Mons. Pennisi narra lo splendore del duomo di Monreale

Al meeting di Rimini Luca Doninelli ha introdotto un incontro sui volti dell’arte, sottolineando il legame intrinseco con il titolo del Meeting di quest’anno. Infatti l’arte, ogni arte, nasce sempre da uno sguardo, da uno stupore che viene dal guardare.

Doninelli ha evidenziato che tutta l’arte occidentale parte “dalla ricerca di una luce non propria, nonostante la personalità dell’artista. L’opera d’arte ci sorprende perché per primo l’artista ha avuto questa sorpresa. E’ il misurarsi con qualcosa che non sono io, che è il tormento dell’arte da sempre.

Tutta l’arte ha origine dallo sguardo di Dio, cioè da qualcosa che è lontano da noi ma che viene avvertito nel modo più umano possibile (la nascita di un bambino). E’ insieme una storia umana e divina. E dentro questa storia si è formata tutta l’arte della nostra civiltà”.

All’incontro è intervenuto anche mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, sottolineando che il punto di partenza sia del tema del Meeting che dell’incontro è la Veronica, la donna che ha avuto il desiderio di vedere Gesù e che gli ha deterso il volto sporco di sangue con un panno: ‘Il nostro nome viene da ciò che si fissa’.

Ricollegandosi alla mostra ‘Si aprì una porta nel cielo. La cattedrale di Monreale’ ha proiettato immagini di dettagli dei mosaici del meraviglioso duomo, permettendo di guardare da vicino la bellezza dei volti rappresentati. I mosaici di Monreale sono infatti una costellazione di volti, di sguardi.

Quindi l’arcivescovo ha affermato: “Se c’è un monumento creato dai cristiani per lasciarsi guardare da Cristo è il Duomo di Monreale. I volti dei tanti personaggi sono un prolungamento dello sguardo di Cristo. E’ un lasciarsi guardare da altri volti che ci dicono il volto di Cristo”.

Nel percorso della mostra i visitatori possono ammirare anche l’icona dell’Odigitria: “Il pezzo forte è costituito dalla icona dell’Odigitria, un capolavoro dell’arte medioevale di ispirazione bizantina coeva alla costruzione del duomo, che esce per la prima volta dalla cattedrale per una mostra fuori della Sicilia. L’icona ha un posto di grande rilievo lungo il percorso, in una sala in penombra, per invitare i visitatori a fermarsi e a contemplare ciò che l’immagine sacra può dire al cuore di ciascuno”.

Inoltre Giuseppe Frangi, presidente dell’associazione Giovanni Testori, ha ricordato che ‘il cristianesimo si comunica attraverso tutti i sensi, ma soprattutto attraverso il guardare’. Frangi ha traghettato il pubblico in un suggestivo viaggio attraverso gli sguardi dell’arte, partendo dalla Santa Veronica di El Greco:

“Veronica è la vera icona che guarda Gesù, perché riconosce la radice del proprio essere… Ma non l’ha solo guardata, l’ha anche fissata nel lenzuolo che permette a noi di fissare il volto di Cristo”.

Al termine dell’incontro abbiamo chiesto a mons. Pennisi di spiegarci il significato di questa mostra: “Quest’anno la divina bellezza del Duomo di Monreale e dei tesori in esso contenuti, fra cui l’antica l’icona della Madonna Odigitria, è sbarcata con una mostra eccezionale alla XL edizione del Meeting per l’Amicizia fra i popoli di Rimini. Il tema di quest’anno del Meeting, tratto da una poesia di Karol Wojtyla, è ‘Nacque il tuo nome da ciò che fissavi’.

La domanda cui vuole rispondere l’evento di Rimini è: Da dove viene il ‘volto’ di ciascuno di noi? Che cosa dà significato al nostro ‘nome’ proprio? Perché senza volto non si può guardare niente e non si può godere di niente; e senza nome ci si riduce al niente mischiato con nulla, per citare un detto della tradizione siciliana.

Il proprio ‘nome’, nasce da quello che si fissa, e cioè dal rapporto con un Altro da sé, con ciò da cui ci si sente chiamati a essere. Aver coscienza che si è ‘chiamati’ ad esistere è l’esperienza più sconvolgente dalla quale dipende la possibilità stessa di un nostro impegno serio nella realtà”.

‘Si aprì una porta nel cielo’: perché questo titolo alla mostra?
“Il titolo è ispirato ad un versetto dell’Apocalisse e vuole indicare come la bellezza straordinaria della Basilica d’oro di Monreale riflette il cielo e anticipa il paradiso. La percezione del visitatore è quella di fare un viaggio del cuore che attraverso il cammino che facevano i monaci benedettini che per secoli hanno celebrato la divina liturgia nella cattedrale di Monreale sfocia nella celeste Gerusalemme, la città d’oro che vive della luce del Pantocratore, che con il suo abbraccio benedicente e il suo sguardo penetrante invita ogni visitatore a riscoprire nel suo volto il proprio volto”.

Quale è stato il motivo per cui fu costruita una cattedrale così bella?
“La leggenda narra che il giovane re normanno Gugliemo II, mentre era impegnato in una battuta di caccia sulle pendici boscose del monte Caputo si fermò a riposare sotto un carrubo e sognò la Madonna che gli indicava di cercare sotto le radici dello stesso albero, un tesoro con cui avrebbe potuto edificare una chiesa a lei dedicata.

Il re, a partire dal 1172, con risorse proprie diede inizio alla costruzione dell’imponente Duomo di Monreale e dell’attiguo monastero affidato a 100 monaci benedettini che aveva fatto venire da Cava dei Tirreni. Guglielmo II ha voluto emulare il fervore costruttivo del nonno Ruggero II primo re di Sicilia, che diede inizio alle prime imprese decorative a mosaico con il Duomo di Cefalù e la cappella Palatina, ma ha voluto essenzialmente seguire la tradizione avita nel creare con il Duomo di Monreale un monumento dinastico dedicato alla Madonna di cui era molto devoto.

Guglielmo II, detto ‘il Buono’, era un uomo religioso che ha creato un’opera grandiosa che servisse ‘a rendere Gloria a Dio da cui discende ogni sovranità’, come recita il diploma regio del 1176. L’ultimo re normanno per innalzare il grandioso tempio si è servito di tutte le sapienze intellettuali e operative che armoniosamente e sinergicamente si trovarono a collaborare dentro l’accogliente spazio della monarchia normanna: teologi, architetti normanni e della tradizione latino-bizantina, mosaicisti bizantini cresciuti per diverse generazioni in Sicilia, decoratori arabi, che formarono pertanto una cultura siculo-normanna irripetibile. La grande porta bronzea del Duomo con bassorilievi sulla storia della salvezza fu commissionata a Bonanno Pisano e realizzata nel 1186”.

Quindi il Duomo è anche un incontro tra l’Europa orientale e quella occidentale?
“Con la sua presenza il duomo di Monreale, dove troviamo l’impianto tipico delle grandi cattedrali dell’Occidente latino insieme all’apporto del linguaggio iconografico ieratico della comunità bizantina racconta di una grande simbiosi tra il mondo cristiano occidentale e quello orientale ed è espressione significativa della cristianità che respira a due polmoni. Questa chiesa siculo-normanna è oggi una grande ‘biblioteca’, un ‘atlante’ di fede e di arte che è espressione dell’interdipendenza culturale che il bacino del mediterraneo, culla delle tre grandi religioni monoteistiche, ha saputo creare”.

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