Dal meeting di Rimini un appello ai giovani alla speranza

A Rimini il meeting n^ 40 ha acceso i motori con i messaggi di papa Francesco e del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che pongono l’attenzione sulla storia contemporanea.

Infatti nel messaggio il presidente Mattarella ha sottolineato il valore del dialogo, partendo dalla frase di san Giovanni Paolo II scelta come titolo: “Il titolo scelto per il quarantennale induce alla riflessione sull’umanità dell’uomo, sulla relazione necessaria con l’altro, sul formarsi della comunità, sul dialogo incessante tra la fede personale e la storia.

Attorno a noi i cambiamenti sono sempre più rapidi. Straordinarie opportunità ci vengono offerte e altre lo saranno molto presto. Nel contempo, però, si presentano inedite ingiustizie, povertà, egoismi, insicurezze, minacce al valore della pace. E’ necessario affrontare il nuovo con coraggio, senza nostalgie paralizzanti, conservando sempre spirito critico e apertura a chi ci è prossimo. Ripartire dalla persona è un percorso di crescita e di liberazione a cui siamo continuamente richiamati. In questo percorso ciascuno deve saper trovare il senso e il valore della comunità, anzi deve contribuire a costruirlo tessendo i fili umani della solidarietà”.

Mentre papa Francesco, nel messaggio, ha scelto un brano di don Giussani a commento del brano del titolo: “Questa è la verità che la Chiesa annuncia all’uomo da 2000 anni. Cristo ci ha amato, ha dato la sua vita per noi, per ciascuno di noi, per affermare il nostro volto unico e irripetibile.

Ma perché è così importante che oggi risuoni di nuovo questo annuncio? Perché tanti nostri contemporanei cadono sotto i colpi delle prove della vita, e si trovano soli e abbandonati. E spesso sono trattati come numeri di una statistica. Pensiamo alle migliaia di individui che ogni giorno fuggono da guerre e povertà: prima che numeri, sono volti, persone, nomi e storie. Mai dobbiamo dimenticarlo, specialmente quando la cultura dello scarto emargina, discrimina e sfrutta, minacciando la dignità della persona.

Quanti dimenticati hanno urgente bisogno di vedere il volto del Signore per poter ritrovare sé stessi! L’uomo di oggi vive spesso nell’insicurezza, camminando come a tentoni, estraneo a sé stesso; sembra non avere più consistenza, tanto è vero che facilmente si lascia afferrare dalla paura. Ma allora, che speranza ci può essere in questo mondo? Come l’uomo può ritrovare sé stesso e la speranza?

Non può farlo solo attraverso un ragionamento o una strategia. Ecco allora il segreto della vita, quello che ci fa uscire dall’anonimato: fissare lo sguardo sul volto di Gesù e acquistare familiarità con Lui. Guardare Gesù purifica la vista e ci prepara a guardare tutto con occhi nuovi. Incontrando Gesù, guardando il Figlio dell’uomo, i poveri e i semplici ritrovavano sé stessi, si sentivano amati nel profondo da un Amore senza misura”.

E nei primi giorni di dibattito è stata la diplomazia vaticana ad essere il centro delle riflessioni, perché oggi la Santa Sede ha relazioni con 180 Paesi e i suoi osservatori sono presenti nelle sedi Onu di New York, Vienna, Ginevra, Parigi. A rimettere le cose al loro posto, ha contribuito Ivan Jurkovic, arcivescovo di Krbava (Slovenia) ed osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite di Ginevra, che ha chiarito che il principale compito di questa singolare diplomazia è quello “di garantire la libertà al Papa per il suo ministero di pontefice, ad ogni livello, in tutto il mondo, perché dove il Papa arriva la gente lo vede come una persona affidabile, sempre fedele ai grandi ideali dell’umanità”.

Per fare questo la Chiesa ha garantito ai suoi ‘diplomatici’ una tradizione di formazione che unisce ad una indispensabile preparazione accademica un altrettanto necessaria testimonianza di fede: “Non siamo funzionari ma testimoni con una preparazione teologico-filosofica che ci rende diversi dagli altri diplomatici”. Jurkovic ha spiegato che la popolarità della Chiesa, dal villaggio africano fino alle più alte sedi istituzionali, “è legata al bene che viene fatto ai più poveri; essi sono l’obiettivo della nostra diplomazia, nel tentativo di completare l’opera del Papa, che oggi porta consolazione ovunque vada. Se si è utili, moralmente e materialmente, si è anche popolari”.

Si tratta di un aiuto che mette il dialogo e il rispetto in primo piano, al punto che le classi dirigenti di paesi del terzo mondo, anche islamici, si sono formate in scuole cattoliche, senza avvertire alcunché di offensivo verso la loro cultura e la loro religione: “Nel nostro lavoro non dividiamo fra governi amici e governi nemici: noi promuoviamo il bene comune, per aiutare tutti i Paesi, poveri e ricchi. In questo incontriamo uomini con i quali abbiamo valori condivisi”.

Con la prudenza del diplomatico, mons. Jurkovic ha parlato delle persecuzioni dei cristiani, affermando che in tante vicende di martirio si ‘sente il peso della storia; le ferite di vicende secolari sono state guarite ma le cicatrici restano indelebili’. Infine, le grandi questioni del momento: i rapporti con la Cina e con l’Islam: “Con queste realtà, il Papa ha cercato agganci per una comprensione reciproca maggiore. Il dialogo resta lo strumento principale adottato da papa Francesco ed il suo operato dovrà essere valutato in termini storici, una categoria, oggi, molto trascurata”.

Invece il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti ha invitato i giovani a non lasciarsi ‘rubare’ la speranza attraverso citazioni bibliche od a frasi attribuite a papi e figure laiche che hanno fatto di questo monito un punto fermo nella loro vita: da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Giorgio La Pira a Thomas Merton, fino a papa Francesco e all’esortazione post-sinodale ‘Christus vivit’ consegnata alle migliaia di giovani del Circo Massimo a Roma: “Di Thomas Mann ricordo con commozione il pensiero sul libro ‘Dono del fratello sognatore’, sull’ultimo ciclo della Genesi, la figura di Giuseppe e dei suoi fratelli”.

Poi il card. Bassetti ha citato l’esortazione post sinodale: “E’ un passaggio importante, perché mette in evidenza tre elementi fondamentali della vita: la speranza, la fede, la concretezza. Quando parlo di vita concreta mi riferisco ad una vita piena in cui la dimensione spirituale ha un peso decisivo. Andare verso il prossimo non è in contrapposizione con la capacità di sognare, anzi sono due dimensioni intimamente legate dalla gioia di seguire Gesù. Questo è a mio avviso uno snodo decisivo: occorre restituire il significato profondo del concetto di relazione, solo rapportandosi con gli altri un giovane diventa parte di un corpo vivo, una famiglia, una comunità cittadina, una scuola, un’associazione, una comunità ecclesiale”.

Da ultimo la relazione con il trascendente e la Chiesa: “Il rapporto tra i giovani e la Chiesa risente del clima sociale, un rapporto complesso e non univoco, a tratti intenso, intimo, spesso incostante e di breve durata. Con l’adolescenza questo rapporto in molti casi si incrina fino a rompersi. Come pastori, famiglie, laici alla base c’è una questione irrisolta, quella educativa. Mai come oggi siamo chiamati ad essere chiesa in uscita verso i giovani”.

Infine ai numerosi giovani presenti il card. Bassetti ha fatto una consegna finale: “State insieme, accompagnatevi nel cammino della vita, la giovinezza non è una fase di passaggio, ma un fuoco che vi scalda e che scalda”, ricordando il motto di mons. Tonino Bello: ‘Dio ha dato agli uomini una sola ala, perché gli uomini volino insieme, perché Dio vuole volare con noi’.

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