Papa Francesco: l’Eucarestia è una benedizione

Al termine della celebrazione eucaristica per la solennità del Corpus Domini a Casal Bertone, presieduta da papa Francesco si è svolta la processione con il Santissimo Sacramento, guidata dal card. Angelo De Donatis, vicario per la diocesi di Roma, in alcune strade del quartiere romano e conclusasi vicino al campo sportivo ‘Roma 6’, vicino a ‘Casa Serena’, struttura di accoglienza per senza fissa dimora dei Missionari della Carità, dove papa Francesco ha impartito la benedizione eucaristica.

Con la solennità del Corpus Domini la parrocchia ‘Santa Maria Consolatrice’ ha iniziato i festeggiamenti per i 75 anni della sua erezione, sorta nel 1944 e riconsacrata a un anno di distanza, dopo i bombardamenti di san Lorenzo. Nell’omelia il papa si è concentrato su due parole, dire e dare: “La benedizione fa di cinque pani il cibo per una moltitudine: fa sgorgare una cascata di bene. Perché benedire fa bene? Perché è trasformare la parola in dono.

Quando si benedice, non si fa qualcosa per sé, ma per gli altri. Benedire non è dire belle parole, non è usare parole di circostanza: no; è dire bene, dire con amore. Così ha fatto Melchisedek, dicendo spontaneamente bene di Abramo, senza che questi avesse detto o fatto qualcosa per lui. Così ha fatto Gesù, mostrando il significato della benedizione con la distribuzione gratuita dei pani”.

Ed ha ricordato che anche i cristiani sono stati benedetti: “Quante volte anche noi siamo stati benedetti, in chiesa o nelle nostre case, quante volte abbiamo ricevuto parole che ci hanno fatto bene, o un segno di croce sulla fronte… Siamo diventati benedetti il giorno del Battesimo, e alla fine di ogni Messa veniamo benedetti.

L’Eucaristia è una scuola di benedizione. Dio dice bene di noi, suoi figli amati, e così ci incoraggia ad andare avanti. E noi benediciamo Dio nelle nostre assemblee, ritrovando il gusto della lode, che libera e guarisce il cuore. Veniamo a messa con la certezza di essere benedetti dal Signore, e usciamo per benedire a nostra volta, per essere canali di bene nel mondo”.

Poi si è rivolto ai sacerdoti invitandoli a non temere le benedizioni: “Cari sacerdoti, non abbiate paura di benedire, benedire il popolo di Dio; cari sacerdoti, andate avanti con la benedizione: il Signore desidera dire bene del suo popolo, è contento di far sentire il suo affetto per noi. E solo da benedetti possiamo benedire gli altri con la stessa unzione d’amore. E’ triste invece vedere con quanta facilità oggi si fa il contrario: si maledice, si disprezza, si insulta”.

Quindi ha sottolineato che l’Eucarestia non è fatta per le lamentazioni: “Presi da troppa frenesia, non ci si contiene e si sfoga rabbia su tutto e tutti. Spesso purtroppo chi grida di più e più forte, chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso. Non lasciamoci contagiare dall’arroganza, non lasciamoci invadere dall’amarezza, noi che mangiamo il Pane che porta in sé ogni dolcezza.

Il popolo di Dio ama la lode, non vive di lamentele; è fatto per le benedizioni, non per le lamentazioni. Davanti all’Eucaristia, a Gesù fattosi Pane, a questo Pane umile che racchiude il tutto della Chiesa, impariamo a benedire ciò che abbiamo, a lodare Dio, a benedire e a non maledire il nostro passato, a donare parole buone agli altri”.

Dopo la benedizione inizia l’azione del dare: “Il Signore fa grandi cose con la nostra pochezza, come con i cinque pani. Egli non compie prodigi con azioni spettacolari, non ha la bacchetta magica, ma agisce con cose umili. Quella di Dio è un’onnipotenza umile, fatta solo di amore. E l’amore fa grandi cose con le piccole cose.

L’Eucaristia ce lo insegna: lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane. Semplice, essenziale, Pane spezzato e condiviso, l’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio. E ci porta a dare noi stessi agli altri l’antidoto contro il ‘mi spiace, ma non mi riguarda’, contro il ‘non ho tempo, non posso, non è affare mio’. Contro il guardare dall’altra parte”.

Ed ha invitato a vivere la città: “Non è vero, il tuo poco è tanto agli occhi di Gesù se non lo tieni per te, se lo metti in gioco. Anche tu, mettiti in gioco. E non sei solo: hai l’Eucaristia, il Pane del cammino, il Pane di Gesù. Anche stasera saremo nutriti dal suo Corpo donato.

Se lo accogliamo col cuore, questo Pane sprigionerà in noi la forza dell’amore: ci sentiremo benedetti e amati, e vorremo benedire e amare, a cominciare da qui, dalla nostra città, dalle strade che stasera percorreremo. Il Signore viene sulle nostre strade per dire-bene, dire bene di noi e per darci coraggio, dare coraggio a noi. Chiede anche a noi di essere benedizione e dono”.

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