La storia della famosa tradizione dell’Infiorata per il Corpus Domini

L’ “Infiorata”, antica tradizione italiana, sfavillante nei suoi colori, e – soprattutto – nei suoi profumi. E’ l’Italia delle vecchie, antiche tradizioni popolari, unite a una fede genuina e calda, quella tramandata dai nostri nonni, che rivive salda non solo nella nostra memoria, ma che diviene cultura viva nel rinnovarsi di anno in anno, di festa in festa.

La cosiddetta “Infiorata”, rappresenta una delle manifestazioni più conosciute dai fedeli e dai turisti che visitano il nostro Paese. Tappeti di fiori, realizzati da mane certosine, in occasione della festività del Corpus Domini, si trovano sui sagrati di molte chiese, più o meno importanti. Questi prati creati “ad hoc”, pronti a essere disfatti al passaggio delle processioni per la festa del Corpus Domini, hanno radici antiche. Dobbiamo risalire addirittura al periodo Barocco, età – soprattutto a Roma – ricca di novità, di vere e proprie scenografie (dobbiamo ricordare che per il Teatro è l’epoca della massimo splendore dell’arte scenografica) “religiose”, dove spettacolo e fede si intrecciano in un connubio armonioso e splendido.

Bisogna risalire al XVII secolo, per trovare la prima realizzazione di questa imponente e scenografica pratica, quella delle “Infiorate”. La tradizione nasce per opera dell’architetto Benedetto Drei (Firenze, 1580 circa – Roma, 5 ottobre 1637), allora noto responsabile della Floreria vaticana. Anno 1625, Benedetto Drei, e suo figlio Pietro, ebbero una stupenda idea per celebrare i due santi patroni della città di Roma, i santi Pietro e Paolo, festeggiati il 29 giugno. Proposero all’allora Papa, Urbano VIII, di decorare il selciato ai piedi della scalinata della Basilica di San Pietro, con immensi quadri composti da milioni di petali di fiori. La tecnica di realizzazione era molto simile a quella del mosaico.

Morto Benedetto Drei, ne prese il testimone il grande artista ed architetto Gian Lorenzo Bernini, autore del famoso colonnato di Piazza San Pietro, nonché regista delle grandiose Feste Barocche che riportarono a Roma una parte dei fasti dell’antico impero. Bernini fece dell’ “Infiorata” una delle più famose tradizioni italiane, la più copiata in tutto il mondo. “Un altro bello, e grande spettacolo ha fatto più allegra ultimamente la medesima solennità degli Apostoli, nella quale i fiori si sono mutati in Api, a formar l’arme della famiglia Barberina. L’artificio di cosa così leggiadra è stata inventione dell’ingegnoso giovane, Stefano Sperandio, il quale sotto la disciplina del famoso Cavalier Giovan Lorenzo Bernino con gran profitto attende all’arte nobilissima della scultura”, così Giovanni Battista Ferrari – nel suo libro-trattato “Flora ouero Cultura di fiori del P. Gio Battista Ferrari senese della Comp. di Giesu distinta in quattro libri e trasportata dalla lingua latina nell’italiana da Lodovico Aureli, Perugino”, del 1638 – descrive il magnifico evento romano.

La tradizione si amplierà, successivamente, di regione in regione, di località in località. Nella città eterna, la tradizione delle infiorate scomparve alla fine del XVII secolo, mentre – nelle località del Castelli romani – proseguì fino all’ XVIII secolo, come riportato da un manoscritto anonimo del 1824 tutt’ora conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Ma il primato per l’infiorata allestita per le festività del Corpus Domini è risalente al 1778 in cui vennero allestiti quadri floreali in Via Sforza di Genzano. Altro anno memorabile, il 1782: un tappeto enorme di fiori, coprì l’intera via della piccola località, vicino alla Città Eterna. E’ da questa storica “infiorata” che nasce la tradizione di allestire questi splendidi quadri floreali, creati in occasione della festa del Corpus Domini. Una tradizione che continua, che si rinnova – tutt’ora – in molte chiese di tutta Italia, soprattutto nella regione laziale.

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