Papa Francesco ai vescovi di rito orientale: promotori di riconciliazione

Papa Francesco ha incontrato i vescovi di rito orientale di Europa, che hanno scelto Roma per il loro incontro annuale, organizzato quest’anno dal Consiglio delle Conferenze Episcopali di Europa, in collaborazione con l’arcivescovado maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

La maggior parte di queste Chiese sui iuris di rito orientale sono di rito bizantino, ma ci sono anche siro malabaresi dall’India, armeni, caldei. Il card. Angelo Bagnasco, presidente della CCEE, introducendo l’incontro, ha ricordato i 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, le atrocità subite dalle Chiese e mette in luce la sfida della secolarizzazione, da affrontare con speranza perché la sete di Dio è presente ‘come un tormento’ nelle persone, in una Europa così caratterizzata dal cristianesimo e dalla ricerca di Dio.

Nel saluto papa Francesco ha ricordato il suo viaggio apostolico in Romania: “E’ stata un’occasione per manifestare quanto l’intera Chiesa cattolica e il Successore di Pietro vi siano grati per la testimonianza di fedeltà alla comunione col Vescovo di Roma più volte offerta nella storia, talora fino all’effusione del sangue…

La comunione cattolica fa parte della vostra identità particolare ma non le toglie nulla, anzi contribuisce a realizzarla pienamente, ad esempio proteggendola dalla tentazione di chiudersi in sé stessa e di cadere in particolarismi nazionali o etnici escludenti. E questo è un pericolo di questo tempo della nostra civiltà: i particolarismi che diventano populismi e vogliono comandare e uniformare tutto”.

Ricordando il valore della missione ecumenica papa Francesco ha sottolineato che le Chiese devono essere artigiane della pace: “Oggi, mentre troppe disuguaglianze e divisioni minacciano la pace, sentiamoci chiamati ad essere artigiani di dialogo, promotori di riconciliazione, pazienti costruttori di una civiltà dell’incontro, che preservi i nostri tempi dall’inciviltà dello scontro.

Mentre tanti si fanno risucchiare dalla spirale della violenza, dal circolo vizioso delle rivendicazioni e delle continue accuse reciproche, il Signore ci vuole seminatori miti del Vangelo dell’amore. Nella famiglia cristiana siate coloro che, guardando al ‘Dio di ogni consolazione’, s’impegnano a sanare le ferite del passato, a superare pregiudizi e divisioni, a dare speranza a tutti camminando fianco a fianco con i fratelli e le sorelle non cattolici”.

Ed ha ricordato gli incontri finora avvenuti: “Con loro ho avuto la grazia di condividere diversi momenti forti: penso alla preghiera per la pace in Terra Santa nei Giardini Vaticani, all’incontro con i profughi nell’isola di Lesvos, al dialogo per la pace in Medio Oriente a Bari, preceduto dalla preghiera comune nel segno di san Nicola e della Santa Madre di Dio ‘che mostra la via’. Sento che la via che ci viene indicata dall’Alto è fatta di preghiera, umiltà e carità, non di rivendicazioni locali, neppure tradizionaliste, no. Il cammino è preghiera, umiltà e carità”.

Quindi li ha invitati a vivere la spiritualità insieme ai cristiani ortodossi ed a sanare le divisioni: “Vivere fino in fondo le vostre tradizioni ecclesiali vi porta ad attingere alle stesse sorgenti di spiritualità, liturgia e teologia delle Chiese ortodosse. E’ bello essere insieme testimoni di ricchezze così grandi!

Anche in campo accademico è possibile promuovere programmi comuni di studio e scambi culturali, coinvolgendo soprattutto i giovani sacerdoti perché si formino con una mentalità aperta. Soprattutto e in tutto, aiutiamoci a vivere la carità verso tutti. Essa non conosce territori canonici e giurisdizioni. A me fa male quando vedo, anche nei cattolici, una lotta per le giurisdizioni…

Allora ci prepariamo ad abitare insieme l’unico Cielo al quale siamo chiamati. Là il Signore non ci chiederà conto di quali e quanti territori sono rimasti sotto la nostra giurisdizione e nemmeno di come abbiamo contribuito allo sviluppo delle nostre identità nazionali. Ci chiederà quanto siamo stati capaci di amare il prossimo, ogni prossimo, e di annunciare il Vangelo di salvezza a chi abbiamo incontrato sulle strade della vita. Chiediamo la grazia di desiderare questo”.

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