Papa Francesco invita i giudici a non svalutare i diritti sociali

Papa Francesco ha chiuso nella Casina Pio IV, in Vaticano, il vertice dei giudici pan-americani (Pan-American Judges’ Summit) organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che ha visto un centinaio di magistrati e funzionari giudiziari americani (dall’Argentina al Canada) e membri dell’Accademia presieduta dall’economista Stefano Zamagni riflettere sui diritti sociali alla luce del magistero papale.

Nel discorso il papa ha ricordato che “non c’è democrazia con la fame, né sviluppo con povertà, né giustizia nella disuguaglianza”. Durante l’incontro il papa ha presentato un documento sulla tutela dei diritti sociali: “Un aspetto fondamentale in questo tempo di crisi, di pericoli e opportunità, nella quale si verifica un paradosso: da un lato, un fenomenale sviluppo normativo, dall’altro un deterioramento dell’effettivo godimento dei diritti sanciti a livello globale… Ci tocca vivere una tappa storica di cambiamenti in cui si pone in gioco l’anima dei nostri popoli”.

Si è mostrato preoccupato per gli attacchi mediatico-giudiziari a ‘processi politici emergenti’, attacchi che mettono a rischio la democrazia. Nel suo discorso ha criticato quei ‘dottrinari’, che cercano di ‘spiegare’ che i diritti sociali sono obsoleti e non hanno nulla da apportare alle nostre società: “Ci tocca vivere una fase storico di cambiamenti in cui è in gioco l’anima dei nostri popoli… Ma non c’è democrazia con la fame, né sviluppo con povertà, né giustizia nella disuguaglianza”.

Infatti un sistema politico-economico “deve garantire che la democrazia non sia solo nominale, ma possa essere realizzata in azioni concrete per garantire la dignità di tutti i suoi abitanti sotto la logica del bene comune, in una chiamata alla solidarietà e un’opzione preferenziale per i poveri”.

Un sistema politico-economico, infatti, per il suo sano sviluppo, “deve garantire che la democrazia non sia solo nominale, ma che possa tradursi in azioni concrete che salvaguardino la dignità di tutti i suoi abitanti secondo la logica del bene comune, in un appello alla solidarietà e in un’opzione preferenziale per i poveri”. Ed ha messo in guardia contro una ‘giustizia di carta’:

“L’economia delle carte, la democrazia aggettiva e la multimedialità concentrata generano una bolla che condiziona tutti gli sguardi e le opzioni dall’alba al tramonto. Ordine fittizio che è uguale nella sua virtualità ma che, in termini concreti, espande e aumenta le logiche e le strutture dell’esclusione-espulsione perché impedisce il contatto e l’impegno reale con l’altro…

Allora è necessario pensare a nuove vie affinché l’uguaglianza di fronte alla legge non degeneri in una propensione all’ingiustizia. In un mondo di virtualità, cambiamenti e frammentazione, i diritti sociali non possono essere solo esortazioni nominali o appellativi, ma devono essere un faro e una bussola per la strada perché la salute delle istituzioni di una società ha conseguenze sull’ambiente e sulla qualità della vita umana”.

Inoltre papa Francesco ha ricordato che “in molti casi, la difesa o la priorità dei diritti sociali rispetto ad altri tipi di interessi, li porterà a confrontarsi non solo con un sistema ingiusto ma anche con un potente sistema di comunicazione di potere, che spesso distorce la portata delle sue decisioni, mette in discussione la sua onestà e anche la sua probità”.

Papa Francesco ha chiesto a giudici e magistrati di essere ‘poeti sociali’: “E’ molto importante in tal senso che le persone che vengono alle vostre scrivanie e ai vostri tavoli da lavoro si sentano che siete venuti da loro prima, conoscendoli e comprendendoli nella loro particolare situazione, ma soprattutto riconoscendoli nella loro piena cittadinanza e nel loro potenziale di essere agenti di cambiamento e trasformazione”.

Ed ha terminato il discorso con una raccomandazione: “Colgo l’occasione per esprimere la mia preoccupazione per una nuova forma di intervento esogeno negli scenari politici dei Paesi attraverso l’uso improprio delle procedure legali e delle tipizzazioni giudiziarie.

Il Lawfare, oltre a mettere seriamente in pericolo la democrazia dei Paesi, è generalmente utilizzato per minare i processi politici emergenti e tende a violare sistematicamente i diritti sociali. Al fine di garantire la qualità istituzionale degli Stati, è essenziale individuare e neutralizzare questo tipo di pratiche derivanti da un’attività giudiziaria scorretta combinata con operazioni multimediali parallele”.

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