Benedetto, il primo Papa emerito, intervista a Rosario Vitale autore di uno studio giuridico

È uscito lo scorso mese di maggio, per Aracne Editrice, il libro “Benedetto XVI. Il primo Papa emerito della storia”. L’autore è il catanese Rosario Vitale, giovane seminarista della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e studioso di Diritto canonico presso l’”Institutum Utriusque Iuris” della Pontificia Università Lateranense.

Ed è proprio il piano giuridico-canonistico, insieme a quello storico, ad essere centrale nel testo lungo 90 pagine. La rinuncia al Ministero Petrino di Joseph Ratzinger è il punto di partenza per una disamina di tutti i Pontefici che nel corso dei secoli, liberamente o meno, hanno lasciato la massima carica ecclesiastica.

Tra le pagine è significativa la presenza delle traduzioni integrali del decreto elettivo e della lettera con cui il Collegio cardinalizio informava Celestino V dell’elezione al Soglio petrino. Insieme a Benedetto XVI, Pietro Morrone è il Papa che ha compiuto il gesto della rinuncia più conosciuto. Una rinuncia al Ministero Petrino prevista dal Codice di Diritto Canonico e regolata dal canone 332, § 2, di cui l’autore racconta la genesi, per concludere con l’analisi dello status e del titolo del Papa rinunciatario.

Il volume si apre con un saggio introduttivo di Valerio Gigliotti, professore associato di Storia di Diritto medievale e moderno dell’Università di Torino, già autore di altre pubblicazioni sull’argomento. C’è spazio anche per l’arte, con un quadro inedito raffigurante Papa Benedetto dello street artist Maupal, conosciuto per i murales ritraenti Papa Francesco che spesso compaiono nei vicoli di Borgo Pio a Roma.

La presentazione ufficiale del volume si terrà lunedì 24 giugno presso il Palazzo Theodoli-Bianchelli della Camera dei Deputati. Sarà presente l’autore, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Le rinunce al papato, libere o sotto costrizione, sono state circa una decina in due millenni. Che impatto hanno avuto nella storia della Chiesa?

Senz’altro dobbiamo distinguere, per ovvi motivi, le rinunce avvenute nei primi secoli della nascente Chiesa da quelle avvenute dopo il primo millennio e da ultimo quella di Benedetto XVI. Il contesto storico, culturale e giuridico è mutato nel corso dei secoli e dunque ogni rinuncia, libera o forzata che sia, ha avuto il suo personale impatto nella società dell’epoca. C’è da direi però che quasi nessuno dei Papi che hanno rinunciato nel corso della storia si sono trovati davanti ad una situazione di serenità, tale per cui la loro rinuncia potesse essere letta positivamente dai più.

Perché?

Per lo più le beghe politiche la hanno fatta da padrone. Se pensiamo al caso del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, non eletto Papa nel 1903 per un veto Imperiale, riusciamo a capire come possa essere complicato ripercorrere e ricostruire appieno ciò che certe dinamiche hanno comportato per la Chiesa soprattutto se lette nella società odierna, con tutta la sua modernità e il secolarismo imperante. Possiamo dire che ogni rinuncia ha avuto un impatto non tanto mediatico, come può esserlo stato per Benedetto, ma più che altro spirituale, giacché la figura del Romano Pontefice da sempre ha rappresentato un alter Christus, infuso coraggio e dato stabilità.

Da subito la rinuncia di Benedetto XVI è stata accostata a quella fatta nel 1294 da Celestino V. Quali sono i punti in comune tra i due eventi storici?

Vi sono diversi punti in comune, innanzitutto secondo me il fatto che sia Celestino V che Benedetto XVI non si aspettavano questa nomina. Deve far riflettere tanto: due uomini le cui vite sono state sconvolte e che pensavano evidentemente di passare gli ultimi anni in “pace e tranquillità”. In seconda analisi dobbiamo rilevare che entrambi hanno rinunciato nel contesto di un Concistoro, entrambi leggendo un documento, ed entrambi esprimendo il desiderio di ritirarsi ad una vita di ascesi e preghiera. Però se è vero che vi sono dei punti in comune, – anche se solo formalmente – vi sono altrettanti punti di differenza che ci fanno capire come la concezione del papato negli anni sia mutata profondamente.

A distanza di sei anni, si continua a parlare della validità delle “dimissioni” di Joseph Ratzinger. Sul piano giuridico-canonistico che conclusioni ne hai tratto?

Che le dimissioni siano valide su questo non c’è dubbio alcuno, sono state rispettate tutte le formalità richieste dal Codice di Diritto Canonico, ossia la debita manifestazione davanti ai testimoni, come pure la libertà dell’atto. Certo, qualcuno potrebbe dire che la libertà consta del fòro interno e che nessuno tranne Dio possa leggere il cuore dell’uomo, tuttavia chi conosce bene Ratzinger non potrebbe avere nessun dubbio circa la plena libertate della sua rinuncia. Quest’ultima traspariva dalla fermezza assunta nel pronunciare quelle parole, dalla sua tranquillità nell’affrontare i giorni che seguirono, e non per ultimo, nella sua vicinanza e ammirazione verso il ministero del suo successore.

E sul titolo di ‘Papa emerito’ da lui assunto?

La questione del titolo invece, ancora oggi largamente dibattuta e che trova ampio respiro nel mio testo, oltre che in quello del prof. Valerio Gigliotti “La tiara deposta, la rinuncia al papato nella storia del diritto e della Chiesa” (Olschki, Firenze 2014), risulta essere centrale per il futuro del papato. Sussiste per adesso una lacuna legis sullo status del Papa rinunciatario. Benedetto XVI a mio parere non poteva fare di meglio, restando nel dettame conciliare. Ciononostante non vi è stato il tempo di istituzionalizzare la neonata figura del Papa emerito, e ad oggi, la decisione di Benedetto rimane solo una scelta personale, priva di ogni elemento giuridico che ne possa supportare la scelta. Ci auguriamo che in un prossimo futuro Papa Francesco voglia istituire una commissione ad hoc per istituzionalizzare la figura dei Papi emeriti. 

Nell’ottobre 2015 hai incontrato Benedetto XVI. Chi è per te il Papa emerito e che significato ha avuto quell’incontro nella tua vita e nel tuo cammino verso il sacerdozio?

È stato un incontro molto emozionante, ricordo tutto con precisione, abbiamo parlato di tanti argomenti, il papa emerito è un uomo molto curioso ma allo stesso tempo molto discreto. Tornava dalla recita del rosario nei giardini vaticani, in un tiepido pomeriggio di ottobre, era l’anniversario dell’elezione al soglio petrino del suo predecessore, il santo Papa Giovanni Paolo II. Quell’incontro mi ha certamente arricchito, mi sono sentito subito a mio agio, data la mia stima e ammirazione, come se lo conoscessi da sempre pur non avendolo mai incontrato prima di quel momento. Trovarsi faccia a faccia con il Papa emerito è stata una grazia grande. Il mio ministero sarà arricchito del suo esempio, di padre, di pastore e di umile servitore della Sua vigna.

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