Prato saluta il nuovo vescovo con la ‘Cintola’ di Maria

“Andiamo oltre il nostro orizzonte terreno, nel progettarci dobbiamo avere chiaro cosa Dio ci chiede. In certi momenti Dio ti prende e ti proietta in un futuro che non avevi pensato e tu vorresti scappare. Ma nel suo progetto tutti siamo salvi. E Maria ci aiuta in questo”: così il nuovo vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, nell’omelia della prima messa che ha presieduto in cattedrale nel giorno della Natività di Maria, ricorrenza conosciuta dai pratesi con il nome di ‘Madonna della Fiera’.

Dal presule l’invito ai fedeli ad ‘alzare lo sguardo’ per guardare la bellezza, raccontando un episodio successo con alcuni ragazzi: “Un giorno mi trovavo in duomo a Firenze e mi capitò di incontrare una scolaresca, tutti i ragazzi erano a testa bassa, continuavano le loro conversazioni. E’ una malattia che tocca tutti”.

Poi ha citato Tolkien, l’autore della ‘Il Signore degli Anelli’: “In uno dei suoi romanzi scrive che Dio crea il mondo come se fosse una bellissima melodia, meravigliosa. E il demonio cosa fa? vi inserisce delle note stonate. Ma Dio non le cancella, intorno a quelle note stonate vi costruisce una armonia insuperabile. Così agisce Dio e lo ha fatto anche con Maria, che ha ascoltato la voce del Signore e ha portato la vita nella storia. Se perdiamo questa prospettiva rischiamo di perderci e di avere una visione molto limitata”.

Il giorno precedente il nuovo vescovo ha fatto il suo ingresso solenne in diocesi, accolto da 4.000 fedeli, con una promessa: “Camminare in mezzo. Tutto quello che sono, le mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono per voi ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico… Accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro”.

Al termine della celebrazione eucaristica il sindaco, Matteo Biffoni, gli ha dato il benvenuto: “A nome della città e a mio personale le dò il benvenuto… Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti.

Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità”.

Poi ha indicato il significato della ‘Cintola’, la cintura della Madonna: “E’ per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo.

Ecco, quella Cintola rappresenta oltre al tenere insieme l’intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi. La teca della Cintola si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e della Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a cuore”.

Al termine anche il predecessore, mons. Franco Agostinelli, gli ha consegnato il pastorale: “Finalmente siamo giunti al momento in cui ti consegno il pastorale, col quale governerai questa cara e bella chiesa pratese… Questo è il simbolo della continuità della Chiesa che continua il suo cammino. Oggi questa Chiesa viene consegnata a te: passano le persone ma la Chiesa è quello che resta. Di cui conoscerai i pregi e i limiti, ma ti assicuro che è una Chiesa che cammina e vuol guardare avanti, è viva e reattiva. Ha un laicato operoso e vivace…

C’è bisogno di un pastore che si sporchi le mani e ritorni in mezzo alla gente, senza pretese e col desiderio di camminare. Il secondo è quello di avere premura dei tuoi sacerdoti e i religiosi, che sono la famiglia del vescovo. Il terzo suggerimento è di fare una pastorale della disponibilità, nei confronti dei giovani e della famiglia, che possano trovare in te le risposte che aspettano, e delle istituzioni. La Madonna ti leghi a sé in questa città che conta ben cinque santuari. Maria sia per te madre premurosa e provvidenziale che ti porti a Cristo”.

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