Domenica del Mare: il papa prega per i marittimi

‘Oggi ricorre la #DomenicadelMare, dedicata ai marittimi e ai pescatori. Prego per loro e per le loro famiglie, e incoraggio a compiere ogni sforzo per proteggere e salvaguardare i loro diritti umani’: con questo tweet papa Francesco ha ricordato la Giornata dedicata ai marittimi.

Nel messaggio il prefetto del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Peter K.A. Turkson, ha annunciato che il XXV congresso mondiale per la celebrazione del Centenario della Stella Maris (Apostolato del Mare) si svolgerà dal 29 Settembre al 4 Ottobre 2020, a Glasgow, in Scozia: “Quella notte (4 ottobre 1920, ndr.) a Glasgow iniziava una nuova era per la pastorale dei marittimi della Chiesa cattolica. Tutti i Pontefici che da allora hanno guidato la Chiesa hanno benedetto ed incoraggiato lo sviluppo di questo Apostolato”.

Ed ha ripercorso la storia di questi 100 anni: “Papa Pio XI approvò e benedisse le prime Costituzioni nell’aprile del 1922 ‘’nella certezza che una così nobile iniziativa, largamente secondata dallo zelo di fervorose anime sacerdotali, … vada sempre più dilatandosi nelle zone marittime dei due emisferi’.

Il 7 settembre 1956, Pio XII parlando dell’Apostolato del Mare disse: ‘Ci è di grande consolazione apprendere come i marinai che raggiungono i porti del mondo si stiano abituando a cercare l’aiuto che siete disposti a dare loro. Oltre ad offrire loro i benefici spirituali della religione, voi estendete il vostro apostolato al servizio sociale; e fate bene’”.

La tradizione è stata mantenuta anche con il Concilio Vaticano II: “Nel 1963 Papa Giovanni XXIII affermò che ‘questa particolare situazione del mondo marittimo richiede il Vostro operato … è auspicabile che i marittimi siano aiutati a condurre un’autentica vita cristiana nel loro ambiente. Ed è con un grande piacere che Ci congratuliamo con voi per il buon lavoro svolto finora per rendere più facile la conoscenza di Cristo’.

Il 24 aprile 1970 Papa Paolo VI rivolgendosi alla gente del mare a Cagliari asserì che ‘come marittimi, come uomini, come cristiani: la rete delle opere dell’Apostolato del Mare, ormai estesa in tanti porti della terra, non vi lascia soli, vi attende e vi assiste; voi lo sapete’.

San Giovanni Paolo II nell’ottobre 1982 ai partecipanti al XVII Congresso Mondiale in Roma assicurava che ‘la Chiesa desidera condurre tutti i battezzati ad una più piena e sistematica conoscenza della persona e del messaggio di Gesù Cristo. Nell’adempimento di questa missione rivolta ai marittimi, voi affrontate un compito altamente esigente e difficile’”.

Anche papa Benedetto XVI e papa Francesco hanno ricordato la presenza della Chiesa a fianco di chi lavora nel mare: “Nel 2012 Benedetto XVI si rivolgeva ai partecipanti al XXIII Congresso Mondiale, a Roma, con le seguenti parole: ‘La vulnerabilità dei marittimi, pescatori e naviganti deve rendere ancora più attenta la sollecitudine della Chiesa e stimolare la materna cura che, attraverso di voi, manifesta a tutti coloro che incontrate nei porti o sulle navi, o assistete a bordo nei lunghi mesi d’imbarco’.

E più di recente Papa Francesco nell’Angelus dell’8 luglio 2018: “Prego per loro e per le loro famiglie, come pure per i cappellani e i volontari dell’Apostolato del Mare. Un ricordo particolare per coloro che in mare vivono situazioni di lavoro indegno, come pure per quanti si impegnano a liberare i mari dall’inquinamento’”.

Quindi ha esortato le Chiese a non trascurare il significato del centenario: “Il Centenario sarà un’occasione per fare memoria e rendere grazie per tutte le persone che negli ultimi cento anni hanno servito la gente del mare, per discernere il presente e tracciare il futuro del nostro ministero, al fine di rispondere all’evoluzione dei bisogni dei marittimi, dei pescatori e delle loro famiglie”.

Nel messaggio il cardinale ha evidenziato le difficoltà di lavoro dei marittimi: “In base al contratto di lavoro, i marittimi sono obbligati a vivere, per mesi e mesi, nello spazio confinato di una nave, lontani dalle proprie famiglie e dai propri cari. Spesso ricevono i loro salari in ritardo e, almeno in un caso, le legislazioni nazionali impediscono loro di ricevere denaro contante mentre sono a bordo, lasciandoli così senza risorse economiche per tutta la durata del contratto.

La rapidità degli scali in porto non permette loro di scendere a terra per rilassarsi e allentare la pressione a cui sono sottoposti a causa delle loro dure condizioni di lavoro, aggravate dalla continua minaccia della pirateria ed ora anche dal rischio di attacchi terroristici. In caso di incidenti in mare spesso i marittimi sono criminalizzati e detenuti senza poter contare su una protezione effettiva della legge e senza poter beneficiare di un equo trattamento.

In una mescolanza precaria di nazionalità, culture e religioni, sono diminuite le opportunità di interagire socialmente con il ridotto numero di membri dell’equipaggio presenti a bordo. Isolamento e depressione, associati alla mancanza di un ambiente favorevole, possono incidere negativamente anche sulla salute mentale dei marittimi, a volte con conseguenze tragiche e dolorose per le loro famiglie, per i membri stessi dell’equipaggio e anche per i proprietari delle navi”.

Perciò a fine giugno papa Francesco, incontrando i volontari dell’associazione ‘Stella Maris’, così ha pregato: “O Santo Spirito, che aleggi sulle acque del mare, assisti i cappellani e i volontari dell’Apostolato del Mare perché, durante le loro visite quotidiane a bordo, siano vigilanti ed entrino in contatto con ogni marittimo e pescatore con empatia, creatività pastorale e tenerezza.

Fa’ che riconoscano nei volti dei marittimi di varie nazionalità il volto del Tuo Figlio, Gesù Cristo, rendendoli capaci di parlare la lingua dell’amore che accoglie tutti e ciascuno”.

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