*

Agli operatori sanitari papa Francesco ribadisce il valore della vita

Nella giornata odierna papa Francesco ha incontrato 350 membri della Federazione Italiana degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ribadendo che eutanasia e suicidio assistito non sono ‘scelte legate alla libertà del malato’, ma per ‘scartare’ chi soffre:

“La medicina, per definizione, è servizio alla vita umana, e come tale essa comporta un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale: la medicina è a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo.

E voi medici siete convinti di questa verità sulla scorta di una lunghissima tradizione, che risale alle stesse intuizioni ippocratiche; ed è proprio da tale convinzione che scaturiscono le vostre giuste preoccupazioni per le insidie a cui è esposta la medicina odierna”.

Per il papa la malattia è la condizione della persona e non solo un fattore clinico: “Occorre sempre ricordare che la malattia, oggetto delle vostre preoccupazioni, è più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile; è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente: considerando perciò la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente.

Si tratta per i medici di possedere, insieme alla dovuta competenza tecnico-professionale, un codice di valori e di significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni singolo caso clinico un incontro umano”.

Quindi ha esortato i medici a non cedere alle richieste eutanasiche da parte del paziente: “Un uomo o una donna da accompagnare con coscienza, con intelligenza e cuore, specialmente nelle situazioni più gravi.

Con questo atteggiamento si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”.

Citando la Nuova Carta per gli operatori sanitari e san Giovanni Paolo II il papa ha esortato i medici a non cedere ad una falsa ‘compassione: “Si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte”.

Infatti il n^ 169 della Carta per gli operatori sanitari sottolinea esplicitamente che non esiste un diritto ‘arbitrario’ per interrompere la propria vita: “Non esiste un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita, per cui nessun medico può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente”.

In conclusione ha anche ricordato quanto scritto da san Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Evangelium vitae’, quando osserva che la responsabilità degli operatori sanitari “è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell’intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria”.

Subito dopo ha ricevuto i membri della rete sanitaria ‘Somos Community Care’, che a New York assiste e cura chi vive ai margini della società, sottolineando il coinvolgimento e l’impegno di prossimità e condivisione, fattori indispensabili di quella ‘cultura dell’incontro’ da incoraggiare contro la diffusa ‘globalizzazione dell’indifferenza’:

“La vostra organizzazione si distingue per l’approccio empatico e di fiducia che riesce a instaurare con i malati e le loro famiglie, attraverso la condivisione della loro vita e avvicinandosi alla loro cultura e lingua, allo scopo di favorire il rapporto umano…

Il vostro è un impegno quotidiano volto a contrastare quella cultura dello scarto che domina in molti scenari sociali. Così facendo, voi siete protagonisti di una cura globale della persona che mette a disposizione, con generosità e altruismo, un servizio integrato di medici e operatori socio-sanitari, i quali garantiscono prestazioni di medicina preventiva, di cura e di riabilitazione.

Questa solidarietà con i malati è un vero tesoro, ed è un segno distintivo di cura e assistenza sanitaria autentiche, che mettono al centro la persona e i suoi bisogni”.

Ha sottolineato che l’assistenza sanitaria è un diritto universale, come è scritto nella Nuova Carta per gli operatori sanitari: “Oggi, l’assistenza sanitaria è riconosciuta come un diritto umano universale e come una dimensione essenziale dello sviluppo umano integrale.

Tuttavia, a livello mondiale, rimane ancora un diritto garantito a pochi e precluso a molti. Ed è anche da notare che, spesso, laddove l’assistenza al malato è garantita, essa è dominata dal tecnicismo, che finisce per prevalere sulla persona, snaturando il senso ultimo della cura stessa”.

Ha concluso che in tutti gli interventi sanitari è necessaria non solo la tecnica, ma anche la dedizione: “Anche se non tutti gli interventi medici si tradurranno in guarigione fisica, l’assistenza sanitaria prestata con un cuore umano avrà sempre la capacità di fare bene alla vita, nello spirito e nel corpo.

Per questo, l’impegno di ogni operatore sanitario accanto al malato trova la sua espressione più matura e anche più efficace quando è animato dall’amore. E questo stile, a partire dai gesti quotidiani, consente alla cultura della cura di fiorire come elemento essenziale del bene comune”.

89.31.72.207