In Spagna beatificate 14 francescane concezioniste

Quando i miliziani repubblicani assalirono il monastero di via Sagasti 25, a Madrid, gridavano: ‘Mueran las monjas!’; e loro morivano gridando: ‘Viva Cristo Rey!’. Erano gli anni della guerra civile spagnola e ben 14 monache dell’ordine delle Francescane concezioniste furono martirizzate perché religiose. Isabel Lacaba Andía (M. María del Carmen) e le sue tredici compagne sono state beatificate dal card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, sabato 22 giugno a Madrid.

La propaganda delle milizie repubblicane dipingeva le monache come amiche dei ricchi che sfruttavano i lavoratori. Quando la persecuzione divenne più violenta alcune monache si rifugiarono nelle case di famiglia o di amici. Quando vennero scoperte i miliziani chiesero: ‘Voi siete monache?’; esse risposero: ‘Sì, per grazia di Dio’. Queste parole equivalsero a una sentenza di morte eseguita immediatamente.

Nell’omelia il card. Becciu ha applicato la lettura di san Paolo alle nuove beate: “Esse sono rimaste forti nella fede: non si sono spaventate davanti agli oltraggi, alle angosce e alle persecuzioni. Sono state pronte a suggellare con la vita la Verità che professavano con le labbra, associando al martirio di Gesù il loro martirio di fede, di speranza e di carità…

Esse sono esempio e stimolo per tutti, ma particolarmente per le Monache Concezioniste, e anche per tutte quelle consacrate che dedicano totalmente la loro vita alla preghiera e alla contemplazione. In questa preziosa missione orante, le religiose di clausura sono chiamate a ‘gustare e vedere quanto è buono il Signore’, per testimoniare a tutti quanto sia avvolgente l’Amore di Dio”.

Dopo aver ripercorso le fasi finali che portarono alla fucilazione il card. Becciu ha sottolineato l’importanza della loro testimonianza: “Tutte le testimonianze che abbiamo ricevuto ci permettono di affermare che queste Monache Concezioniste morirono perché erano discepole di Cristo, perché non volevano rinnegare la propria fede e i propri voti religiosi. Quando all’inizio della guerra, nella zona repubblicana le Comunità si trasferirono presso le abitazioni di parenti o amici, esse si adeguarono senza mai lamentarsi, dando esempio di eroismo. Mai ebbero atteggiamenti di animosità verso coloro che erano la causa delle loro sofferenze, ma rispondevano con carità”.

Tale testimonianza è oggi ancor valida: “La testimonianza di queste Beate costituisce un esempio vivo e vicino per tutti. La loro morte eroica è un segno eloquente di come la vitalità della Chiesa non dipende da progetti o umani calcoli, ma scaturisce dalla totale adesione a Cristo e al suo messaggio di salvezza. Di ciò erano ben consapevoli queste nostre monache, che trassero forza non in una smania di personale protagonismo, bensì nell’amore senza riserve verso Gesù Cristo, anche a costo della vita”.

Infatti il loro martirio è una testimonianza per il cristiano: “La loro esistenza è come un messaggio diretto alle persone consacrate e ai fedeli laici di oggi. Ai consacrati, le nuove Beate dicono di rimanere fedeli alla vocazione e all’appartenenza gioiosa alla Chiesa, servendola attraverso il proprio Istituto, in una intensa vita di comunione fraterna, nella perseveranza e nella testimonianza della propria identità religiosa. Ai fedeli laici, ricordano la necessità di ascoltare e aderire docilmente alla Parola di Dio, che tutti siamo chiamati a vivere e ad annunciare in virtù del Battesimo”.

Il martirio è forza della fede: “E’ stata vinta la crudeltà dei plotoni di esecuzione e l’intero sistema dell’odio organizzato. Cristo, che s’è fatto presente accanto ai martiri, è venuto a loro con la forza della sua morte e del suo martirio. Nello stesso tempo, è venuto a loro con la forza della sua risurrezione. Il martirio, infatti, è una particolare rivelazione del mistero pasquale, che continua a operare e si offre agli uomini di tutti i tempi come promessa di vita nuova”.

Ed ha ricordato che il Vangelo è il ’seme’ dei cristiani: “Di fronte agli atteggiamenti di chiusura verso le persone più bisognose, di fronte all’indifferentismo religioso, al relativismo morale, alla prepotenza dei più forti verso i più deboli, di fronte agli attentati all’unità della famiglia e alla sacralità della vita umana, non possiamo dimenticare la bellezza del Vangelo.

La parola di Dio mette sempre nuove radici. Su queste radici noi discepoli del Signore dobbiamo e possiamo crescere! Queste 14 nuove Beate, rimaste perseveranti nella fede anche nel momento dell’oblazione suprema, rappresentano un incoraggiamento a proseguire con gioia e speranza nel testimoniare in ogni ambiente l’amore e la misericordia di Dio, che non ci abbandona mai, soprattutto nell’ora del fallimento e della sconfitta”.

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