Truffelli, presidente di Azione Cattolica: la politica è missione del popolo di Dio

Per i credenti la politica non può essere considerata estranea alla missione del popolo di Dio nel mondo: è quanto sostiene Matteo Truffelli in un articolo pubblicato nel numero del mensile ‘Vita Pastorale’ (n.8-Ago/Set), diretto da Antonio Sciortino.

Per il presidente nazionale dell’Azione cattolica è fondamentale l’impegno concreto dei cattolici per una convivenza più umana, più giusta, più libera e più fraterna, nella pluralità di scelte e posizioni. Il presidente nazionale dell’Azione Cattolica sottolinea che è compito delle comunità cristiane discernere la situazione, come sottolineava san Paolo VI nella lettera apostolica ‘Octogesima adveniens’:

“Spetta alle comunità cristiane individuare, con l’assistenza dello Spirito Santo – in comunione coi vescovi responsabili, e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà -, le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessarie in molti casi”.

Questo passo della lettera apostolica per Truffelli investe la comunità cristiana: “E’ questa la prima responsabilità che la comunità cristiana, nel suo insieme, deve assumersi. Interpellata dal proprio tempo, essa è chiamata a leggere in maniera condivisa la realtà per coglierne i connotati fondamentali, individuare le urgenze e le sfide principali che essa pone e discernere, insieme, come contribuire a indirizzarne gli sviluppi”.

Tale funzione non può essere delegata, ma è una responsabilità comunitaria: “Un compito che non può essere semplicemente delegato a qualcuno, a ‘un’autorità superiore’, religiosa, intellettuale o politica che sia, perché è di tutti i credenti, di ognuno e di tutti insieme.

Una responsabilità che per poter essere esercitata implica la necessità di mettere a punto strumenti, spazi e occasioni appropriate. Chiede di educare la comunità alla fatica del discernimento: discutere senza lacerarsi, giudicare senza semplificare, scegliere senza assolutizzare. E ancora più a monte chiede di formare ciascun credente, a ogni età e in ogni condizione, al valore e al significato del Bene Comune, alle sue implicazioni, al coinvolgimento che esso postula”.

Quindi la politica è anche una missione cristiana: “La politica, dunque, non può essere considerata estranea alla missione del Popolo di Dio nel mondo. Se occorre tenere sempre ben chiara la distinzione dei diversi piani in cui ci è chiesto di agire – quello sul quale ci muoviamo, appunto, come comunità cristiana, e quello sul quale ciascuno è chiamato a mettere in gioco, individualmente o collettivamente, la propria responsabilità personale, la propria coscienza formata – occorre anche ricordare che non possiamo sottrarci al dovere di un serio confronto circa le principali questioni che il nostro tempo ci propone”.

Questa scelta comporta la necessità di un confronto con la temporalità: “Non possiamo dare per scontato che questa convinzione rappresenti una mentalità pacificamente acquisita dentro la comunità cristiana. Al contrario, dobbiamo crescere molto su questa strada. Dobbiamo ancora metabolizzare il fatto che la pluralità delle scelte e delle posizioni politiche interne al mondo ecclesiale possa rappresentare una ricchezza, e non solamente una difficoltà”.

Questa visione comporta una lettura globale del Vangelo: “Solo così potremo sottrarci alla tentazione, sempre incombente, di ‘tirare il Vangelo per la giacca’, ascrivendolo con troppa leggerezza alle nostre convinzioni o alla nostra parte politica e squalificando coloro che dentro la comunità ecclesiale non la pensano come noi additandoli come credenti incoerenti, o peggio, a seconda dei casi, come traditori dei valori fondamentali della fede, perché svenduti alle seduzioni della mondanità, o come interpreti inadeguati della sua forza umanizzante, perché incapaci di trovare un punto di incontro tra le affermazioni di principio e le concrete scelte possibili”.

L’intervento si conclude affermando che la comunità cristiana può ‘nutrire’ la politica solo se è capace di una nuova visione: “E’ a queste condizioni, mi pare, che la comunità cristiana potrà continuare a nutrire la vita politica del nostro tempo con la linfa di una fede incarnata, capace di offrire alla società di oggi il lievito di una visione dell’uomo e della società, un senso del bene e della giustizia e un impegno concreto per la realizzazione di una convivenza umana più giusta, più libera, più fraterna”.

Il tema della politica è stato ripreso dalle conclusioni del seminario della Summer School ‘Building future on peace’, promosso dall’Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Focsiv, Istituto di diritto internazionale della pace ‘G. Toniolo’ e Missio, chiedendo all’Italia di dare ‘nuova linfa ai principi di unità, sussidiarietà e leale collaborazione tra istituzioni ed enti che costituiscono la Repubblica’:

“L’Italia sia un Paese dove la grande bellezza del paesaggio e del patrimonio storico-artistico e culturale sia eguagliata dalla bellezza delle relazioni tra i suoi cittadini e con il resto del mondo. Fedele alla sua tradizione di luogo di incontro tra popoli e culture, con salde radici europee e proteso nel Mediterraneo.

Ci impegniamo a promuovere lo sviluppo di comunità e a riscoprirne il senso, ad ogni livello: tra i quartieri delle Città, tra Regioni e Stato, da Nord a Sud, tra generazioni. Chiediamo di ‘disarmare la lingua e le mani’, sollecitando i responsabili delle istituzioni a riconoscere il valore generativo del confronto, investendo sulla costruzione di una società nonviolenta e promuovendo politiche concrete di coesione sociale e territoriale. A tal fine, chiediamo di dirottare le risorse destinate all’economia della guerra ad un’economia della pace”.

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