Papa Francesco ai giovani: per camminare occorre la famiglia

Il pomeriggio di papa Francesco a Iasi è iniziato con la visita privata alla Cattedrale di Santa Maria Regina per concludersi nello spazio antistante il Palazzo della Cultura con l’incontro mariano della gioventù e delle famiglie, affidandole alla Madre di Dio:

“O Regina della famiglia, accogli le gioie e le speranze, le fatiche e i dolori di tutte le nostre famiglie. Ravviva in esse le virtù necessarie a divenire piccole chiese domestiche, cenacoli di gioiosa obbedienza al Vangelo, immagini visibili della comunione trinitaria. O Vergine Immacolata, custodisci la bellezza e la freschezza dei nostri giovani: nulla li distolga mai dall’obbedienza alla verità, anelino sempre alla gioia che viene dall’amicizia con Gesù e vivano con coraggio sulle vie esigenti della santità”.

L’incontro era iniziato con il saluto del vescovo della diocesi di Iasi, mons. Petru Gherghel: “La nostra Chiesa, famiglia di famiglie, vuole trasmettere ai giovani il tesoro della fede e dell’amore, quale garanzie di felicità e di speranza. Tutti i cristiani, fratelli e sorelle della Chiesa Ortodossa, di altre confessioni e di altre religioni sono uniti con noi per dirLe:

‘Benvenuto’ nella nostra casa comune! In questo giardino dedicato alla Madonna abbiamo pregato per Lei e per la Sua missione di fortificarci tutti nella fede. Con grande emozione attendiamo il messaggio di Sua Santità, la preghiera di affidamento e di consacrazione che rivolgerà alla Vergine Maria per le famiglie e per i giovani, come pure la Benedizione apostolica”.

E dopo la consegna al papa dell’icona della Madonna di Cacica, ci sono state le testimonianze di un giovane e di una famiglia; Eduard ha raccontato la sua vita: “Sono un giovane come tanti altri del nostro paese che prova a vivere la sua fede in mezzo a numerose provocazioni. Ogni giovane cerca sicurezza, cerca sostegno. Tante volte Lei ci ha chiesto di non esitare ad incontrare gli anziani e ad imparare da loro. Ecco perché abbiamo desiderato che stasera ci fossero insieme a noi i nostri genitori e i nostri nonni”.

Ed ha raccontato la ‘fatica’ di vivere la fede nella società: “giovani fioriscono quando sono amati veramente! Nell’ambito universitario e al posto di lavoro faccio fatica a non vergognarmi della mia fede e a non temere di testimoniarla. Tuttavia, noi i giovani, tante volte ci lasciamo ingannare da altre voci.

Sentiamo che la fede non serve a niente, che non vale la pena donarsi. Altre voci ci dicono che puoi farti una vita solamente pensando a te. Sappiamo che Gesù Cristo risponde alle nostre aspirazioni più profonde e desideriamo vivere la nostra vita in amicizia con lui”.

A questa testimonianza è succeduta quella di una famiglia, composta da genitori con 11 figli, chiedendo a loro di non dimenticare le radici: “Oggi ringraziamo Dio per il dono della fede che abbiamo ricevuto anche noi dai nostri genitori e nonni. E’ stata la fede a sostenerci quando, come giovane famiglia, abbiamo dovuto affrontare le diverse difficoltà della vita. Quando vivevamo periodi più pesanti ci dicevamo le stesse parole dell’apostolo Pietro: ‘Signore, da chi andremo? Tu hai parole della vita eterna…Solo in te troviamo la forza di andare avanti!’

Nel Signore abbiamo trovato la forza quando non abbiamo tenuto conto del parere delle autorità comuniste che avevamo troppi figli, e grazie a Lui abbiamo desiderato rispettare le promesse del nostro matrimonio. Così come Gesù non si è scoraggiato sulla via della croce, neanche noi abbiamo voluto desistere. Il lavoro e la preghiera ci hanno aiutato a trasmettere anche ai nostri figli quello che noi abbiamo ricevuto”.

In questa festa papa Francesco ha espresso gratitudine per le testimonianze, dicendo di sentirsi a casa: “Oggi in queste terre è il giorno del bambino. Un applauso ai bambini! Vorrei che la prima cosa che facciamo sia pregare per loro: chiediamo alla Vergine che li protegga con il suo manto.

Gesù li ha posti in mezzo ai suoi apostoli; anche noi vogliamo metterli in mezzo e riaffermare il nostro impegno di volerli amare con lo stesso amore con cui il Signore li ama, impegnandoci a donare loro il diritto al futuro. E’ una bella eredità questa: dare ai bambini il diritto al futuro”.

Ha quindi salutato i fedeli arrivati dai paesi confinanti: “Lo Spirito Santo ci convoca tutti e ci aiuta a scoprire la bellezza di stare insieme, di poterci incontrare per camminare insieme. Ognuno con la propria lingua e tradizione, ma felice di incontrarsi tra fratelli. Con quella gioia che condividevano Elisabetta e Ioan, con i loro undici figli, tutti diversi, arrivati da luoghi diversi, ma oggi sono tutti riuniti, così come qualche tempo fa ogni domenica mattina prendevano tutti insieme la strada verso la chiesa. La felicità dei genitori di vedere i figli riuniti. Sicuramente oggi in cielo si fa festa vedendo tanti figli che si sono decisi a stare insieme”.

Ha parlato di nuova Pentecoste: “E’ l’esperienza di una nuova Pentecoste, come abbiamo ascoltato nella Lettura. Dove lo Spirito abbraccia le nostre differenze e ci dona la forza per aprire percorsi di speranza tirando fuori il meglio da ciascuno; lo stesso cammino che iniziarono gli Apostoli 2000 anni fa e in cui oggi tocca a noi prendere il testimone e deciderci a seminare. Non possiamo aspettare che siano altri a farlo, tocca a noi. Noi siamo responsabili! Tocca a noi!”

Ha anche ricordato le radici storiche della città: “In questa capitale storica e culturale del Paese si partiva insieme, nel Medioevo, come pellegrini per la Via Transilvana, verso Santiago di Compostela. Oggi qui vivono tanti studenti da varie parti del mondo. Ricordo un incontro virtuale che abbiamo avuto in marzo, con Scholas Occurrentes, nel quale mi dicevano anche che questa città, durante quest’anno, è la capitale nazionale della gioventù…

Due caratteristiche che ricordano le potenzialità e la grande missione che potete sviluppare: aprire strade per camminare insieme e portare avanti quel sogno dei nonni che è profezia: senza amore e senza Dio nessun uomo può vivere sulla terra. Da qui oggi possono partire ancora nuove vie del futuro verso l’Europa e verso tanti altri luoghi del mondo. Giovani, voi siete pellegrini del secolo XXI, capaci di nuova immaginazione dei legami che ci uniscono”.

Ha concluso l’incontro raccontando un episodio avvenuto pochi minuti prima nel salutare i fedeli lungo le strade: “I nonni sognano quando i nipoti vanno avanti, e i nipoti hanno coraggio quando prendono le radici dai nonni. La Romania è il ‘giardino della Madre di Dio’, e in questo incontro ho potuto rendermene conto, perché lei è Madre che coltiva i sogni dei figli, che ne custodisce le speranze, che porta la gioia nella casa.

E’ Madre tenera e concreta, che si prende cura di noi. Voi siete la comunità viva e fiorente piena di speranza che possiamo regalare alla Madre”.

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