Papa in Mozambico: la pace è il motore di sviluppo sostenibile

‘La ricerca della pace duratura, una missione che coinvolge tutti, richiede un lavoro duro, costante e senza sosta, poiché la pace è come un fiore fragile che cerca di sbocciare tra le pietre della violenza’: con questo tweet papa Francesco ha iniziato il viaggio apostolico nel Paese africano, incontrando le autorità civili, a cui ha rivolto un pensiero di pace, dopo gli accordi dei mesi scorsi.

Accolto dal presidente della Repubblica, Filipe Jacinto Nyusi, papa Francesco ha rivolto il saluto alle Autorità ed ai rappresentanti della Società Civile e del Corpo Diplomatico nel ricordo delle vittime dei cicloni:

“Voglio che le mie prime parole di vicinanza e di solidarietà siano rivolte a tutti coloro sui quali si sono abbattuti recentemente i cicloni Idai e Kenneth, le cui devastanti conseguenze continuano a pesare su tante famiglie, specialmente nei luoghi in cui la ricostruzione non è stata ancora possibile e richiede una speciale attenzione. Purtroppo non potrò recarmi personalmente da voi, ma voglio che sappiate che condivido la vostra angoscia, il vostro dolore e anche l’impegno della comunità cattolica nell’affrontare una così dura situazione”.

Poi ha ricordato il processo di pace che il Paese sta portando avanti da anni e giunto a conclusione un mese fa: “Desidero anche esprimere l’apprezzamento, mio e di gran parte della comunità internazionale, per gli sforzi che, da decenni, si vanno compiendo affinché la pace torni ad essere la norma, e la riconciliazione la via migliore per affrontare le difficoltà e le sfide che incontrate come nazione.

In questo spirito e con questo proposito, circa un mese fa avete firmato nella Serra della Gorongosa l’accordo di cessazione definitiva delle ostilità militari tra fratelli mozambicani. Una pietra miliare, che salutiamo e speriamo come decisiva, fissata da persone coraggiose sulla via della pace, che parte da quell’Accordo Generale del 1992 a Roma”.

Riprendendo le parole di san Giovanni Paolo II il papa ha sottolineato che la pace è un lungo processo di riconciliazione: “Durante tutti questi anni, avete sperimentato che la ricerca della pace duratura, una missione che coinvolge tutti, richiede un lavoro duro, costante e senza sosta, poiché la pace è ‘come un fiore fragile, che cerca di sbocciare tra le pietre della violenza’, e quindi richiede che si continui ad affermare con determinazione ma senza fanatismo, con coraggio ma senza esaltazione, con tenacia ma in maniera intelligente: no alla violenza che distrugge, sì alla pace e alla riconciliazione”.

Quindi la pace, riconoscendo la dignità dell’altro, consente lo sviluppo del Paese: “La pace ha reso possibile lo sviluppo del Mozambico in diversi settori. Promettenti sono i progressi compiuti nell’istruzione e nella salute. Vi incoraggio a portare avanti il lavoro di consolidamento delle strutture e delle istituzioni necessarie per far sì che nessuno si senta abbandonato, in particolare i vostri giovani, che costituiscono gran parte della popolazione.

Essi sono non solo la speranza di questa terra, sono il presente che interpella, ricerca e ha bisogno di trovare strade dignitose che consentano loro di sviluppare tutti i loro talenti; sono un potenziale per seminare e far crescere la tanto desiderata amicizia sociale”.

Ed ha sottolineato che essa favorisce un processo tra generazioni: “Perciò il percorso deve essere tale da favorire la cultura dell’incontro e da esserne totalmente impregnato: riconoscere l’altro, stringere legami, gettare ponti. In questo senso, è essenziale mantenere viva la memoria, quale via che apre al futuro, quale sentiero che conduce a cercare obiettivi comuni, valori condivisi, idee che favoriscano il superamento di interessi settoriali, corporativi o di parte, affinché le ricchezze della vostra Nazione siano messe al servizio di tutti, specialmente dei più poveri.

Voi avete una coraggiosa e storica missione da compiere: non smettete di impegnarvi finché ci saranno bambini e adolescenti senza istruzione, famiglie senza casa, lavoratori senza occupazione, contadini senza terra… Queste sono le basi di un futuro di speranza, perché futuro di dignità! Queste sono le armi della pace”.

Ed infine la pace invita alla cura del ‘bene comune’: “Da questo punto di vista, il Mozambico è una nazione benedetta, e voi in modo speciale siete invitati a prendervi cura di questa benedizione. La difesa della terra è anche la difesa della vita, che richiede speciale attenzione quando si constata una tendenza a saccheggiare e depredare, spinta da una bramosia di accumulare che, in genere, non è neppure coltivata da persone che abitano queste terre, né viene motivata dal bene comune del vostro popolo.

Una cultura di pace implica uno sviluppo produttivo, sostenibile e inclusivo, in cui ogni mozambicano possa sentire che questo Paese è suo, e in cui possa stabilire rapporti di fraternità ed equità con il proprio vicino e con tutto ciò che lo circonda”.

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