Papa Francesco apre il Sinodo ucraino

Papa Francesco, ricevendo i vescovi del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina che si è aperto a Roma, sul tema ‘Comunione nella vita e nella testimonianza della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina’, ha ribadito che il Sinodo non può essere diviso dallo Spirito Santo, citando un articolo apparso su L’Osservatore Romano:

“Non è per fare pubblicità, ma nell’ultimo ‘Osservatore Romano’, quello con la data di domenica, uscito sabato, c’è un bell’articolo sulla presenza dello Spirito Santo nel cammino sinodale. Perché c’è un pericolo: credere, oggi, che fare cammino sinodale o avere un atteggiamento di sinodalità voglia dire fare un’inchiesta di opinioni, cosa pensa questo, questo, questo…, e poi fare un incontro, mettersi d’accordo…

No, il Sinodo non è un Parlamento! Si devono dire le cose, discutere come si fa normalmente, ma non è un Parlamento. Sinodo non è un mettersi d’accordo come nella politica: io ti do questo, tu mi dai questo”.

Nel breve saluto papa Francesco ha insistito che il Sinodo è la presenza dello Spirito Santo nella Chiesa: “Se non c’è lo Spirito Santo, non c’è Sinodo. Se non è presente lo Spirito Santo, non c’è sinodalità. Anzi, se non c’è la Chiesa, l’identità della Chiesa. E qual è l’identità della Chiesa? San Paolo VI l’ha detto chiaramente: la vocazione della Chiesa è evangelizzare, anzi: la sua identità è evangelizzare. Entrate in questo vostro Sinodo con questo spirito, con lo Spirito Santo.

Pregate lo Spirito. Litigate tra voi, tutto quello che volete… Pensate a Efeso, come litigavano quelli! Ma erano bravi… E alla fine è stato lo Spirito a portarli a dire: ‘Maria, Madre di Dio’. E’ proprio questa la via. E’ lo Spirito. Perché noi non vogliamo diventare una Chiesa congregazionalista, bensì una Chiesa sinodale. E andate avanti su questa strada”.

Nel saluto iniziale Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, ha tratteggiato una Chiesa ‘vibrante e globale’, forte dei 47 vescovi che compongono il Sinodo, provenienti non solo dall’Ucraina, ma anche in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Paesi Bassi, Scandinavia, Italia, Polonia, Brasile, Argentina, Australia, Bielorussa, Kazakhstan, Romania:

“Ogni volta che i vescovi della nostra Chiesa si riuniscono in Sinodo, siamo consapevoli che il nostro lavoro, le nostre riflessioni e il servizio pastorale si compiono in piena e visibile comunione con il papa. Di solito, questa comunione viene espressa con le ‘lettere di comunione’.

Ma questa volta la possiamo vivere nel contesto dell’incontro personale, e testimoniare così che questa comunione non è lettera morta, ma è un soffio dello Spirito Santo vivo e vivificante, è un ascolto della Parola del Padre, l’esperienza personale della premura paterna del papa per il bene della Chiesa Ucraina!”

Ed ha spiegato la scelta di celebrare il Sinodo a Roma: “Siamo venuti proprio per questo! Ogni vescovo e rappresentante delle nostre comunità locali ha fatto il suo cammino a Roma per portare in sé i dolori e le speranze del popolo di Dio affidato alla nostra cura pastorale. Vogliamo essere Sinodo non solo durante le nostre sedute, ma anche quando torneremo alle nostre comunità! Infatti, non si può camminare stando seduti!

Vogliamo continuare il cammino sinodale insieme con il clero e i nostri fedeli, uomini e donne, bambini e giovani che vivono nei vari culture e paesi, parlano diverse lingue e appartengono a varie nazioni”. Ed infine l’indicazione di una ‘conversione pastorale’: “Siamo coscienti che non basta solo avere una bella e ricca tradizione come la nostra, che conserva la memoria millenaria della Chiesa di Rus’ di Kyiv, della Chiesa indivisa del primo millennio e la sua comunione con Chiesa di Roma.

Bisogna vivere questa tradizione nel modo autentico ed essere capaci di trasmettere all’uomo d’oggi il centro, il cuore di questa Tradizione Apostolica – la possibilità d’incontro personale con il Cristo vivente, che anche oggi è presente, per opera della Spirito Santo, nella sua Chiesa e cammina insieme a noi per le strade del mondo moderno”.

L’inizio dei lavori del Sinodo cade nel 50^ anniversario della dedicazione della basilica di santa Sofia a Roma, costruita dal card. Slipyi, e consacrata il 28 settembre 1969, alla presenza di papa Paolo VI.

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