Card. Sgreccia: testimone della vita

Nella basilica di san Pietro si sono svolte le esequie del card. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, morto mercoledì 5 giugno ed al termine della messa, presieduta dal card. Giovanni Battista Re, vice-decano del collegio, papa Francesco ha presieduto il rito dell’ultima commendatio e della valedictio.

Nell’omelia il card. Re ha sottolineato la preparazione culturale del card. Sgreccia con la riflessione sulla lettera ai Romani: “Possiamo dire che egli era diventato non solo un esperto, ma un punto di riferimento nel mondo cattolico circa le questioni attinenti alla bioetica. Il suo motto episcopale ‘Ut vitam habeant’ richiama l’insonne sua dedizione a difendere la sacralità della vita dal concepimento alla fine naturale e a promuovere la ‘pastorale della vita’… Nell’università bolognese ebbe modo anche di approfondire il pensiero del personalismo di Maritain, Mounier e Gilson, che gli risulterà poi molto utile”.

Poi il celebrante ha ripercorso la sua vita: “Una svolta nel suo cammino sacerdotale avvenne nel 1974 , quando fu chiamato a Roma come assistente spirituale presso la facoltà di Medicina dell’Università cattolica del Sacro Cuore e il Policlinico Gemelli. Questo incarico lo portò a confrontarsi con una dinamica pastorale nuova, chiamata ad aprirsi alle sfide della modernità in anni non facili, che videro la contestazione studentesca, il terrorismo delle Brigate Rosse, la legge sull’aborto in Italia.

Ma nonostante le difficoltà, mons. Sgreccia ricorderà sempre quegli anni, con animo grato al Signore, per gli incontri stimolanti con gli studenti, con i docenti, con i medici e gli infermieri della Facoltà di Medicina e del Policlinico Gemelli”. Un altro momento significativo della sua vita è stato l’attentato a san Giovanni Paolo II nel 1981: “Un evento indimenticabile per mons. Sgreccia fu il 13 maggio del 1981, quando papa Giovanni Paolo II, dopo l’attentato in piazza san Pietro, fu portato al Gemelli.

Mons. Sgreccia accorse immediatamente al momento dell’arrivo. Mons. Stanislao Dziwisz gli chiese di impartire l’assoluzione sacramentale al Papa, mentre lo stavano introducendo nella sala operatoria. Poi mons. Sgreccia rimase nella stanza accanto a pregare fino a quando terminò l’intervento chirurgico del prof. Crucitti”.

Ed ha ricordato il lavoro culturale svolto all’interno dell’Università Cattolica su specifica richiesta del rettore Lazzati: “L’impegno pastorale tuttavia non impedì a mons. Sgreccia di continuare a coltivare la sua passione per la riflessione scientifica. Inoltre, fin dall’inizio del suo lavoro pastorale nell’Università cattolica, il rettore Lazzati gli aveva chiesto di collaborare alla redazione della rivista ‘Medicina e morale’, fondata da un gruppo di medici cattolici, su richiesta di padre Agostino Gemelli.

Questo impegno lo portò a studiare in profondità le questioni etiche e giuridiche connesse con la procreazione artificiale, a seguito della nascita nel 1978 della prima bambina concepita in provetta in Inghilterra. Agli inizi degli anni ’80, per incarico della Segreteria di Stato egli partecipò ad alcuni incontri organizzati dal Comitato etico del Consiglio d’Europa su temi connessi con la bioetica”.

Da qui il suo impegno nella bioetica con il rettore Bausola: “Inizialmente gli fu affidato un corso opzionale di bioetica nella Facoltà di Medicina. Monsignor Sgreccia scrisse in breve tempo un manuale di bioetica per medici e biologi, che ricevette molti apprezzamenti e che ebbe poi varie edizioni. Nel frattempo il rettore Adriano Bausola istituì nella Facoltà di Medicina dell’Università cattolica la cattedra di Bioetica, la prima in Europa.

Mons. Sgreccia ne vinse il concorso. Notevole è stato il contributo dato dal card. Sgreccia, con pubblicazioni e interventi, per chiarire alcuni temi di scottante attualità come la donazione di organi, le cellule staminali, l’obiezione di coscienza, lo stato vegetativo permanente, la critica alla teoria del gender”.

Prendendo spunto dal libro autobiografico ha affermato che il card. Sgreccia è dovuto andare sempre ‘controvento’: “Questo fu il suo criterio di azione. Lo sorresse sempre la certezza (sono parole sue) che ‘Gesù risorto è con noi e guida la Chiesa: se abbiamo fiducia possiamo andare contro vento senza affondare e possiamo giungere al porto e all’approdo desiderato’…

Tutti abbiamo apprezzato la sua tenacia nel difendere, con tono pacato ma con chiarezza, la dignità e la sacralità della vita umana, impegno che caratterizzò l’intera sua vita. Inoltre seppe promuovere efficacemente l’integrazione fra dottrina cristiana e materie scientifiche. Ora ci mancherà la grande capacità che aveva di coinvolgere persone, organizzazioni e istituzioni per una ‘alleanza a favore della vita’… Fu un padre e un maestro”.

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