Inoltre hanno chiesto di valorizzare la risorsa delle cure palliative, corroborate da esatte scelte antropologiche: “Convengano che il tema dell’eutanasia non può dipendere dalle occasionali maggioranze politiche, bensì all’autonomia di giudizio e alla libera coscienza di ciascun rappresentante della sovranità popolare, al fine di consentire che i lavori, il dibattito e il confronto parlamentari siano sostenuti da una forte e trasparente tensione di ciascuno alla verità delle scelte antropologiche e di significato del SSN, che saranno compiute”.

In questo senso la prof.ssa Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale alla Statale di Milano, ha detto che occorre dare attuazione alle cure palliative invece delle cure eutanasiche: “Penso che per prima cosa bisognerebbe concentrarsi sulla tutela dei deboli, dando finalmente attuazione alle norme sulle cure palliative e sostenendo anche economicamente e attraverso servizi chi vive in una condizione di fragilità. Una condizione che può portare a percepire la propria esistenza come un peso per i propri cari e, quindi, la morte come un alleviamento di tali sofferenze”.

Invece il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha sottolineato le implicazioni culturali di un pensiero eutanasico: “L’eutanasia non va confusa con il rifiuto dell’accanimento terapeutico, distinzione che spesso non è compresa, quasi si volesse porre sempre in atto ogni possibile intervento medico, senza una valutazione delle ragionevoli speranze di guarigione e della giusta proporzionalità delle cure.

Tuttavia, mentre nel caso del rifiuto all’accanimento, la morte è intesa come un male che ormai non può essere evitato, nel caso dell’eutanasia essa è direttamente cercata: sia che si tratti di eutanasia attiva (mediante la somministrazione al malato di sostanze letali) sia che si tratti della sua forma passiva, con l’omissione di cure o del sostegno necessari alla sopravvivenza. L’intenzione che muove chi compie l’atto eutanasico non è la rassegnazione davanti alla morte, ma la positiva scelta di porre fine all’esistenza del malato”.

Ed ha chiesto che ci sia un dibattito parlamentare urgente nel rispetto dei principi costituzionali: “In realtà, ben prima che sul reato di suicidio, i lavori parlamentari dovrebbero essere dedicati a una revisione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento, approvate con la legge 219, del dicembre 2017. Le disposizioni contenute in quel testo rappresentano il punto di partenza di una legge favorevole al suicidio assistito e all’eutanasia.

La legge 219 andrebbe rivista laddove comprende la nutrizione e l’idratazione assistite nel novero dei trattamenti sanitari, che in quanto tali possono essere sospesi; così, andrebbero chiarite le circostanze che la legge stabilisce per la sedazione profonda e dovrebbe essere introdotta la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza alla norma. Andrebbe, infine, rafforzato il ricorso alle cure palliative, la cui importanza è cruciale nell’offrire il necessario sollievo alla sofferenza del malato”.

Perciò ha mostrato preoccupazione per una ‘selezione eugenetica’: “Siamo una società che già seleziona, e stabilisce chi tra gli esseri umani sia anche persona e porti o meno il diritto di nascere e di vivere: i più indifesi sono già eugeneticamente selezionati e in una grande percentuale non sono fatti nascere se portano qualche malattia o malformazione.

Le leggi di cui temiamo l’approvazione non farebbero che ampliare tale obbrobrio, rendendo la vita umana sempre più simile a un oggetto e sempre più soggetta alla regola del consumismo: si usa e si getta. Verrebbe così trasformato pure il senso della professione medica, alla quale è affidato il compito di servire la vita. La stessa sanità diventerebbe sempre più una sanità a due livelli, e si accrescerebbe la pericolosa tendenza a offrire cure più o meno qualificate, a seconda delle possibilità economiche di ognuno”.

Sulla stessa linea si è espresso l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che ha augurato un dialogo sereno sul tema: “Va inoltre rimarcato che una eventuale legge favorevole alla morte procurata incrementerebbe una palese ingiustizia perché provocherebbe una sanità a due livelli dove chi ha maggiori risorse personali potrebbe ottenere cure qualificate in ogni frangente di vita e chi invece ha meno possibilità economiche potrebbe essere considerato un peso per la società e addirittura essere soppresso contro la sua volontà come già avviene in alcuni paesi.

Qualcuno potrebbe essere ingiustamente indotto ad accusare la Chiesa italiana di voler salvaguardare la vita a tutti i costi, anche a rischio di costringere le persone a sopportare sofferenze atroci. Nulla di più scorretto. Perché più volte la Chiesa ha sostenuto l’inopportunità di ogni forma di ‘accanimento terapeutico’ che ha il perverso scopo di procurare un precario e penoso prolungamento della vita e ha ribadito l’importanza di tutelare la dignità della persona applicando le terapie proporzionate e concordate di volta in volta all’interno di una proficua alleanza terapeutica capace di coinvolgere gli operatori sanitari e i pazienti”.

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