Papa Francesco elogia la politica di don Sturzo

Famiglia, scuola, lavoro, immigrazione, ambiente, riforme istituzionali, Europa, sono solo alcuni dei temi al centro del convegno internazionale che si è svolto a Caltagirone, fino al 16 giugno dal titolo ‘L’attualità di un impegno nuovo’. A 100 anni dall’Appello ‘Agli uomini liberi e forti’, che ha rappresentato la base del progetto politico del Partito popolare italiano, “tutte le principali associazioni, enti, università, movimenti, organizzazioni del mondo del lavoro che s’ispirano alla dottrina sociale della Chiesa”, si legge in un comunicato, “attualizzeranno l’Appello”.

36 esperti e 12 relatori; il cardinale presidente dei vescovi europei Angelo Bagnasco e il presidente dei vescovi italiani Gualtiero Bassetti; il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e del Partito popolare europeo Joseph Daul “hanno riflettuto sui 12 punti del Programma dell’Appello, per individuare un percorso culturale e sociale in grado di offrire una risposta alle sfide che il Paese si trova ad affrontare”.

L’evento è stato organizzato da un Comitato promotore e scientifico, in Roma, rappresentato fra gli altri da Salvatore Martinez, presidente Fondazione ‘Casa Museo Sturzo’ e Polo di eccellenza della promozione umana e della solidarietà ‘Mario e Luigi Sturzo’ in Caltagirone; Nicola Antonetti, presidente Istituto ‘Luigi Sturzo’ di Roma; Matteo Truffelli, presidente Azione cattolica italiana; Francesco Bonini, rettore Università Lumsa; Gaspare Sturzo, presidente ‘Centro Internazionale Studi Sturzo’; mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e presidente della Commissione storica per la causa di canonizzazione di don Sturzo.

Nel messaggio papa Francesco ha ribadito l’importanza del centenario: “E’ una felice intuizione onorare ‘uniti e insieme’ un anniversario così importante per la storia d’Italia e d’Europa, rileggendo con un largo e qualificato contributo di idee, di esperienze e di buone prassi i dodici Punti che costituivano il programma dell’Appello, per risentirne il valore e l’attualità e riaffermare la sua praticabilità tra la gente, attraverso un nuovo dialogo culturale e sociale che sia ispirato, oggi come ieri, ‘ai saldi principi del cristianesimo’… Mi pare di poter cogliere nella vostra iniziativa un esaudimento di queste parole e, pertanto, vi incoraggio a proseguire su questa strada in nome della cultura dell’incontro e del dialogo che tanto mi sta a cuore”.

Ed ha ripercorso alcuni punti chiave del pensiero sturziano: “Per il sacerdote di Caltagirone, il compito di informare cristianamente la vita sociale e politica appartiene soprattutto ai laici cristiani che, attraverso il proprio impegno e nella libertà che loro compete in tale ambito, attuano gli insegnamenti sociali della Chiesa, elaborando una sintesi creativa tra fede e storia che trova il suo fulcro nell’amore naturale vivificato dalla grazia divina…

Luigi Sturzo, prima che statista, politico, sociologo e poliedrico letterato, era un sacerdote obbediente alla Chiesa, un uomo di Dio che ha lottato strenuamente per difendere e incarnare gli insegnamenti evangelici, nella sua terra di Sicilia, nei lunghi anni di esilio in Inghilterra e negli Stati Uniti e negli anni ultimi della sua vita a Roma”.

Ed ha chiesto di non dimenticare il suo insegnamento: “Il suo insegnamento e la sua testimonianza di fede non devono essere dimenticati, soprattutto in un tempo in cui è richiesto alla politica di essere lungimirante per affrontare la grave crisi antropologica. Vanno dunque richiamati i punti-cardine dell’antropologia sociale sturziana: il primato della persona sulla società, della società sullo Stato e della morale sulla politica; la centralità della famiglia; la difesa della proprietà con la sua funzione sociale come esigenza di libertà; l’importanza del lavoro come diritto e dovere di ogni uomo; la costruzione di una pace giusta attraverso la creazione di una vera comunità internazionale.

Questi valori si basano sul presupposto che il cristianesimo è un messaggio di salvezza che si incarna nella storia, che si rivolge a tutto l’uomo e deve influire positivamente sulla vita morale sia privata che pubblica”.

Ed infine un pensiero ai giovani: “Penso soprattutto ai giovani, che vanno adeguatamente coinvolti, perché possano portare nuova passione, nuova competenza, nuovo slancio all’impegno sociale e politico. Con questa speranza, auguro che le vostre giornate di lavoro e di riflessione siano proficue e portino frutti abbondanti e duraturi”.

Non resta che citare un articolo di don Sturzo nel ‘Cittadino di Brescia’ nel 1925 per capire il ruolo dei cattolici in politica: “La legge dell’amore non è una legge politica; sta bene in chiesa, sta bene nelle famiglie, sta bene nei rapporti privati. E’ vero che molti oggi, anche cristianelli annacquati, posano a fieri censori di coloro che si occupano di vita pubblica; e definiscono la politica una sentina di mali, un elemento di corruzione, uno scatenamento di passioni; e quindi da starne lontani; costoro confondono il metodo cattivo con quella che è invece doverosa partecipazione del cittadino alla vita del proprio Paese.

Il fare una buona o cattiva politica, dal punto di vista soggettivo di colui che la fa, dipende dalla rettitudine dell’intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano all’uopo. Così ragionano i cristiani di ogni tempo e di ogni Paese. E con questo spirito, l’amore del prossimo in politica deve stare di casa e non deve essere escluso come un estraneo: né mandato via facendolo saltare dalla finestra, come un intruso. E l’amore del prossimo non consiste nelle parole, né nelle moine: ma nelle opere e nella verità”.

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