Mons. Marciante: la biodiversità crea lavoro nel territorio

“Oggi, 1° settembre, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Una preghiera ecumenica, che anima la presa di coscienza e l’impegno per tutelare la nostra casa comune, a partire da uno stile di vita personale e familiare più sostenibile. Da oggi fino al 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, è un tempo favorevole alla lode di Dio per tutte le sue creature e all’assunzione di responsabilità di fronte al grido della Terra”: così ha detto papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica scorsa.

E nel messaggio per la giornata nazionale per la custodia del creato i vescovi hanno riflettuto sul valore della biodiversità, sottolineando che è “importante favorire le pratiche di coltivazione realizzate secondo lo spirito con cui il monachesimo ha reso possibile la fertilità della terra senza modificarne l’equilibrio e utilizzare nuove tecnologie orientate a valorizzare, per quanto possibile, il biologico”.

Quindi domenica scorsa molte diocesi hanno celebrato localmente la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, mentre la celebrazione nazionale si svolgerà domenica 8 settembre, ospitata dalla diocesi di Cefalù. In vista di questo importante appuntamento abbiamo chiesto al vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, delegato nella Conferenza Episcopale siciliana per l’Ufficio Regionale per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, di spiegarci il motivo per cui la Chiesa si interroga sulla biodiversità:

“La Chiesa crede nella bontà di Dio ‘Padre creatore del cielo e della terra’ e che, come dice il libro della Genesi, ha creato l’uomo per coltivare e custodire la terra come un giardino. Esiste un rapporto di reciprocità tra l’uomo e la natura. Se da una parte l’uomo trae dalla terra il suo sostentamento, dall’altra è chiamato a custodire la ricchezza della vita per consegnarla integra e feconda ad ogni generazione. Come san Francesco, ringraziamo Dio per il dono della Terra: ‘Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba’”.

Cosa significa coltivare la biodiversità?
“Il salmo 104 è un inno alla biodiversità come dono di Dio, al versetto 24 si loda il Signore per tanta ricchezza: ‘Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature’. La biodiversità è la ricchezza della vita. L’enorme varietà di organismi, di piante, di animali formano degli ecosistemi che risultano indispensabili a garantire la sopravvivenza della vita stessa nel nostro pianeta.

La lettera di papa Francesco, ‘Laudato sì’, dedica dieci numeri al tema della biodiversità, dal 32 al 42. L’enciclica guarda con preoccupazione al futuro della vita nel nostro pianeta perché minacciata dalla estinzione di migliaia di esseri viventi che formano la rete biologica indispensabile alla sopravvivenza della vita. ‘La perdita di biodiversità è una delle espressioni più gravi della crisi socio-ambientale’, dice il Messaggio della CEI per questa 14^ Giornata Nazionale per la Custodia del Creato.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato il decennio 2010-2020 decade della biodiversità. Per il futuro sarà importante coltivare e rendere fertile la terra senza romperne l’equilibrio degli ecosistemi. Dal momento che la crisi socio-ambientale è strettamente legata al sistema economico, è urgente una conversione strutturale dell’economia da non intendere più come sfruttamento delle risorse naturali e delle risorse umane, ma come sviluppo di una green economy che rispetti la casa comune e di una economia solidale che non produca scarti umani”.

Quale è l’Amazzonia presente nei nostri territori?
“Secondo un rapporto del Corpo Forestale dello Stato, in Italia la superficie totale dei boschi italiani è pari a 10.400.000 ettari in totale che crescono fino a 1.700.000 ettari l’anno, per un totale di 12.000.000.000 di alberi. I parchi naturali, in Italia coprono circa il 10% del territorio.

Il problema nazionale dunque non sta nella quantità di superficie boschiva, quanto piuttosto in una cattiva gestione che causa rischio idrogeologico, frane, incendi, fattori che mettono a rischio la sicurezza delle popolazioni e la biodiversità del territorio. Dall’ultimo atlante sulla desertificazione, elaborato dal Joint Research Centre dell’UE, sappiamo che 13 Stati membri, tra cui l’Italia, sono a rischio e che corrispondono all’8% del territorio europeo e cioè a 14.000.000 di ettari.

A causa dei cambiamenti climatici che stanno comportando prolungati periodi di siccità, e del progressivo consumo del suolo e della mancata valorizzazione dell’attività agricola, un quinto del nostro stivale è a rischio desertificazione. In Italia di anno in anno ci accorgiamo di un aumento progressivo delle temperature, di un aumento delle precipitazioni violente, alternate a periodi di aridità, con grave danno all’agricoltura.

Secondo dati forniti dalla Coldiretti nell’ultimo decennio l’agricoltura ha subito danni per più di € 14.000.000.000. Ritengo che, per custodire la biodiversità nel territorio madonita, siano due le emergenze da fronteggiare: prevenire gli incendi boschivi che hanno anche un’inevitabile ripercussione sui pascoli bradi degli allevamenti, e custodire le specie a rischio, in modo particolare l’abies nebrodensis, conifera endemica della Sicilia da circa 9.000 anni, del quale restano appena una trentina di esemplari”.

‘Natura, cultura e innovazione tecnologica devono oggi costituire un volano di crescita per i nostri territori, in modo particolare per quelle aree interne colpite dallo spopolamento’. Nel suo messaggio ha sottolineato che la biodiversità è legata alle prospettive lavorative: in quale modo il lavoro può rispettare l’ambiente?

“Alla desertificazione del territorio si accompagna l’emigrazione specialmente dei giovani dalle aree interne. Per cui è facile prevedere il sovrappopolamento delle aree costiere o delle grandi città e la desertificazione totale delle campagne e dei pascoli. Innanzitutto la salvaguardia dei parchi e dei boschi può diventare occasione di impiego. Finora al Sud, per esempio, si è portata avanti una politica dell’emergenza e non della prevenzione degli incendi per cui si è creato un lavoro precario impegnando lavoratori forestali stagionali per pochi mesi e poi affidarli alla cassa dei disoccupati con un onere infruttuoso per le casse della previdenza e incoraggiando la piaga del lavoro nero.

Nell’emergenza i costi per spegnere gli incendi assumono cifre da capogiro che potrebbero essere impiegate a stabilizzare i lavoratori forestali. Ma la precarietà diventa il guinzaglio dei politici per tenere legati i precari fino ad ogni tornata elettorale. Credo che la nostra diocesi si presti pienamente quale luogo adatto a riflettere sui temi proposti, data la ricchezza di biodiversità del territorio che si estende dal mare alle vette più alte della catena montuosa delle Madonie, e la fondazione ‘Laboratorio della Speranza’; un cammino intrapreso per offrire piccoli segni di speranza ai giovani.

Sono apprezzabili gli sforzi che gli amministratori locali, i privati e le cooperative stanno facendo per offrire alla nostra gente prodotti di qualità, grazie anche alla ripresa delle antiche colture, dei viticoli autoctoni, dei grani antichi e di tutti quei prodotti che hanno fatto la storia di questa terra come la manna (prodotto che deriva dall’incisione del frassino), ma anche il frutto della fantasia dell’imprenditorialità giovanile come l’allevamento della lumaca madonita.

Quello della nostra diocesi è quindi un ricco patrimonio che va custodito: per questo rivolgo un appello alla politica, affinché metta in campo ogni azione preventiva superando tutti gli ostacoli che si possono presentare”.

Allora, ci può spiegare in cosa consiste il Laboratorio della Speranza?
“Il Sinodo 2018 ha chiesto a tutta la Chiesa di accompagnare i giovani nelle scelte di vita. Nel documento finale afferma: ‘Il mondo del lavoro resta un ambito in cui i giovani esprimono la loro creatività e la capacità di innovare. Al tempo stesso sperimentano forme di esclusione ed emarginazione.

La prima e più grave è la disoccupazione giovanile, che in alcuni Paesi raggiunge livelli esorbitanti. Oltre a renderli poveri, la mancanza di lavoro recide nei giovani la capacità di sognare e di sperare e li priva della possibilità di dare un contributo allo sviluppo della società’. E raccomanda alle Chiese locali di favorire e accompagnare l’inserimento dei giovani in questo mondo (mondo del lavoro), anche attraverso il sostegno di iniziative di imprenditoria giovanile.

Anche la nostra chiesa di Cefalù, come quel giovane dei cinque pani e due pesci del miracolo della moltiplicazione dei pani, vuole mettere a disposizione di progetti di imprenditoria giovanile i beni disponibili e attualmente non impegnati per la pastorale. E’ per dare concretezza a tali progetti che è sorto il ‘Laboratorio della Speranza’. Ed è soltanto il primo passo di un grande progetto per fare fronte al triste fenomeno dello svuotamento dei paesi del territorio diocesano.

Un progetto che ha avuto inizio concretamente con al realizzazione dell’Itinerario della bellezza, ovvero un itinerario tra i tesori e le torri della Cattedrale che impiega ben nove giovani che prossimamente si costituiranno in cooperativa. Un progetto che sarà esportato e incrementato grazie alla nuova fondazione che assume lo schema giuridico della ‘Fondazione di partecipazione’ e in tende operare come ‘Fondazione di Comunità’ aggregando, quali ‘fondatori aderenti’ o come ‘sostenitori’, altri soggetti che intendono concorrere allo sviluppo della Comunità di riferimento.

E’ fondatore promotore la diocesi di Cefalù, che ha sottoscritto l’atto costitutivo, ma possono successivamente assumere la qualifica di fondatori aderenti enti ecclesiastici, enti pubblici e persone fisiche o giuridiche, pubbliche o private, italiane o straniere mediante apporto di beni materiali (somme di denaro, beni mobili o immobili) o immateriali (come ad esempio know how, opere dell’ingegno).

Tra i suoi scopi: promuovere forme di imprenditorialità collettive e sociali favorendo la creazione di società tra le quali in particolare le società cooperative sociali e le imprese sociali; svolgere e promuovere attività di educazione, istruzione e formazione professionale, svolgere e promuovere attività di servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone, svolgere e promuovere interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio e di riqualificazione di beni pubblici ed ecclesiastici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata; organizzare e gestire attività culturali, artistiche o ricreative”.

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