Nadia Toffa: una giornalista in lotta per la verità

Come ha voluto nei suoi desideri il funerale di Nadia Toffa, la conduttrice televisiva morta martedì scorso a 40 anni dopo aver combattuto per due anni e mezzo contro un tumore, è stato celebrato dal parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, simbolo della lotta nella Terra dei Fuochi.

Prima della celebrazione funebre è stato letto il messaggio del vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, letta da don Alfredo Scaratti, parroco della Cattedrale: “In punta di piedi ma con sincero affetto vorrei farmi vicino ai familiari di Nadia Toffa e condividere nella speranza, per quanto mi è possibile, il loro grande dolore.

Lo faccio come vescovo di questa Cattedrale, nella quale si è voluto dare l’ultimo saluto ad una donna che si è sempre dichiarata fiera delle sue origini bresciane. Mi affianco ai suoi colleghi di lavoro e alle tante persone che l’hanno conosciuta, per rendere onore al suo indomito coraggio, al suo sorriso gentile, alla sua lotta contro la disonestà, ma soprattutto alla sua passione per la vita, la vita vera. La affido a Colui che la fede cristiana ci insegna a chiamare ‘Padre celeste’ e ci esorta a invocare come Dio della speranza e della pace”.

Nell’omelia don Patriciello ha sottolineato il suo ‘amore’ per la verità e per gli indifesi: “Nadia era dalla parte dei deboli. Come Gesù è stata amata e odiata. Pagheremo la voglia di giustizia e verità come ha fatto Nadia, amata per la sua sete di verità. Hai saputo fare del tuo lavoro una missione”.

Poi don Patriciello, a cui Nadia Toffa diede voce nelle inchieste contro il traffico dei rifiuti a Napoli, ha sottolineato che ella non si è mai ‘vergognata’ della malattia, anche se qualcuno non lo ha compreso: “Come si fa a comprendere una ragazza bella e sveglia che dice ‘porto una parrucca’? Lei ha avuto il coraggio di dire questa è una parrucca. Nadia, hai raccontato la tua paura, le tue speranze, la tua è stata vita sino all’ultimo respiro. Hai capito che la vita è vita anche quando si fa pesante…

Tu sei stata amata perché hai amato la verità. Sei entrata nel cuore di tutti; Nadia non è stata solo stimata e apprezzata ma anche amata. Perché Nadia i social in questi giorni hanno parlano solo di te? Perché? Perché sei stata autentica, cocciuta, tosta, coraggiosa, una ‘Iena’ ma anche una colomba. Sei stata forte ma a me non me la dai a bere… Sei stata anche fragile. Nadia è arrivata là dove la gente era più maltrattata, bistrattata, dimenticata, è arrivata nella mia terra, la terra dei fuochi”.

Ed infine ha aggiunto che molti hanno un ‘debito di riconoscenza’ verso lei: “Abbiamo un debito di riconoscenza verso questa ragazza. Nadia, sei stata capace di mettere l’Italia sottosopra unendo il Nord e il Sud, la Terra dei fuochi con Brescia. In questi giorni mi sono arrivati centinaia di messaggi.

Sei entrata nel cuore di tutti e non perché eri un volto della tv. Nadia è stata amata, non solo stimata. Hai chiamato il cancro con il suo nome dando coraggio a tutti noi. Hai raccontato le tue fragilità dandoci coraggio.

Nadia ha avuto fame e sete di giustizia, è arrivata là dove la gente era bistrattata e maltrattata. Come nella mia terra, la Terra dei Fuochi, dove il terreno è inquinato anche dai rifiuti del Nord, con la complicità della nostra camorra. Hai gridato ai cristiani sopiti che Dio non è cattivo”.

Per questo al funerale c’era anche una delegazione della città di Taranto, dove le era stata insignita la cittadinanza onoraria di Taranto, su delibera del Consiglio comunale, per le sue battaglie in difesa della salute dei tarantini, e dei bambini in particolare modo, minacciata dall’inquinamento del polo siderurgico.

Al termine della celebrazione la giornalista è stata ricordata dall’altare dalla nipote Alice: “Non voglio ricordare la ‘Iena’ che tutti conosciamo o la guerriera ma la mia cara zia, che aveva fiducia in me, che mi rincuorava e che trovava sempre tempo per darmi consigli e tanto sostegno…

Avrei voluto godere di più del tuo amore, mi ripeteva sempre di essere forte e di sorridere alla vita perché è sempre bella e io lo farò per lei. Cara zia Nadia, rappresenti per me un modello di donna straordinaria, molto coraggiosa, sono fiera di essere tua nipote e spero di somigliarti un pochino”.

Ma Nadia Toffa aveva anche combattuto una ‘guerra’ contro il gioco d’azzardo, come ha ricordato dalle pagine del sito del giornale non profit ‘Vita’ il presidente del ‘Movimento No Slot’, Simone Feder:

“Sei stata una leonessa nelle battaglie no slot e da sempre ci hai accompagnati con la passione per la nostra causa e per la giustizia che trapelava da ogni tuo messaggio. Cara Nadia, ti ricordiamo all’inaugurazione della mostra delle vignette no slot che, con quell’umorismo che anche tu hai sempre condiviso come chiave di denuncia sociale e politica, volevamo smuovere le coscienze intrepide e cieche.

Il tuo sorriso ci ha sempre accompagnato, anche quando altri giravano lo sguardo e, cessato lo scopo, non capivano l’importanza del continuare a parlare. Noi andremo avanti, insieme e anche per te, con quell’attenzione particolare ai giovani che a te stavano tanto a cuore e che ci spingevi sempre a incontrare, interrogare e sollecitare come attori preziosi nella costruzione di un mondo diverso. Grazie Nadia e da lassù continua a combattere con noi la battaglia per un’Italia #noslot”.

Ed appena gli fu diagnosticato il cancro scrisse il libro, intitolato ‘Fiorire d’inverno, definito da lei come ‘un libro pieno di gioia e amore’, in cui spiegò come è riuscita a trasformare la malattia in dono:

“In questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare il cancro in un dono; ho deciso di aprire a voi il mio cuore. Anche se parla di un periodo molto particolare della mia vita, ‘Fiorire D’Inverno’ è un libro pieno di gioia e amore. Voglio raccontare come sono riuscita a combattere il cancro… Ho sempre creduto che la vita fosse disporre sul tavolo, nel miglior modo possibile, le carte che ti sei trovato in mano. Invece all’improvviso ne arriva una che spariglia tutte le altre, e la vita è proprio come ti giochi quell’ultima carta”.

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