Mons. Nosiglia ha affidato Torino a Maria Consolata

Torino ha celebrato la festa della Consolata e l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha detto ai fedeli che Dio interviene sempre nella storia: “La festa della Madonna Consolata ripropone con evidenza il fatto che Dio interviene nella storia umana con segni concreti di cambiamento che operano salvezza per tutti.

La Madonna Consolata con i suoi interventi miracolosi a favore della nostra terra, ci ricorda quanto Dio sia operante e presente nel tessuto della storia che sembra a volte dipendere tutta da noi, dalle nostre forze, volontà, progetti, impegni”.

L’avvenimento dell’incarnazione di Cristo nel grembo di Maria rende testimonianza della presenza di Dio: “Proprio l’incarnazione di Cristo ci rivela che dentro la storia umana fatta di guerre, tragedie e sofferenze, di conquiste affascinanti della scienza e della tecnica, di bellezza e di amore, c’è la presenza forte, amorevole e determinante di Dio, del suo Figlio Gesù Cristo il Dio con noi…

Maria Consolata ha rivelato con i suoi materni interventi quest’azione potente e misericordiosa di Dio e si è mostrata nella storia di Torino e del suo territorio costruttrice di pace e di solidarietà, custode di valori fondamentali per lo stesso progresso non solo spirituale ma anche culturale e sociale della nostra gente”.

In questo modo l’arcivescovo avverte che la fede si incarna nella realtà, come indica il Magnificat: “Questo fatto dice no a una religione considerata solo come un bello scenario di cartapesta posto alle spalle del teatro dove si recita la vita e la storia degli uomini, un riferimento concettuale e virtuale che ha poco a che fare con il vissuto quotidiano del nostro amare, sperare, soffrire, progettare e lavorare.

Questo fatto dice no anche a una religione e a una fede disincarnata e chiuse nel culto o nel rito di una tradizione ingessata e statica e apre un orizzonte di rinnovamento continuo di ogni persona e dell’intera società in cui viviamo, una speranza che ‘rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, esalta i poveri e rimanda a mani vuote i ricchi, estende la sua misericordia di generazione in generazione’, come canta Maria nel Magnificat”.

La fede irrompe e cambia il moto perpetuo del mondo: “La fede di Maria irrompe nella storia e cambia radicalmente situazioni ritenute impossibili o già del tutto definite. Dio opera cose straordinarie grazie alla disponibilità di fede e di amore di questa semplice e povera ragazza di Nazareth unita a Dio da un vincolo di amore puro, forte e obbediente alla sua volontà.

La storia di Dio è sempre fatta dai poveri e diviene feconda grazie a loro. La storia di Dio è la storia di tante famiglie, anche del nostro territorio che di generazione in generazione e giorno per giorno hanno mantenuto vivo nel loro tessuto di amore e di servizio alla vita, il messaggio della salvezza e lo hanno attuato con fede e generosità”.

E ricordando la sua presenza a Torino l’arcivescovo sottolinea l’operosità dei suoi abitanti: “Vedendo l’operosità dei suoi abitanti, l’impegno di lavoro e di progettualità che li hanno guidati, la forza, il coraggio e la genialità di tanti imprenditori, operai e professionisti, la solidarietà di tante persone verso i poveri e gli svantaggiati, e la generosità del loro servizio, mi sono chiesto più volte: c’è un cuore, un centro vivo da cui tutto è partito e su cui si è fondato tutto questo?

L’ho trovato nella famiglia, nelle vostre famiglie, carissimi. La famiglia è stata il volano del progresso sociale e anche economico di queste terre e ha sempre rappresentato la realtà più forte su cui si è sviluppata l’educazione delle nuove generazioni a quei valori che hanno fatto grande la tradizione religiosa, culturale e sociale del Piemonte”.

Secondo l’arcivescovo la famiglia è il motore che trascina la città: “E’ la famiglia infatti che ha tenuto fermi questi valori conservandoli e rinnovandoli in uno sforzo di unità costante sul piano umano, spirituale e sociale.

Una famiglia stabile e solidale fondata secondo il progetto di Dio sul matrimonio tra un uomo e una donna, fonte prima della vita dei rispettivi figli, è il volano di un sano e duraturo progresso anche economico e sociale. Solo così si costruisce il futuro di un popolo”.

Quando si ‘sgretola’ la famiglia il tessuto sociale viene meno: “Vediamo un forte cambiamento culturale che tende a indebolire il legame di appartenenza tra le generazioni a una stessa genealogia familiare mentre si fa preminente nell’esperienza procreativa e di vita della famiglia, il bisogno di realizzazione di sé, per cui la solidarietà tra generazioni diventa sempre più difficile con il rischio di vanificare l’apporto convergente e necessario degli anziani e dei giovani insieme al comune progetto familiare.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e sembrano irreversibili: la crescente fragilità dell’unione coniugale sia essa cementata dal matrimonio religioso o civile, rende instabile e provvisorio ogni legame; l’incapacità e il timore di scelte stabili e definite assumendone anche le conseguenti responsabilità, conduce alla scelta della convivenza, priva del vincolo matrimoniale e sottoposta al logorio della provvisorietà;

il consistente calo della natalità e il cambiamento del ruolo stesso dei genitori verso i figli producono forti scompensi anche sul piano sociale; il differimento dell’ingresso dei giovani nell’età adulta spesso perché privi di lavoro e di speranza grava sulle famiglie di origine e rende incerto il futuro dei figli; l’allungamento della vita media e le nuove condizioni dell’anziano spesso lasciato solo o escluso dal nucleo familiare, aggravano i problemi della terza età con costi sociali altissimi”.

Nonostante tutto la famiglia è ‘baluardo insostituibile di civiltà e di progresso’: “E necessario però che la Chiesa, le parrocchie in primo luogo, le istituzioni e la società, valorizzino le famiglie come risorse positive, con un’azione concorde di promozione e difesa della loro identità e vocazione, fondate sul matrimonio, sostenute nel loro servizio alla vita e all’amore di cui sono custodi e garanti, messe in grado di soddisfare i loro primari diritti di ordine spirituale e sociale”.

Ha richiamato la Chiesa locale a valorizzare le famiglie: “E’ necessario però che la Chiesa, le parrocchie in primo luogo, le istituzioni e la società, valorizzino le famiglie come risorse positive, con un’azione concorde di promozione e difesa della loro identità e vocazione, fondate sul matrimonio, sostenute nel loro servizio alla vita e all’amore di cui sono custodi e garanti, messe in grado di soddisfare i loro primari diritti di ordine spirituale e sociale”.

Ed ha concluso affidando a Maria Consolata “tante famiglie che vivono situazioni difficili per motivi di sofferenze fisiche e morali, perché la madre di Dio infonda in loro il coraggio di sperare comunque in un cambiamento positivo della loro realtà avvalendosi del loro amore e della fede nel Signore.

Invito le istituzioni della nostra città e provincia, il mondo del lavoro e della cultura a operare per offrire ai giovani un reale sostegno alla loro scelta matrimoniale e familiare, mediante una politica sociale volta a soddisfare le loro necessità circa la casa, il lavoro, l’apertura alla vita dei figli e la loro educazione.

A voi giovani dico: non abbiate paura di scegliere il progetto di vita cristiana sul matrimonio e la famiglia. Anche se vi appare impegnativo esso rappresenta la via responsabile per realizzare nella fedeltà e nella gioia più vera e profonda, la sete di amore che pulsa nel vostro cuore”.

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