Al Meeting di Rimini l’Europa dei diritti e dei doveri

40 anni fa il primo parlamento europeo eletto a suffragio universale che ha portato i cittadini degli stati dell’Unione Europea ad eleggere i membri di una delle istituzioni dell’Unione stessa.

Ed è proprio dal ricordo di questo momento così importante per il popolo europeo che è cominciato l’incontro ‘Diritti, doveri. Europa: 1979-2019’ alla presenza del segretario di Stato per gli affari esteri, gli affari politici e la giustizia della Repubblica di San Marino, Nicola Renzi, che ha sottolineato l’importanza di mantenere rapporti solidi con l’Unione Europa anche nel caso di uno stato piccolo come quello di San Marino.

Tema centrale dell’incontro è stato l’Europa, in cui, come ha sottolineato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il peso dato ai cittadini è forse troppo marginale: “Siamo qui a riflettere, in termini generali e profondi, su questi temi: diritti e doveri… Diritto ad avere un parlamento che rappresenti la gente, che faccia sentire la gente vicino ai politici. E poi i doveri. Dovere che consenta poi che quello che viene deciso venga eseguito”.

Enrico Letta, presidente dell’Istituto ‘Jacques Delors’, non ha potuto fare a meno di sottolineare l’evidente rottura che si è creata all’interno del sistema dell’Unione Europea: “Non possiamo rilanciare sul futuro dell’Europa partendo soltanto dalle ragioni che ci hanno spinto a costruire il percorso di integrazione settant’anni fa”.

Questo mutamento rapido ed inaspettato sta ponendo davanti ad una realtà in cui l’Europa stessa rischia di essere ‘schiacciata’ dalle due potenze che oggi si stanno dimostrano quasi padrone del Mondo: America e Cina. Ed è proprio davanti a questo scenario che risulta ancora più importante la coesione e l’unione:

“Se ognuno fosse per conto suo saremmo tutti talmente piccoli, da non essere in grado nemmeno di essere interlocutori dell’America o della Cina. Perché ci ascoltano e perché sono obbligati a trattare con noi anche sulle cose più complicate? Perché stiamo insieme. Ed insieme abbiamo una forza, una dimensione ed una capacità di leadership unica”.

Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha portato all’attenzione la bassa partecipazione alle elezioni del Parlamento europeo: “Questo elemento fa riflettere proprio sul paradigma tra diritti e doveri. Perché laddove c’è un diritto ad eleggere un’assemblea legislativa esiste un dovere a votare per eleggerla. E su questo dovere i cittadini europei sono distratti”.

La svolta importante che ha portato il Parlamento europeo ad essere un organo i cui membri sono effettivamente eletti dai cittadini dall’Unione Europea è stata secondo il ministro una scelta non completamente compresa come “occasione effettiva di esercitare un controllo indiretto, ma liberamente espresso nell’urna, sulla realtà dell’Unione Europa”.

Davanti a sfide grandi l’Europa potrà uscirne ‘vittoriosa’, secondo Moavero, “soltanto rafforzando la propria unione, ritrovando quell’animus operandi, quella capacità di lavorare insieme che ha perso. Ritrovando quella volontà di essere solidale che ha perso. Ritrovando quella capacità di sedersi intorno ai tavoli con l’obiettivo non di certificare delle divisioni, ma di raggiungere dei compromessi e delle unioni”.

Invece nel suo intervento mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha sottolineato l’importanza di ripensare e ristabilire proprio il rapporto tra diritti e doveri, tra i quali riveste indubbiamente un ruolo centrale il dovere della solidarietà ‘caratterizzata da fatti e gesti concreti che avvicinano al prossimo, premessa necessaria per perseguire gli altri impegni’.

Riprendendo il pensiero dello statista italiano sulla libertà come base della pace mons. Gallagher ha sottolineato l’efficacia della politica europea degasperiana: “In questa breve frase, De Gasperi traccia i pilastri su cui edificare il progetto di unificazione europea: la difesa della libertà, la promozione della giustizia e l’edificazione della pace.

Al loro centro vi è il dovere della solidarietà, premessa indispensabile per conseguire gli altri beni, poiché senza di essa l’altro rimarrà sempre in qualche modo estraneo, un concorrente e dunque qualcuno da combattere e dominare. La solidarietà era l’antidoto alla sopraffazione tirannica e l’impegno, vissuto come dovere fondamentale, che avrebbe evitato il ripresentarsi delle premesse che avevano portato alla guerra mondiale”.

Il segretario per i rapporti con gli Stati ha sottolineato la solidarietà della ragione dello statista italiano: “Si badi tuttavia che De Gasperi parla di una solidarietà della ragione e del sentimento. Si tratta di un’annotazione particolarmente preziosa, specialmente nel nostro tempo altamente sentimentale, dove anche le questioni più delicate vengono trattate in modo evanescente, più per suscitare emozioni che per elaborare riflessioni.

In tempi recenti c’è stato un deciso spostamento verso la ‘solidarietà del sentimento’, la quale invece deve rimanere strettamente congiunta alla ‘solidarietà della ragione’. Per De Gasperi era questa una premessa indispensabile perché il progetto europeo potesse crescere e svilupparsi”.

Ha quindi sottolineato che l’affievolimento dei doveri mina il ‘cuore’ dell’Europa, soffermandosi in particolare sulla crisi migratoria: “Tra le varie crisi che ho citato, mi soffermo brevemente su quella migratoria, considerata la sua costante attualità e la capacità che l’argomento possiede di ‘accendere gli animi’, alimentando contrapposizioni ideologiche che non tengono pienamente conto della complessità del problema.

Credo che risulti a tutti evidente come non si possa affrontare efficacemente un tema così delicato senza una chiara visione politica a tutti i livelli… Dunque, ritornando alla delicata questione migratoria, occorre riscoprire i doveri, più che i diritti, che sono in gioco.

Vi è anzitutto il dovere più ovvio: quello della solidarietà umana verso la persona che è nel bisogno, nella sofferenza e spesso in pericolo. E’ un dovere che prima di riguardare gli Stati e i governi, riguarda ciascuno di noi”.

Ed ha parlato di dovere di solidarietà tra gli Stati: “Vi è poi un dovere di solidarietà fra gli Stati. E’ questo un principio cardine dell’esistenza stessa dell’Unione Europea. Non si può dunque pensare che la questione possa interessare solo i Paesi ‘di frontiera’… Tuttavia, non si può non rilevare lo sbilanciamento attualmente presente, che necessita di essere corretto, poiché le ricadute di tale squilibrio sono evidenti a tutti”.

Ha concluso la riflessione, affermando l’esistenza di un dovere dei migranti: “E’ il dovere di familiarizzare con la terra nella quale si è giunti, impararne la lingua, conoscerne le tradizioni culturali e religiose. Talvolta c’è la sensazione che si prediliga la nascita di ghetti per evitare le ‘contaminazioni’ che giungono dall’esterno. E’ una soluzione comoda, non di rado ricercata alla stessa stregua dai migranti come da chi accoglie.

La cronaca ha già mostrato quanto tale soluzione sia di corto respiro e acuisca i problemi, anziché risolverli. Il dovere dei migranti di integrarsi è invece una grande opportunità. Per loro, anzitutto, perché li inserisce nel nuovo contesto sociale in cui sono giunti e li libera dalle dinamiche da cui erano fuggiti in patria e che spesso si ripresentano nelle terre di approdo rimanendo in seno alle loro comunità nazionali. E’ parimenti un’opportunità anche per chi accoglie, di riscoprire, valorizzare ed efficacemente comunicare la propria tradizione culturale e la propria identità popolare”.

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