Papa Francesco saluta la Romania dei martiri e dei Rom

L’ultimo impegno di Papa Francesco in Romania domenica 2 giugno è stato  l’incontro con la comunità Rom di Blaj nella nuova chiesa dedicata a S. Andrea Apostolo e al Beato Ioan Suciu. Il quartiere Barbu Lautaru, dove risiedono i Rom, è il più antico quartiere di Blaj.

“Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti – sottolinea il Papa nel suo discorso alla comunità – La Chiesa è luogo di incontro, e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani”. La Chiesa Greco-Cattolica Romena da anni, nella città, si occupa della cura pastorale e dell’assistenza sociale della Comunità Rom.

“Nel cuore porto però un peso – continua il Papa nel suo discorso – È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo. Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. Quando qualcuno viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina. Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi”.

Nella mattina il Papa nella Divina Liturgia cattolica aveva beatificato sette vescovi martiri.

Iuliu Hossu, Vasile Aftenie, Ioan Bălan,  Valeriu Traian Frenţiu,. Ioan Suciu,  Tit Liviu Chinezu e  Alexandru Rusu.

Sette vescovi che sono stati martirizzati dal comunismo, sette vescovi cattolici di rito greco che non hanno avuto paura di essere cristiani, e come tanti altri.

“Queste terre conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone; quando la capacità di decisione, la libertà e lo spazio per la creatività si vede ridotto e perfino cancellato. Voi avete sofferto i discorsi e le azioni basati sul discredito che arrivano fino all’espulsione e all’annientamento di chi non può difendersi e mettono a tacere le voci dissonanti”.

Certo “i nuovi Beati hanno sofferto e sacrificato la loro vita, opponendosi a un sistema ideologico illiberale e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana. In quel triste periodo, la vita della comunità cattolica era messa a dura prova dal regime dittatoriale e ateo: tutti i Vescovi, e molti fedeli, della Chiesa Greco-Cattolica e della Chiesa Cattolica di Rito Latino furono perseguitati e incarcerati”. Ma ol Papa guarda all’oggi e al futuro della Romania quando “riappaiono nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose. Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere”.

Il Papa ha fatto rientro a Roma in serata.

Fonte: ACISTAMPA

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