A Ragusa il card. Baldisseri ha spiegato ‘l’adesso di Dio’

L’esortazione apostolica post-sinodale ‘Christus Vivit’ è stata presentata nella scorsa settimana a Ragusa dal card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, approfondendo i temi della pastorale giovanile: “Papa Francesco nell’esortazione Christus vivit si rivolge ai giovani e contemporaneamente a tutto il Popolo di Dio, con un incipit veramente significativo, l’annuncio pasquale: ‘Cristo è vivo’… Si rivolge così ai giovani e non solo ai giovani cristiani, ma a tutti i giovani del mondo”.

Il segretario generale ha precisato che il papa parla di una Chiesa reale: “E incoraggia i giovani a crescere nella santità e nell’impegno della propria vocazione… Questo criterio di coinvolgimento a partire della base, dal Popolo di Dio, è stato adottato sin dalla fase preparatoria del Sinodo e ampiamente realizzato nell’assemblea dei vescovi del mese di ottobre scorso.

Ne è prova e testimonianza il documento finale, una vera sintesi della riflessione di tutta la Chiesa sul tema in questione, dal quale il Papa ha recepito le proposte più significative. Allora, i destinatari della pastorale giovanile non sono solo i giovani dell’oratorio, dei movimenti e dei gruppi giovanili parrocchiali, ma direi soprattutto quelli che vivono lontano dalla fede, ai margini dell’esperienza ecclesiale, e che non conoscono ancora la nostra fede”.

Spiegando la genesi dell’esortazione post sinodale ha evidenziato che il papa ha indicato ai giovani la strada della santità: “I giovani santi nella Chiesa. Il cuore della Chiesa è pieno di molti giovani santi, che hanno dato la vita anche fino al martirio… Dopo i due capitoli iniziali, papa Francesco si rivolge ai giovani col cuore di un padre amorevole che desidera infondere in ciascuno dei suoi figli fiducia, stima e speranza, anziché lamentare delusione, tristezza e scoraggiamento.

Non è ottimismo buonista in controtendenza, ma sguardo attento, prossimità fiduciosa, compagnia discreta. Il rinnovamento della pastorale giovanile trova in questo stile una precisa indicazione per noi pastori: non si tratta di assumere il profilo del falso giovanilismo, né di idealizzare il tempo di passaggio che è la giovinezza, ma di sostenere i giovani nei loro sogni, di valorizzare le loro risorse ed energie, di allargare i nostri orizzonti grazie alle loro speranze”.

E dopo i santi l’esortazione indica anche figure di alcuni profeti: “Papa Francesco richiama le figure di alcuni profeti come Osea, Isaia, Geremia, Sofonia come modelli di annuncio. Essi parlano e testimoniano con forza e dolcezza l’amore appassionato di Dio per il suo popolo, per ciascuno di noi. E’ un amore che non schiaccia, non emargina, non umilia né sottomette. Le sue braccia sono aperte sulla croce, perché è amico capace di giungere fino all’estremo dell’amore. Poiché ci ha amati per primo, ci perdona e ci libera gratis”.

In questo modo c’è l’annuncio di Gesù vivente: “Qui non si parla di Gesù Cristo come un buon esempio del passato, uno che ci salvò duemila anni fa. Egli è vivo! E’ risorto! Con la sua presenza invisibile, ovunque andrai sarà ad aspettarti, perché è l’eterno vivente. Lo Spirito Santo riempie il nostro cuore del Cristo risorto. Guardando a questo amore vivente, senza riserve, che è qui per te, ovunque tu sia è davvero possibile innamorarsi o lasciarsi innamorare”.

Un tema che il papa ha trattato nei capitoli è stato il richiamo alle ‘radici’: “Al riguardo, il Papa ricorda che è di fondamentale importanza la relazione con gli anziani, facendo tesoro della saggezza e della loro esperienza che viene da lontano. Ci sono contesti sociali nei quali non sempre è bene che i giovani seguano gli esempi di certi anziani. Pensiamo ad esempio alla cultura mafiosa e della criminalità organizzata con radici antiche, laddove grazie ai giovani nasce una nuova cultura della legalità e della solidarietà”.

Quindi il papa non propone un manuale ma una esperienza di vita: “Nel documento il papa non propone un manuale di pastorale giovanile o una guida pratica di pastorale. Egli parla piuttosto di considerare l’astuzia, l’ingegno e la conoscenza che hanno i giovani stessi della sensibilità, del linguaggio e delle problematiche dei loro coetanei. A

d esempio, mentre gli adulti (noi sacerdoti o dirigenti di gruppo) si preoccupano di pianificare tutto, con riunioni periodiche e orari stabiliti, la maggioranza dei giovani ha bisogno di maggiore flessibilità. Invece di incontri solo formativi, essi preferiscono partecipare a eventi in cui si canta, si ascoltano testimonianze, si fa esperienza comunitaria di incontro con il Dio vivo”.

Un altro aspetto su cui il papa ha chiesto una particolare attenzione riguarda la vocazione: “La prima cosa che riguarda ogni giovane è la chiamata all’amicizia con Gesù. La vita che Egli offre a ciascuno è una storia che vuol mescolarsi con la nostra, per mettervi radici. Non è una nuova ‘applicazione’ da scoprire, né un ‘tutorial’ per imparare l’ultima novità, ma un invito a prendere parte alla sua storia d’amore che si intreccia con la nostra”.

E vocazione per il giovane si coniuga con lavoro e famiglia: “Papa Francesco al riguardo, invita i giovani a rileggere i capitoli iv e v di Amoris laetitia. Dio ci ha creato come esseri sessuati, e la sessualità è suo dono (non un tabù) che ha bisogno di essere educato, per imparare ad amare e a generare vita, con passione e completezza. Nonostante molte difficoltà odierne e il timore di fallire, vale la pena scommettere sulla famiglia, e non lasciarsi ingannare dalla sregolatezza individualista che conduce alla solitudine.

Per i giovani oggi il lavoro è un problema enorme. Il mondo del lavoro è carico di precarietà e di incertezze. Il papa raccomanda, comunque, di impegnarsi a cercarlo, fuggendo l’illusione di vivere senza lavorare, senza dipendere dall’aiuto degli altri, perché il lavoro è espressione della dignità umana, cammino di maturazione e di inserimento sociale, stimolo a crescere nella responsabilità e creatività”.

Ed in conclusione il papa traccia anche l’esperienza della vita religiosa: “Questa chiamata continua a essere attraente e affascinante, e la si può riconoscere soprattutto se si cercano spazi di calma e di silenzio, che permettano di riflettere, pregare e guardare meglio al mondo in cui si vive: qui lo sguardo di Gesù raggiunge con amore ciascuno e ciascuna”.

Questi ambiti possono attrarre i giovani attraverso un attento discernimento: “Il discernimento è un tema molto caro a papa Francesco e lo ha voluto porre alla conclusione della sua esortazione apostolica ‘Christus vivit’, riferito alla vocazione dei giovani nel mondo. In mezzo al turbine di stimoli, al continuo zapping con due o tre schermi di fronte, e alla interazione virtuale è facile diventare marionette in mano ad altri. Diventa perciò decisiva la formazione di una coscienza che impari a discernere, per riconoscere l’agire di Dio nella propria esperienza di ogni giorno”.

Ed ha concluso l’incontro sottolineando che il discernimento è uno ‘strumento’ indispensabile per la sequela cristiana: “In conclusione, il discernimento è uno strumento di lotta adatto a seguire meglio il Signore; è un cammino di libertà che fa emergere ciò che di noi solo Dio conosce… Perciò, ogni giovane è invitato a correre attratto dal volto dell’Amato, ad adorarlo nella santa Eucaristia e a riconoscerlo nella carne del fratello sofferente”.

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