L’Italia sempre con meno figli

Continua ancora il calo delle nascite e nel 2018 si è registrato un nuovo record negativo: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini; quindi la diminuzione delle nascite è di oltre 18.000 unità rispetto al 2017 (-4,0%). Il calo si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato al Centro (-5,1% rispetto all’anno precedente).

La diminuzione delle nascite nel nostro Paese si deve principalmente a fattori strutturali. Infatti, si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta, da un lato, all’uscita dall’età riproduttiva delle generazioni molto numerose nate all’epoca del baby-boom, dall’altro, all’ingresso di contingenti meno numerosi a causa della prolungata diminuzione delle nascite osservata a partire dalla metà degli anni Settanta. L’incremento delle nascite registrato fino al 2008 è dovuto principalmente alle donne straniere.

Negli ultimi anni ha iniziato progressivamente a ridursi anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 65.444 nel 2018 (il 14,9% del totale dei nati). Tra le cause del calo, la diminuzione dei flussi femminili in entrata in Italia, il progressivo invecchiamento della popolazione straniera, nonché l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte donne straniere. Le nascite di bambini stranieri si concentrano nelle regioni dove la presenza straniera è più diffusa e radicata: nel Nord-ovest (21,0%) e nel Nord-est (20,7%).

L’Emilia-Romagna ha la percentuale più alta di nati stranieri (24,3%), la Sardegna la più bassa (4,5%). Secondo il bilancio dell’Istat del 2018, la diminuzione è infatti interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre a 55.104.000 unità, 235.000 in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto alla stessa data del 2014 la perdita di cittadini italiani (residenti in Italia) è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677.000).

Senza l’apporto dei nuovi cittadini stranieri, che negli ultimi 4 anni sono aumentati di 638.000 unità, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1.300.000. Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241.000 cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti. Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111.000 (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente.

A livello nazionale il tasso di crescita naturale si attesta a -3,2 per mille e varia dal +1,7 per mille di Bolzano al -8,5 per mille della Liguria. Anche Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano decrementi naturali particolarmente accentuati, superiori al 5 per mille. Il deficit di nascite rispetto ai decessi si riscontra esclusivamente nella popolazione di cittadinanza italiana (-251.000).

Per la popolazione straniera il saldo naturale è ampiamente positivo (+57.554) conseguenza della più alta natalità, rispetto agli italiani, e della bassissima mortalità in ragione del giovane profilo per età di questa popolazione. Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 11,1 per mille. Il valore più elevato si registra in Emilia-Romagna (13,8 per mille), quello più basso in Sardegna (5,9 per mille).

Nel 2018 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese sono il Nord-ovest (vi risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,1%), seguite dal Nord-est (19,3%), dal Centro (19,9%) e infine dalle Isole (11,0%). Solo nel Nord-est si registra un lieve aumento di popolazione (+0,10% rispetto al 2017), mentre in tutte le altre ripartizioni risulta in calo; i maggiori decrementi, al di sopra della variazione media nazionale (-0,21%), si rilevano nelle Isole (-0,53%) e al Sud (-0,46%).

La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10%. Nel Mezzogiorno la presenza straniera resta più contenuta sebbene sia in crescita: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,9 nelle Isole. Il primato di presenze va alle regioni del Nord-ovest con 1.764.305 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,6%) del totale degli stranieri.

Circa un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est (23,9%), così come nelle regioni del Centro (25,4%). Più contenuta è la presenza di cittadini stranieri nel Sud (12,2%) e nelle Isole (4,9%). La popolazione italiana ha da tempo perso la sua capacità di crescita per effetto della dinamica naturale, quella dovuta alla ‘sostituzione’ di chi muore con chi nasce. Nel 2018 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è negativa e pari a -193.000 unità.

A livello nazionale il tasso di crescita naturale si attesta a -3,2 per mille e varia dal +1,7 per mille di Bolzano al -8,5 per mille della Liguria. Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano decrementi naturali particolarmente accentuati, superiori al 5 per mille. Il deficit di nascite rispetto ai decessi si riscontra nella popolazione di cittadinanza italiana(-251.000).

Per la popolazione straniera il saldo naturale è ampiamente positivo (+57.754) conseguenza della più alta natalità, rispetto agli italiani, e della bassissima mortalità in ragione del giovane profilo per età di questa popolazione. Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 11,1 per mille. Il valore più elevatosi registra in Emilia-Romagna(13,1 per mille), quello più basso in Sardegna (5,9 per mille).

Di fronte a questi dati il presidente del Forum delle Famiglie, Gigi De Palo, ha scritto: “Le famiglie devono essere al centro della prossima legge di bilancio, altrimenti – sempre con rispetto e in modo istituzionale – faremo sentire la nostra voce disperata. Ce lo chiedono i nostri figli che stanno per andare all’estero a realizzare i loro sogni.

Ce lo chiedono tutte quelle donne che hanno paura di rimanere incinta altrimenti rischiano il posto di lavoro. Ce lo chiedono quelle città del sud che si stanno spopolando. Ce lo chiedono i risparmiatori italiani che con tutte queste case ormai disabitate vedono il loro appartamento perdere valore. Ce lo chiedono i docenti che vedono chiudere le scuole per mancanza di bambini. Ce lo chiedono i quarantenni di oggi che non avranno pensione. Ma soprattutto ce lo chiedono quelle giovani coppie che sognano una famiglia con figli”.

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