La corporeità secondo ‘Credere oggi’: noi siamo corpo

Nel numero di maggio/giugno della rivista ‘Credere Oggi’, bimestrale del Messaggero di Sant’Antonio pubblicato dai Frati francescani conventuali di Padova, si affronta la corporeità, come è spiegato nell’editoriale: “Tutte le culture si sono interessate del corpo, per plasmarlo, abbellirlo, modellarlo, prepararlo per determinati scopi o semplicemente per renderlo più resistente e adatto all’autoconservazione.

Il fatto non stupisce: fra i dati essenziali della nostra esistenza c’è che ‘abbiamo’ un corpo, come spesso si dice. In realtà, però, noi non ‘possediamo’ un corpo così come possediamo qualsiasi altro oggetto (dall’auto alla casa in cui abitiamo): noi ‘siamo’ corpo. La relazione con il corpo, dunque, va oltre il rapporto di possesso, è una realtà più articolata e complessa, come dimostra la storia della riflessione sui modi di pensare la dimensione corporea.

Allo stesso tempo, il corpo si rivela spazio sociale. Attraverso i simboli e le pratiche, infatti, ogni cultura tenta in qualche modo di normarlo, per renderlo funzionale al potere politico e ai tanti poteri impliciti che operano nella storia. E’ per questo che sorge in ogni tempo un certo immaginario del corpo”.

Il volume si inserisce nel filone di rivalutazione della corporeità: “Le rappresentazioni del corpo sono profondamente mutate negli ultimi decenni: i cambiamenti socio-culturali e psicologici, insieme agli sviluppi tecnologici nell’elaborazione e comunicazione digitale dei messaggi, hanno portato a una presa di coscienza collettiva della corporeità diversa rispetto a un passato neppure troppo lontano.

Movimenti sociali e culturali (giovanile, operaio, femminista) hanno ‘conferito’ praticabilità e legittimità a prassi legate al corpo prima negate o addirittura punite. Con il Concilio Vaticano II nel mondo ecclesiale si diffondeva una prospettiva più aperta e positiva nei confronti della corporeità e delle sue espressioni, superando una visione spesso ancorata al binomio corpo-spirito, in cui la considerazione del dato spirituale era nettamente prevalente”.

Il volume affronta la corporeità nella visione cristiana: “Ai nostri giorni la visione cristiana del corpo, fondata sul messaggio evangelico dell’Incarnazione, deve confrontarsi con un ambiente culturale segnato da tendenze contrastanti. Da un lato, il corpo è oggetto di venerazione: ‘Il culto del corpo è l’imperativo quotidiano della nostra epoca’. L’ideale fisico si deve raggiungere ad ogni costo per aver successo: il botox, il body-styling e la chirurgia estetica sono pratiche ormai comuni, veri e propri riti che promettono un’eterna giovinezza.

Dall’altro, in parallelo allo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali, la dimensione corporea perde di significato e d’importanza… Si parla del corpo come ampliamento organico di un ambiente high-tech, non più oggetto di desiderio, bensì oggetto di costruzione. La tendenza è all’eliminazione più ampia possibile del corporeo, abbandonando gradualmente questa realtà fragile e limitata, da guardare con disprezzo e disgusto”.

Un altro filone presenta la corporeità attraverso le neuroscienze: “Attraverso l’analisi delle strutture neuronali che presiedono a ogni evento fisiologico e psichico, le neuroscienze si interessano di ogni ambito dell’agire e del pensare umano alla ricerca delle logiche e delle dinamiche che sono alla base delle scelte e delle decisioni della persona…

In generale, le neuroscienze riconoscono al corpo un ruolo fondamentale, addirittura totalizzante, anche perché tutto deve essere riconducibile alle sue strutture neuronali, da cui dipende ogni evento fisiologico e psichico. Un’enfasi particolare è attribuita al body-mind, vale a dire lo studio dei meccanismi e delle interazioni tra corpo e cervello.

Alla luce di queste pretese, le neuroscienze pongono importanti interrogativi anche alla teologia: esiste ancora la possibilità di un confronto reale tra scienza, ragione e fede se le spiegazioni ‘ultime’ sono da ricercare solo all’interno di un approccio riduzionista che risolve tutto nel gioco delle interrelazioni tra corpo, cervello e mente? Che ne è della coscienza umana e della sua libertà?”

A tali domande risponde Aldo Natale Terrin, già docente in Cattolica a Milano e ora docente di Fenomenologia della religione presso l’Istituto di Liturgia pastorale a Padova, nell’articolo che tratta della ‘fenomenologia del body-mind’: “E’ un fatto che nella nostra cultura occidentale siamo nati tutti ‘cartesiani’ e ci portiamo dietro la separazione di corpo da una parte e mente/spirito dall’altra, ancora per lungo tempo. Abbiamo in testa in maniera quasi ossessiva due differenti ontologie (quella fisica e quella mentale) e non si sa quando riusciremo a liberacene. Forse mai…

Il mondo è sempre l’orizzonte che ci circonda e ci attraversa, da esso trae origine ad ogni percezione. In esso si compie il senso, in esso trae origine ogni percezione. Il sentire come quella comunicazione vitale con il mondo che ce lo rende presente in quanto luogo familiare della nostra vita. Anche se avessimo abbandonato il mondo oggettivo della scienza, non ci troveremo senza mondo, né chinati su noi stessi, né esiliati nella nostra interiorità”.

Nell’articolo ‘Fede e neuroscienze: il ruolo del corpo’, il pastoralista Giorgio Bonaccorso il contributo biblico alla valorizzazione del corpo: “Non si sottolineerà mai abbastanza il fatto che la parola di Dio non è una parola, ma una carne: la rivelazione di Dio non consiste nel dire che si è fatto carne, ma è quella carne. E la carne di cui si parla è il corpo di Gesù Cristo. La rilevanza del corpo appare anche dal fatto che con ‘corpo di Cristo’ si intende lo stesso Gesù Cristo, la comunità cristiana e l’eucaristia. Ed è evidente che in tutti i casi, non si tratta di un corpo oggetto, ma di un corpo soggetto: soggetto di rivelazione (Gesù Cristo), soggetto di fede nella rivelazione (comunità cristiana)”.

Per l’autore l’anello di congiunzione tra scienza e fede è la Resurrezione: “La sorpresa più grande viene dalla risurrezione, che è allo stesso tempo il centro della fede e la migliore affermazione che l’uomo è sempre corpo. Il Risorto appare in una luce nuova, così nuova che i discepoli stentano a riconoscerlo. Eppure è comunque un corpo. Un corpo, per di più che si fa toccare e che mangia, quasi a stabilire una continuità col corpo prima della risurrezione…

Non ci possono essere dubbi che, nella logica della rivelazione cristiana, il regno di Dio è la condizione a cui sono chiamati i corpi: il corpo di Cristo e sulla sua scia i nostri corpi. Paolo è chiaro sul legame intrinseco tra la risurrezione dei morti e la risurrezione di Cristo”.

L’articolo chiude con una riflessione sul significato del battesimo: “L’uomo di fede è un corpo credente. Ed è proprio il modo in cui si crede che rimanda inevitabilmente al corpo… La fede salvifica è l’atto di un’immersione reciproca tra Cristo e il cristiano, e ultimamente tra Dio e l’uomo. La controprova sacramentale più evidente è quella che riguarda il vertice dell’iniziazione: il battesimo, col quale il credente è immerso in Gesù Cristo, e l’eucaristia, con la quale Gesù Cristo è immerso nel credente.

E il corpo è il luogo imprescindibile di questa immersione. L’iniziazione porta alla fede perché non si limita a ‘far credere’ in Gesù Cristo, ma perché ‘fa essere’ in Gesù Cristo. La fede non è l’atto mentale del credere in un messaggio, ma è l’atto esistenziale dell’immersione tra corpo e corpo. Grazie al corpo, la fede non è una scelta ideologica, ma una condivisione vitale che ha la sua cifra fondamentale nell’amore”.

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